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VEROLENGO. Borasio 2020 contro Borasio 2012. Quando Verolengo difendeva il suo territorio

C’è stato un tempo nel quale il Comune di Verolengo difendeva il suo territorio dalle minacce ambientali. Prendiamo come esempio il 2012: gli amministratori del paese si opposero con tenacia e competenza all’ampliamento della discarica di Torrazza. Per quale ragione? Perché il progetto prevedeva che le acque di pioggia sulla discarica sarebbero state convogliate nella roggia dei Mulini o roggia Natta: proprio la roggia che scende a irrigare i terreni coltivati di Verolengo. Oggi pare che quel tempo sia finito. Almeno a sentire le rassicuranti dichiarazioni del sindaco Luigi Borasio sullo smarino che verrà portato in deposito definitivo a Torrazza nella grande cava Cogefa – Trama. Eppure la situazione è simile: anche l’acqua di pioggia che cadrà sul deposito dello smarino finirà nella roggia dei Mulini, e quindi nelle campagne di Verolengo. Ma questa volta l’amministrazione non è preoccupata. Dopo avere incontrato il collega torrazzese Massimo Rozzino, il sindaco Borasio riferisce: “Mi ha spiegato che si tratta di semplice terra e roccia di scavo. E io gli credo. Perché non dovrei?”. Glielo suggeriamo noi perché non dovrebbe crederci: perché dal 2013 fino alle elezioni del maggio 2019 Massimo Rozzino è sempre stato contrario al deposito dello smarino. Contrario anche perché le acque di pioggia sullo smarino defluirebbero attraverso la roggia dei Mulini nelle campagne di Torrazza oltre che di Verolengo. Nel programma elettorale del maggio scorso Rozzino bollava addirittura come “scellerata” l’eventualità della deponia dello smarino: ma sette mesi dopo, il 27 dicembre, cambia idea ed esprime in consiglio comunale parere favorevole. Il sindaco Borasio si è fatto spiegare da Rozzino perché l’anno scorso la deponia dello smarino era “scellerata” e adesso non più?   Verolengo contro l’ampliamento della discarica Ma torniamo a quel 2012. La società proprietaria della discarica di Torrazza aveva depositato in Provincia il progetto di ampliamento della vasca o cella 8 e ne chiedeva l’approvazione. In settembre la Provincia convocò in corso Inghilterra la conferenza dei servizi. Si presentarono i rappresentati dei tre Comuni interessati, cioè Torrazza, Rondissone e Verolengo. Erano tutti e tre contrari. Per Torrazza era presente la sindaca Simonetta Gronchi e un consulente. Per Rondissone il sindaco Franco Lomater. La delegazione di Verolengo era la più numerosa e la più combattiva: il vicesindaco Renzo Bailo, l’assessore all’ambiente Mauro Frola, e la punta di diamante, il combattente delle conferenze dei servizi, il professor Gino Lusso. Già docente di Geografia economica nell’Università di Torino. Già sindaco di Verolengo e presidente del Consorzio dei Canali di Caluso. Conosceva, e conosce, il territorio come il suo orto. Con le sue carte militari sotto braccio ti guidava con sicurezza alla ricerca del più piccolo dei fossi. E soprattutto scopriva nella documentazione il dettaglio, l’errore, la contraddizione, l’omissione, che facevano crollare tutto il castello di elaborati edificato per mesi dagli ingegneroni e dai dottoroni geologhi della società proponente. In un clima caldissimo, tra scontri, polemiche, battibecchi e continue interruzioni, Gino Lusso lesse con calma le dettagliatissime “osservazioni” in nove punti presentate dal suo Comune. Una delle tre avrebbe potuto essere quella decisiva, se le istituzioni fossero capaci di mantenere gli impegni…  Nel 1996 il Ministero dell’ambiente autorizzò un ampliamento della cella 8, ma decretò che quello sarebbe stato l’ultimo: “colmata la vasca in progetto dovrà cessare sul sito l’attività di discarica”. Una prescrizione ripresa quattro anni dopo da una delibera regionale. Pensate, era il 1996, e il Ministero dell’Ambiente già diceva “ora basta”, i cittadini di Torrazza e dintorni ne hanno abbastanza, non ne possono più di rifiuti e altri carichi ambientali: “il livello di accettazione dell’attività [della discarica] da parte della popolazione del Comune e dei Comuni vicini è estremamente negativo rispetto alla continuazione dell’attività di discarica”. E adesso, oltre vent’anni dopo, il Comune di Torrazza dice sì allo smarino…   Contro l’amianto in discarica Un’altra osservazione del Comune di Verolengo riguardava l’amianto: negli anni precedenti la Provincia aveva autorizzato il conferimento in discarica di “materiale contenente amianto”, e il progetto di ampliamento in esame prevedeva di continuare il conferimento. Ciò era in contrasto con un altro punto del decreto del 1996 del Ministero, e perciò il Comune di Verolengo chiedeva di stralciare l’amianto dall’elenco dei rifiuti accoglibili in discarica. Certo Bailo, Frola e Lusso non potevano prevedere il futuro e gli eventuali incidenti provocati dall’incuria. Ma forse avevano visto lontano, tre anni dopo l’incidente avvenne. In due giornate ventose della primavera del 2015 l’ARPA eseguì un sopralluogo nella discarica e scoprì numerose irregolarità nella gestione del materiale contenente amianto:  “frammenti di fibrocemento frantumati lungo la pista di servizio interna alla discarica … e sulla superficie sommitale della discarica… un bancale di lastre di fibrocemento privo di protezione in film plastico e diversi frammenti dello stesso materiale di dimensioni decimetriche frantumati al suolo… Tali materiali… risultavano esposti all’atmosfera”. Tutto ciò era aggravato “dalle condizioni di forte vento che nei giorni 30 e 31 marzo hanno interessato tutto il territorio della Città Metropolitana di Torino, con potenziale rischio di dispersione dei materiali potenzialmente soggetti a trasporto eolico…”. Una descrizione agghiacciante: eppure tutto finì con una diffida della Provincia, cioè con la più lieve delle sanzioni previste, e con una relazione della società che garantiva che un incidente come questo non si sarebbe ripetuto.   A difesa dei terreni agricoli del paese Una terza osservazione del Comune di Verolengo riguardava proprio il tema dal quale siamo partiti: le acque meteoriche della discarica sarebbero finite nella roggia dei Mulini e perciò nella campagna verolenghese. Nella conferenza dei servizi Gino Lusso espose i fatti: “le acque meteoriche della cella 8 confluiscono, insieme a quelle provenienti dalle altre celle, nella roggia che scarica nel Comune di Verolengo”.  Renzo Bailo manifestò le preoccupazioni del suo Comune: “Al Comune di Verolengo preme la tutela dei cittadini anche in considerazione del fatto che le acque meteoriche ed il percolato sono scaricati nella Roggia dei Mulini”.  Per conseguenza il Comune di Verolengo chiedeva che la Provincia, prima di continuare il procedimento autorizzativo, svolgesse degli approfondimenti: “Il comune di Verolengo richiede venga presentato un preciso, approfondito e dettagliato studio relativo allo stato di fatto delle destinazioni finali delle acque meteoriche e non, che escono dall’area della discarica”. Ecco, queste erano le posizioni del Comune di Verolengo a quei tempi, nel settembre 2012: le acque della discarica finivano nei campi del paese, e Frola, Bailo e Lusso pretendevano rassicurazioni ben fondate su nuovi studi. Otto anni dopo ci troviamo in una situazione simile, perché anche la pioggia che cadrà sul deposito di smarino sarà versata nella roggia dei Mulini. Ma il Comune di Verolengo oggi non è affatto preoccupato. Lo dichiara il suo sindaco: va a trovare Rozzino, che lo rassicura, e ne esce convinto e fiducioso: “Io gli credo. Perché non dovrei?” Nel 2012 invece gli amministratori di Verolengo non “credettero” a nessuno e non si fidarono di nessuno. Bailo, Frola e Lusso lessero per bene le carte, stesero le osservazioni, e andarono Provincia a dare battaglia. Quasi dimenticavamo: nel 2012 il sindaco di Verolengo, e di Bailo, Frola e Lusso, era… il dottor Luigi Borasio. piero meaglia (scritto il 25 gennaio 2020)        
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