Cerca

IVREA. Manital: salta l'incontro tra Grosso e i sindacati. Verso la bancarotta?

IVREA. Manital: salta l'incontro tra Grosso e i sindacati. Verso la bancarotta?

Grosso Luigi

L’incontro tra l’Ad di Manital Luigi Grosso e i sindacati che avrebbe dovuto tenersi OGGI per discutere di stipendi, tfr e tante altre cose? E’ saltato! I sindacati non si sono presentati perché, a loro dire, non ci sarebbe più niente da concordare o da discutere, salvo aspettare la decisione del Tribunale delle imprese che il 31 gennaio dovrà decidere se accettare o meno il piano industriale, nominare un commissario o, per assurdo, dare il via alla procedura per bancarotta. «Riscontriamo la vostra nota in cui ci convocate per il 17 gennaio 2020 - scrivono i sindacati -  comunicandovi la nostra indisponibilità a partecipare alla vostra ennesima dimostrazione di spregio e di mancato rispetto verso le lavoratrici e i lavoratori, attesa, altresì, la vostra ormai conclamata inaffidabilità nel rispetto degli accordi e degli impegni contrattuali verso i lavoratori. I vostri doveri sono quelli di pagare immediatamente e senza alcun dilazionamento tutte le spettanze dovute ai lavoratori nei diversi appalti da voi gestiti, di sanare subito tutti i debiti previdenziali e dei fondi integrativi, di garantire tutti quei lavoratori che per vostra responsabilità hanno avuto gravi difficoltà con il credito (es. cessioni del V non pagate a causa vostra), e non creare ostacoli, ma agevolare i pagamenti in surroga, il subentro e/o l’ingresso di altre imprese negli appalti di vostra assegnazione. Solo a quel punto potrete ambire ad avere una possibile interlocuzione con le scriventi segreterie.»  Le perquisizioni Tutto è precipitato mercoledì scorso con la notizia che era in corso una perquisizione a cura del Nucleo Tributario di Torino, su ordine del Sostituto procuratore Alessandro Gallo di Ivrea. Sia negli uffici Manital di via di Vittorio, sia in quelli della Semitechgroup di Roma, sia a casa di Giuseppe Incarnato.  L’inchiesta sarebbe partita in seguito a tre querele di cui una presentata dall’ex amministratore di Manital, Graziano Cimadom. Si parla di “truffa” perchè è questa l’ipotesi di reato dalla Procura di Ivrea. Nell’ambiente si dice che ne arriveranno altre, tra cui quella di Mgc (una sorta di contro querela) nei confronti di Cimadom. Nel mirino l’operazione che, lo scorso ottobre, ha portato al passaggio di proprietà di un gruppo (che in Italia conta circa 10 mila lavoratori tra diretti e indiretti)da Graziano Cimandom a Giuseppe Incarnato.  Insomma, c’era una volta a Ivrea un’azienda florida, amica dei DS e poi del Pd, che fatturava 238 milioni di euro grazie agli appalti pubblici, che ristrutturava un castello trasformandolo in resort di lusso e s’era addirittura comprata un’azienda di efficientamento energetico, la Olicar. C’era ma ad un certo punto entra in crisi di liquidità, punta il dito sui ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione (che ancora deve 73 milioni di euro su 189 milioni di crediti in bilancio) e, d’un tratto, spunta lui che con 50 mila euro  rileva tutto quanto. Lui è Giuseppe Incarnato della Igi Investimenti, una piccola srl che nel 2018 ha chiuso il bilancio con un fatturato di appena 77 mila euro, una perdita di 14 mila euro e debiti per 4,5 milioni.  “I sindacati temono il peggio – ha scritto il Fatto Quotidiano – la I.G.I investimenti è infattti una piccola srl. Curiosamente è omonima della Igi Sgr di Interbanca, colosso che gestisce centinaia di milioni di investimenti”. Giuseppe Incarnato Incarnato è un soggetto noto alle cronache per aver rilevato il Giornale dell’Umbria (chiuso dopo meno di un anno) ma anche e soprattutto per una richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Roma per bancarotta nell’ambito dell’inchiesta sul mega crac (650 milioni di euro di buco) dell’Idi, l’istituto dermatologico del Vaticano di cui è stato direttore generale. Nello specifico era accusato d’aver emesso fatture false…  La domanda è: perché Cimadom prima sceglie la IGI Investimenti di Giuseppe Incarnato per la “sua” Manital e poi lo denuncia.  