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15 Gennaio 2020 - 12:25
Nella storia ambientale di Chivasso il sindaco Libero Ciuffreda sarà probabilmente ricordato per il sostegno concesso a Wastend: il progetto di ampliamento della discarica di Regione Pozzo e di costruzione di un impianto di riciclo rifiuti. Il progetto in parte fu affondato da Città Metropolitana in quanto ambientalmente non sostenibile, e in parte si affondò da solo a causa della crisi della società proponente, che ha portato i libri in tribunale.
Ma la sfortunata vicenda Wastend non deve far dimenticare che c’è stato anche un Ciuffreda “verde” e risoluto difensore dell’ambiente. Ad esempio nel 2012 all’inizio del suo mandato. Non solo bloccò l’apertura di una nuova cava a Boschetto sulla strada per Mazzè. Il buco doveva venire realizzato proprio di fronte alla cava esistente, che chiamiamo “di Boschetto”: quella che non finisce mai e non chiude mai, mentre sulla sponda invecchiano e immalinconiscono gli aspiranti pescatori della Pro Boschetto.
Inoltre, nel luglio 2012 il sindaco Ciuffreda portò in consiglio comunale una delibera che esprimeva “contrarietà al transito e al deposito di materiale di scavo ‘smarino’ all’interno del territorio del Comune di Chivasso”.
Perché questa pronuncia? Perché il progetto del TAV della Valsusa prevedeva allora la messa a deposito dello smarino in alcune cave di Montanaro e nella grande cava Cogefa – Trama di Torrazza sulla strada per Rondissone.
Entrambi i Comuni avevano già espresso la loro contrarietà: Montanaro con una delibera di giunta del febbraio 2012 (sindaco Marco Frola) e Torrazza con due delibere di giunta a febbraio e ad aprile (sindaco Simonetta Gronchi).
Ma che c’entrava Chivasso? C’entrava perché lo smarino diretto ai due Comuni vicini sarebbe transitato su ferrovia sul territorio comunale chivassese. E Ciuffreda decise di dire no al transito e invitò il consiglio a fare altrettanto. Così, con la delibera n. 51 del 13 luglio, il Comune espresse la propria “contrarietà a qualsiasi attraversamento sia su rotaia che su gomma del territorio comunale con materiale di scavo smarino”. Non solo, il consiglio si dichiarava contrario anche “al deposito temporaneo o definitivo dello smarino sull’intero territorio comunale”. Per la verità il progetto TAV non prevedeva depositi di smarino a Chivasso, ma a Palazzo Santa Chiara si saranno detti: “non si sa mai, meglio mettere le mani avanti…”.
E perché il Comune di Chivasso lo smarino non voleva vederlo nemmeno in fotografia? Perché erano parecchie le “criticità ambientali già presenti sul territorio comunale”. Criticità elencate in un altro passo della delibera: “il territorio comunale di Chivasso risulta già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale stante la presenza sul proprio territorio della discarica di rifiuti di Regione Pozzo in località Pogliani, della centrale di cogenerazione a gas metano Edipower e della centrale alimentata con oli vegetali all’interno dell’area ex Lancia”.
La delibera di contrarietà fu votata dai consiglieri della maggioranza che sosteneva Ciuffreda e dal consigliere Marco Marocco del Movimento 5 Stelle. Il centrodestra si astenne e così dobbiamo ancora sapere adesso cosa ne pensava il futuro candidato sindaco del centrodestra Matteo Doria: mai pervenuto.
L’anno dopo le cave di Montanaro furono stralciate dal progetto TAV. Vi rimase invece Torrazza, dove il Comune continuò a firmare per anni pareri negativi: fino all’inatteso “Sì” allo smarino votato da otto consiglieri su undici, su proposta del sindaco Massimo Rozzino, la sera del 27 dicembre. Un sì che riapre tutto: se il TAV si farà, lo smarino finirà a Torrazza.
Ora che farà il Comune di Chivasso? Confermerà il suo no allo smarino? E’ vero che Ciuffreda, Centin, Pipino, Buo e altri si sono fatti fotografare tutti sorridenti (ma sorridevano per cosa?) alla manifestazione Sì Tav di Piazza Castello a Torino organizzata dalle “madamine” e dallo statista Mino Giachino.
Però quella delle madamine era una manifestazione a favore del TAV, e le madamine non si preoccupavano di dove sarebbe finito lo smarino, considerato che non gliel’avrebbero scaricato nel loro giardino fiorito. Le madamine manco lo sanno che lo smarino lo rifilano a noi. Mentre qui, a Chivasso come a Torrazza, si deve prendere posizione anche e proprio sullo smarino: lo vogliamo o non lo vogliamo? A Chivasso ci sono già fin troppi carichi ambientali oppure ci possiamo permettere pure lo smarino?
Insieme a Ciuffreda nel 2012, in consiglio e in giunta, c’erano uomini e donne che sono ancora oggi in consiglio o in giunta: Claudio Castello, Domenico Barengo, Claudia Buo, Gianni Pipino, Domenico Scarano, Giovanni Scinica, … Ora che faranno? Le condizioni dell’ambiente a Chivasso non sono certo migliorate. Basta pensare alle quattro grandi discariche di Regione Pozzo: nessuno sa come si troveranno i soldi, tanti soldi, per assicurare i trent’anni di post chiusura, ciò monitoraggi, controlli, eventuali interventi, per impedire che il percolato zampilli nei campi della frazione.
Cosa faranno Castello, Barengo, Buo, Pipino, Scarano e Scinica? La coerenza esige che portino in Comune la delibera del 2012, praticamente in fotocopia, giusto con qualche parola da aggiornare, e chiedano il voto favorevole dei colleghi consiglieri di destra, centro e sinistra. Lo faranno?
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