Egregio Signor Direttore, scrivo in riferimento all’articolo apparso in data 11 febbraio sul settimanale da Lei diretto, a pagina 40, dal titolo “I soldi della ‘ndrangheta riciclati nell’ospizio “Casa del Sole””. Accanto al titolo compare una fotografia in cui è ritratto chi ora Le scrive, con la fascia tricolore di Sindaco, con altre persone, con la scritta sottostante alla foto: “IN QUESTA
Cortese incatenato alla Casa del Sole
FOTO, diventata storica, l’allora sindaco Giorgio Cortese, si era incatenato con altri amministratori”.
Appare evidente (al di là delle intenzioni e della pacifica buonafededell’articolista, del titolatore e di chi ha collocato la fotografia) che l’accostamento tra titolo e foto possa ingenerare la convinzione, nel lettore medio, che sussista un rapporto tra quanto oggetto della condanna di cui si parla nell’articolo e lo scrivente.
Devo allora precisare, a tutela della mia immagine, che io sono totalmente estraneo ai fatti di cui alla condanna inflitta in primo grado al signor Motta Pasquale, fatti riferiti ad un periodo successivo a quello per cui è tuttora pendente a mio carico, in fase di indagini, in cui risulto tuttora semplicemente indagato.
I fatti a me contestati si riferiscono infatti a fine ottobre 2010, in relazione ai quali confermo che nel 2013 ho ricevuto un’informazione di garanzia quale indagato, ma che non ho mai avuto, allo stato, la possibilità di conoscere nello specifico gli addebiti che mi vengono contestati e quindi di non aver potuto esporre le mie difese di merito e tecniche.
Essendo stato sempre dell’opinione che dalle accuse penali ci si debba difendere in giudizio nel contraddittorio con l’accusa e con la massima fiducia in chi giudica, non entro nel merito delle accuse, peraltro, come detto, non ancora conosciute se non in modo generico e senza che io abbia potuto avere cognizione degli elementi a sostegno.
Posso solo affermare che ho la massima fiducia nella Magistratura ed,in tutta modestia come mio costume, la convinzione di poter dimostrare che ho sempre agito nell’interesse esclusivo della Comunità di Favria che ho avuto l’onore di rappresentare, in particolare come Sindaco all’epoca dei fatti.
Se mi si deve dare una colpa, è quella di amare la mia Comunità di adozione Favria e di avere sempre agito per dare il meglio senza chiedere nulla, neanche la liquidazione da Sindaco che ho totalmente elargito in beneficenza, se questa è la colpa allora mi dichiaro colpevole!
Giorgio Cortese
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