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10 Febbraio 2020 - 22:09
La scrivania al civico 14 di via Lanzo è coperta da una marea di fogli e fogliettini. Progetti avviati, da avviare, in fase di studio, rendiconti, comunicazioni, ordini. Dietro la scrivania siede, con un sorriso da santo, il diacono Carlo Mazzucchelli, 75 anni, spalla fidata del parroco don Alessio Toniolo. Mazzucchelli è il responsabile della caritas ciriacese, colui che si fa un mazzo tanto per cercare di dare una mano agli indigenti, a chi è rimasto solo, a chi ha perso tutto e fa troppa fatica a credere nel domani perché non riesce neanche a vivere l’oggi. Con il diacono proviamo a tirare le somme delle molteplici attività della caritas. Dalla mensa all’emporio solidale, dal centro di ascolto al centro di aiuto alla vita, dal Campo della Provvidenza all’ambulatorio.
Dal lunedì al sabato, alle 12.30, apre le porte il salone di via Braccini 4, sede della mensa della caritas. I pasti sono 80 al giorno e a servire, pulire e sorridere a chi di un sorriso ha bisogno ci sono circa 25 volontari. A volte, insieme a loro, ci sono anche i ragazzi cresimandi delle parrocchie del circondario. A cucinare appositamente i pasti, nell’ambito di un bando comunale, è la ditta che si occupa anche delle mense scolastiche. La cucina è proprio qui a Ciriè. Il sabato la ditta non lavora e a cucinare un pasto caldo è l’Hotel Piemonte di Lanzo, con prezzi stracciati. Tutti i giorni ci sono inoltre le teglie di pizza offerte da Focaccitalia e divise tra i presenti.
«Diverse famiglie vengono solo a prendere il pasto ma non si fermano, lo portano a casa - racconta Mazzucchelli -. Alla mensa vengono persone di ogni tipo. C’è chi ha perso il lavoro, chi non ha mai avuto un’occupazione, chi è mandato dai servizi sociali, chi è di passaggio, qualche migrante uscito dai progetti di accoglienza che non è riuscito a inserirsi in contesti lavorativi, chi ha avuto e ha problemi di droga, chi è stato in carcere».
Una volta ogni tanto viene anche un gruppetto di indigenti da Torino. «Anni fa - sorride il diacono - vivevano nella zona di Ciriè, mentre ora stanno al dormitorio di Torino. Prendono il treno una volta al mese e vengono alla nostra mensa perché si sono trovati bene. Poi mi aspettano per prendere un caffè con loro».
Ci sono anche le persone sole. Fino a qualche tempo fa c’era un uomo che si presentava alla Caritas anche se non aveva problemi di soldi, ma aveva perso la moglie, a cui era molto unito, e non aveva più nessuno che si occupasse di lui. «Arrivava mezz’ora prima, lo ospitavamo, mangiava con tutti e poi non se ne andava via finché non aveva fatto il servizio, ad esempio la pulizia dei tavoli, del pavimento o dei piatti. Lo faceva per ringraziarci dell’ospitalità datagli e della possibilità di dialogare con qualcuno, essere accolto e ascoltato dai volontari e dalle altre persone».
Generalmente la mensa è frequentata più dagli uomini che dalle donne. La maggior parte delle persone, comunque, va in mensa perché non ha un lavoro. Vengono da Ciriè, dal ciriacese, un po’ da ovunque. «Ormai abbiamo persone disoccupate già a 40, 45 anni - spiega con amarezza il diacono -. Nella nostra zona c’è una grande difficoltà a ricollocarsi dopo quell’età e la disoccupazione continua a crescere anno dopo anno. Fin quando c’erano le ditte grosse, poche famiglie avevano problemi, ma adesso tanti hanno perso il lavoro e sono finiti per strada. Un’altra realtà in difficoltà è quella degli artigiani. Molte persone hanno dovuto chiudere la propria attività, da queste parti».
Nato nel 2018, ha sostituito le classiche “buste spesa”. Ne usufruiscono circa 70 persone a volta. Per offrire questo servizio la caritas si è associato alla “Terza Settimana”, inserendo l’emporio nella caritas diocesana.
«Abbiamo voluto l’emporio innanzitutto per imbastire una collaborazione con chi ha bisogno dei prodotti - spiega Mazzucchelli -. Tutti devono portare l’Isee per poter usufruire di questo servizio. In base al reddito chiediamo una contribuzione, dando loro una busta spesa del valore di 20 euro con la possibilità di scegliere ciò di cui hanno realmente bisogno. Abbiamo il prodotto igienico, pasta, caffè, alimentari vari».
