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01 Febbraio 2020 - 20:49
Il Vescovo di Ivrea, Monsignor Edoardo Cerrato, getta acqua sul fuoco nel braccio di ferro tra la diocesi che dirige e la parrocchia di Castelrosso Questa sera, nella sua visita pastorale alla comunità di Chivasso, ha rivolto un messaggio ai parrocchiani di don Giampiero Valerio dopo le polemiche scoppiate in seguito alla presa di distanze della Curia eporediese dal progetto del nuovo oratorio che il don della frazione, insieme al sindaco Claudio Castello e al consigliere comunale Matteo Doria, ha presentato quindici giorni fa alla comunità di fedeli.
“Il tempo svelerà la verità”. Ha esordito Monsignor Cerrato, in apertura dell’omelia. “Il Vescovo non può permettersi sfoghi come tutti gli altri. Al momento opportuno la verità si conoscerà”.
E’ soprattutto nel suo intervento sulle colonne del Risveglio Popolare di giovedì scorso, però, che il Vescovo ha fatto arrivare la sua voce alla frazione di Castelrosso.
Attraverso la penna del direttore Carlo Maria Zorzi, che ha firmato l’editoriale titolato “Castelrosso” sulla prima pagina del giornale diocesano, Monsignor Cerrato ha ridimensionato il caso.
“A ben leggere - commenta il direttore -, il comunicato curiale non esprimeva valutazioni sul progetto (né bocciature - come qualcuno ha scritto -, né approvazioni senza visionarlo), ma richiamava semplice mente l’attenzione alle norme canoniche previste per l’iter di realizzazione di un’opera che è parrocchiale. Possiamo com-prendere che il linguaggio giuridico del comunicato non sia stato facilmente interpretabile e non è mancato chi, a sentire parlare di “provvedimenti canonici”, ha drizzato le orecchie ravvisando in quell’espressione chissà quali “scomuniche”! Nulla di ciò. Il riferimento ai “provvedimenti canonici” deve essere inteso come dovere di vigilanza sui beni ecclesiastici che l’Ordinario diocesano (cioè il Vescovo oppure, per la parte di responsabilità che gli compe- te, il Vicario Generale) è tenuto ad esercitare. Nessuna “scomunica” o chissà cos’altro”.
Dunque, ci sarebbe stato un “misunderstanding”. Un incomprensione, tra la diocesi e la parrocchia. Almeno stando alle dichiarazioni ufficiali.
Quelle ufficiose, invece, parlano di una realtà chiara da mo’. Lapalissiana. Almeno da quando sarebbe stato tolto ogni potere legale al don sulle decisioni che riguardano la gestione della parrocchia. E parliamo della scorsa estate. Un sacerdote, don Giampiero, “senza portafoglio”, quindi, autorizzato solo ad esercitare la parola di Dio.
E c’è chi, intorno a piazza Assunta a Castelrosso, vede in questo tira e molla tra la Curia e il don un piano per allontare il parroco e sostituirlo con qualcuno più “gradito”. Si mormora don Luca Meinardi. Chissà.
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