E ancora? Perché ha venduto a Incarnato anziché a Manutencoop, solida azienda concorrente interessata all’acquisto? S’aggiungono ulteriori dubbi su un piano industriale, sventolato a Parella in conferenza stampa, in cui si glorifica una ricapitalizzazione da 50 milioni di euro in 5 anni, da investire in tecnologie, grazie alla quale si prevede di fatturare 450 milioni entro il 2024 in sinergia con la Semitechgroup, un’azienda dello stesso Incarnato, e “l’abbandono delle commesse del settore pubblico” . Beninteso una ricapitalizzazione che passerebbe dalla vendita di tutte le partecipazioni di controllo (come MGC)  a fronte di un indebitamento che sta crescendo a vista d’occhio e che oggi supera i 65 milioni di euro. Infine la multa da 33 milioni (che si vorrebbe “patteggiare”) inflitta dall’Antitrust a Manital per aver fatto cartello con altre aziende in una gara Consip da 2,7 miliardi, i debiti con le banche da ristrutturare e quelli con l’Agenzia delle entrate (pari a 200 milioni di euro) da rateizzare.  Cosa si aspetta oggi?  Una decisione sullo stato di insolvenza da parte del tribunale delle imprese di Torino che il 20 dicembre scorso ha preso nota, per la prima volta del nuovo piano industriale, della nuova ragione sociale (Italmantec) e della nuova sede legale a Roma e non più a Ivrea.  La seconda udienza  è fissata al 31 di questo mese.  La crisi Nel frattempo migliaia di lavoratrici e lavoratori restano senza stipendio. Si spera nell’amministrazione straordinaria. Lo sperano in molti, non foss’altro che questa sembra l’unica soluzione possibile per dire finalmente basta ad un’agonia che si sta trascinando avanti da parecchi mesi con rescissioni contrattuali a valanga. Dall’ospedale di Orbassano a quello di Rieti, passando per l’Asl di Tivoli, all’Asl di Enna, fino agli ospedali della Valtellina. E poi c’è FCA che non ne vuole più sapere c’è Car Server che ha chiesto la restituzione di 400 mezzi, Working Lav che da mesi non fa più le buste paghe e addirittura una richiesta danni da parte di Engie con cui Manital era in Ati. Ciliegia sulla torta il distacco della corrente elettrica e del gas sia a Villa Burzio che in via Di Vittorio. Ed è del 13 gennaio la dichiarazione di fallimento per la Olicar Gestione Srl di Bra entrata nel gruppo Manital nel 2017.  Ancora rimbombano nel cervello le parole dell’AD di Manital, Luigi Grosso, nella conferenza stampa del 5 dicembre. “Tutti gli stipendi verranno pagati entro il 20 dicembre!”. E’ passato Natale, sta per arrivare Pasqua ma quei soldi non si sono ancora visti. Gli unici lavoratori che stanno ricevendo qualche mensilità sono quelli pagati in surroga direttamente dai clienti.  La politica La neo-ministra Lucia Azzolina rispondendo ad una richiesta di informazioni della deputata piemontese Jessica Costanzo della commissione lavoro della Camera sui crediti che Manital vanta nei confronti di alcuni Ministeri ha informato che «Il MIUR si è impegnato a verificare se vi siano modalità per sbloccare alcuni pagamenti e dare quindi alle aziende del consorzio liquidità per stipendi e contributi.»  La prossima riunione al ministero è fissata per il 23 gennaio.  Mgc Non rientrano fra questi gli operai della MGC che per più di un mese hanno protestato davanti al castello di Parella, da loro ristrutturato. Il nuovo amministratore delegato Alessandro Losco, aveva promesso che non appena fosse riuscito ad aprire un nuovo conto corrente e sbloccato un grosso pagamento dell’Ater di Roma (agenzia case popolari per il Lazio), avrebbe pagato tutti. Manco a dirlo: non s’è sbloccato proprio nulla. Peggio ancora: il direttore generale di Ater, Andrea Napoletano, ha dichiarato che non ha nessuna intenzione di pagare MGC, perché l’azienda non sta proseguendo con i lavori.  L’ultima di Losco è che avrebbe scritto una lettera ad Ater intimando il pagamento entro il 20 gennaio salvo l’emissione di un decreto ingiuntivo. 
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori