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Ivrea si dimentica di Adriano Olivetti, per lui solo un cuscinetto al cimitero

Ivrea si dimentica di Adriano Olivetti, per lui solo un cuscinetto al cimitero

Adriano Olivetti

Succedeva esattamente 60 anni. Nessuna battaglia delle arance, nessun mercoledì delle ceneri, niente carnevale. Tutti in lutto a Ivrea per la morte, in seguito ad emorragia cerebrale, di Adriano Olivetti. Una morte improvvisa e inaspettata avvenuta durante un viaggio in treno da Milano a Losanna.  E mentre ad Ascea, nel Cilento, proprio per ricordare l’uomo, quest’oggi erano in programma (sospese causa Coronavirus) una lunga serie di iniziative, mostre e dibattiti, a Ivrea nulla, neanche un banner sul sito internet del Comune.  Se ne sono fottuti tutti a cominciare dall’Amministrazione comunale filo-leghista indaffarata com’era a chiudere la partita Carnevale. Sulle caselle di posta elettronica solo uno striminzito comunicato stampa per annunciare (fatto oggi ha davvero il sapore della presa per i fondelli), che sarà dedicato ad Adriano Olivetti il festival dell’architettura in programma a maggio. Che è un po’ come dire: “Ragazzi non è che ce ne siamo dimenticati, abbiamo solo rinviato di qualche mese...”. Da vergognarsi! Evidentemente qualcuno lo avrà fatto notare ai piani alti di piazza di città sennò non si capirebbe come mai questa mattina, sul presto, il sindaco s’è messo a telefonare a tutti i consiglieri invitandoli davanti alla tomba per omaggiare la salma con un cuscinetto di fiori. Tutto organizzato troppo in fretta e infatti a parte Stefano Sertoli, si sono presentati in quattro gatti, il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti e i consiglieri comunali Tony Cuomo e Donato Malpede. Adriano Olivetti Adriano Olivetti era nato a Ivrea nel 1901. Ffiglio di Camillo, ebreo e di Luisa Revel, valdese. Il nonno, dalla parte della madre, era il pastore di Ivrea, Daniele dei Revel di Torre Pellice. Ed è proprio grazie ad un certificato di battesimo valdese che riuscì a sfuggire alle persecuzioni antisemite. La storia di Olivetti si intrecciò ripetutamente con il mondo – e soprattutto con l’etica – protestante. Un aspetto, quello della religione, quasi mai ricordato quando si parla di lui. Tra i più grandi amici di Adriano un ingegnere antifascista, eroe valdese, Guglielmo detto Willy Jervis, che proprio nello stabilimento di Ivrea, dopo l’8 settembre 1943, diventa membro del Comitato di Liberazione Nazionale e, scrive il giornaliero trimestrale L’ora del pellice, “si prodiga per aiutare ebrei e prigionieri alleati in fuga dai campi di prigionia. Colpito da ordine di cattura, si rifugiò prima a Villa Ambrosetti, la residenza di Adriano Olivetti, poi a Torre Pellice. Di ritorno da una missione informativa in Val Germanasca, l’11 marzo 1944, Willy Jervis viene catturato dalle SS italiane al ponte di Bibiana. Ha con sé un candelotto di dinamite e altro materiale compromettente. Picchiato duramente nella caserma di Luserna San Giovanni, poi trasferito a Torino, non fornisce alcuna informazione utile ai suoi aguzzini. Nonostante diversi tentativi diplomatici per ottenerne la liberazione, da parte del Comando partigiano e della stessa Olivetti, il 4 agosto è trasportato a Torre Pellice, alla Caserma Ribet, in attesa di essere ucciso a colpi di mitra, la notte tra il 5 e il 6 agosto, sulla piazza di Villar Pellice che oggi porta il suo nome (così come il rifugio all’imbocco della Conca del Pra)”. [embed]https://www.youtube.com/watch?v=h29rP37kyis[/embed] Tante le tappe, i momenti che passeranno alla storia del Paese, della biografia personale ed industriale del filantropo, ne ricordiamo solo alcune, citate dal sito Le città di Olivetti: nel 1945 pubblica “L’ordine politico