Chi non ha reddito non versa nulla, chi ha un Isee fino a 5/6mila euro 5 euro, fino a 10mila 10 euro, sopra i 10mila euro si chiede la spesa totale, 20 euro.
«Con questo sistema siamo riusciti a responsabilizzare le famiglie - prosegue il diacono -. Bisogna far capire che nulla è dovuto, con questo modesto contributo la gente è portata a prendere ciò di cui ha bisogno per andare avanti, fa la spesa».
I prodotti, come detto, arrivano dalla “Terza Settimana”.
La caritas di Ciriè ordina quel che serve e l’associazione fornisce i prodotti da un grande magazzino in cui tutto è acquistato all’ingrosso, quindi con costo di gran lunga ridotti.
Per comprare i prodotti la Caritas utilizza i soldi delle donazioni, dell’8 x mille, delle offerte funerali e sepolture. «Finora ce l’abbiamo, speriamo di riuscire ad andare avanti”. I volontari all’emporio sono 12, sei giovani e sei adulti.
L’emporio solidale apre il martedì dalle 9 alle 12, il giovedì dalle 14.30 alle 18 (esclusivamente con frutta e verdura, gratuiti) e il sabato dalle 9 alle 12. I nuclei singoli o di due persone passano una volta al mese, le famiglie ogni 15 giorni. .
Da un anno la caritas ha aperto lo sportello del lavoro, legato alla pastorale del lavoro, dove si le persone che portano le domande di lavoro e si cercano di mettere in contatto con le ditte del territorio.
C’è poi il centro di ascolto con degli psicologi. Un’altra realtà è quella del centro di aiuto alla vita, che si interfaccia con le famiglie, principalmente le madri in difficoltà per sostenerle quando aspettano un figlio e non sanno come andare avanti, cercando di non lasciarle sole e garantendo loro prodotti come pannolini e pappe. Si dà insomma quel che serve per mantenere un figlio, per vestirlo, allattarlo, farlo crescere.
Un altro servizio è quello dell’ambulatorio con sette volontari, cinque infermiere in pensione e due dottoresse. È stato istituito nel 1952, quando al posto della Caritas in via Lanzo 14 c’erano le suore dell’ordine del Sacro Cuore della Carità, che hanno lasciato Ciriè nel 1982. Oggi all’ambulatorio si fanno iniezioni, ad esempio antinfluenzali e antidolorifici. Tutto gratuitamente.
Un’altra novità è il Campo della Provvidenza. «È sempre stato un nostro desiderio, da quando parroco a San Carlo era don Paolo, attualmente in missione - racconta il diacono -. Avevamo trovato un terreno a San Carlo, in comodato d’uso, ma non tutti i proprietari avevano dato la disponibilità a farcelo utilizzare. Qualche anno dopo ho ricevuto una telefonata da una signora di Nole che mi ha contattato perché aveva un terreno dietro al cimitero di Ciriè. Sapeva che cercavamo un terreno e ha deciso di darcelo in comodato d’uso per 10 anni. Mi sono illuminato! E così è nato il Campo della Provvidenza, dove abbiamo iniziato a coltivare dando borse di lavoro a tre padri di famiglia disoccupati. Una parte del racconto la prendevano a loro, un’altra la davamo alle famiglie e la restante parte la vendevamo. Con i primi soldi abbiamo comprato strumenti e semi. Noi versavamo 250 euro al mese ai padri e il resto lo portavano a casa vendendo i prodotti».
Ora il progetto si è trasformato, perché fortunatamente due delle tre persone che lavoravano il campo hanno trovato lavoro. «Adesso - prosegue Mazzucchelli - ci sono delle persone che hanno un’azienda agricola e che vengono di persona a coltivare l’orto, gratuitamente. In cambio ci hanno chiesto di poter fare lavorare un migrante che hanno ospitato a casa, e che oggi coltiva la serra insieme al padre di famiglia che l’ha coltivata fin dall’inizio. Il ricavato dei prodotti venduti va una parte al migrante e al padre di famiglia e l’altra alle caritas per le altre famiglie». Sono coltivati spinaci, cipolle, insalata, pomodori. Insomma, i prodotti di stagione. Adesso il sogno per la prossima primavera è quello di realizzare un capanno per vendere i prodotto in loco.
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