delle Comunità” in cui teorizza un’organizzazione del paese fondata su unità territoriali culturalmente omogenee e economicamente autonome (la “Comunità”); nel 1948 fonda a Torino il “Movimento Comunità” impegnandosi affinché possa realizzarsi la sua visione di “Comunità” in Canavese; nel 1953 apre uno stabilimento a Pozzuoli e nel 1956 l’Olivetti riduce l’orario di lavoro da 48 a 45 ore settimanali a parità di salario, così anticipando di numerosi anni, quello che poi, a livello nazionale, verrà raggiunto con i contratti collettivi di lavoro. In un passaggio del discorso pronunciato nel 1956 in occasione del VI Congresso dell’Istituto Nazionale di Urbanistica,  pubblicato nel 1959 con il titolo “Noi sogniamo il silenzio”, Olivetti afferma: “Non direi con questo che la nostra disciplina postuli rivoluzioni impossibili e s’inoltri sugli infidi sentieri dell’utopia”. La verità è che Adriano Olivetti voleva “rendere la fabbrica e l’ambiente circostante economicamente solidali” consapevole che essa non è “un puro organismo economico, ma un organismo sociale che condiziona la vita di chi contribuisce alla sua efficienza e al suo sviluppo”. Le macchine da scrivere Visionario, imprenditore, editore, politico e urbanista, Olivetti è noto al grande pubblico soprattutto per i celebri modelli che hanno fatto della Olivetti un mito senza tempo, come l’iconica macchina da scrivere portatile Lettera 22 che dalle mani di Indro Montanelli è passata direttamente in esposizione al Moma di New York, il più importante tra i musei di arte contemporanea. Ma Olivetti è stato anche uno di quegli imprenditori illuminati che hanno contribuito a rivoluzionare l’idea stessa del fare impresa. Non soltanto perché Olivetti è stato fautore dell’organizzazione decentrata del personale, delle direzioni per funzioni, della razionalizzazione dei tempi e metodi di montaggio, dello sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero; ma soprattutto perché ha implementato una rete di servizi sociali a beneficio dell’intera comunità dei lavoratori della Olivetti. Un precursore della sostenibilità e di quello che oggi viene definito welfare aziendale. Ma cosa è rimasto oggi di quel “laboratorio” che ha portato Ivrea ad essere riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità?  Forse nulla. Neanche il ricordo sincero e spontaneo a colui a cui si deve questo patrimonio.... Sergio Mattarella Se n’è ricordato, invece, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in serata dichiarava: “Sono trascorsi sessant’anni dall’improvvisa e prematura scomparsa di Adriano Olivetti, personalità poliedrica, uomo di cultura e innovazione, imprenditore di eccellenti qualità e, al tempo stesso, di grande sensibilità sociale, come hanno potuto apprezzare i lavoratori della sua azienda ma anche quanti ne hanno conosciuto il talento e la creatività”. “Adriano Olivetti – scrive Mattarella – con il tema della comunità, con l’iniziativa imprenditoriale, con l’impegno culturale, con la progettualità, ha aperto strade nuove. Ha portato innovazione nell’organizzazione del lavoro, nell’architettura delle fabbriche, nei prodotti e nel loro design, ottenendo anche prestigiosi riconoscimenti internazionali. Grazie alle sue intuizioni e alla sua energia, è riuscito a raccogliere e animare circoli intellettuali di grande valore. Quel senso di responsabilità sociale, che attribuiva all’imprenditore e all’impresa, è pienamente attuale. Le trasformazioni di questi anni sottolineano il tema di uno sviluppo di qualità, sostenibile per l’ambiente e per la società nel suo insieme. L’insegnamento di Olivetti è che si può perseguire al meglio l’innovazione e il progresso tecnologico sviluppando solidarietà”.
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