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09 Gennaio 2020 - 14:38
L’opposizione punta il dito contro la sindaca dopo la condanna che ha colpito Elena Caffaro qualche giorno fa. “Deve fare un passo indietro e lasciare il suo incarico”. Non usa mezzi termini, Silvana Vierin, capogruppo della minoranza, che ha portato il tema in consiglio comunale, a fine dicembre. La sindaca Elena Caffaro, 46 anni, mercoledì 11 dicembre, è stata condannata dal giudice Elena Stoppini in tribunale a Ivrea a due anni e 10 mesi di reclusione oltre all’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo per emissione di fatture per operazioni inesistenti in quanto, tra il 2010 e il 2014, era membro del cda della Cami spa di Volpiano, azienda sciolta nel 2014 e per la quale vi è un ricorso in Cassazione. Stessa condanna è stata pronunciata nei confronti di altri due imputati: l’ex presidente del Consiglio d’amministrazione della Cami spa, Luciano Formento, 66 anni, e l’ex l’amministratore delegato, Giuseppe Colombotto di 64 anni. La sentenza prevede anche la confisca ai tre imputati di beni per un totale di oltre 4 milioni di euro. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Alessandro Gallo, aveva chiesto tre anni di reclusione ciascuno. La condanna per Elena Caffato non ha nulla a che vedere con il suo ruolo di amministratore pubblico del Comune di Lessolo e, per adesso, non produrrà nessun conseguenza sul suo incarico di amministratore pubblico.
Una situazione che secondo la minoranza dovrebbe spingere la Caffaro a fare un passo indietro.
“La sindaca - ha spiegato la Vierin in consiglio - ricopre un ruolo istituzionale di rappresentanza della Comunità Lessolese ed è il danno di immagine provocato al paese. La sentenza, poi, prevede l’interdizione dai pubblici uffici mettendo, quindi, in forse la fiducia verso la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico. L’interdizione dai pubblici uffici prevede comunque, al di là della fiducia e della serenità necessarie per lo svolgimento del proprio mandato, la decadenza da ogni forma di incarico pubblico. Il Comune, poi, ha necessità di avere un sindaco che segue le problematiche della Comunità senza essere interessato da pesanti problematiche personali, è necessario in ogni momento ed occasione sia il rispetto sia il riconoscimento dell’autorevolezza delle istituzioni e ciò è compito, primi fra tutti, di chi è chiamato a ricoprire un incarico con il consenso del popolo sovrano che ha diritto ad essere rappresentato da persone moralmente inattaccabili”. Proprio per questo, la minoranza ha denunciato “l’inopportunità politica del permanere della Sindaca Caffaro nella sua carica”.
Sempre in consiglio comunale, poi, è arrivata la puntuale risposta della prima cittadina, Elena Caffaro. “La sentenza citata dalla minoranza - ha spiegato - ed emessa dal Tribunale di Ivrea, in primo grado sui tre garantiti per legge, interessa fatti ancora in corso di accertamento e non essendo la sentenza ancora passata in giudicato tutto è possibile. Peraltro, si tratterebbe di fatti che riguardano una vicenda personale, risalente nel tempo e per nulla collegata al ruolo pubblico da me rivestito. Allo stato attuale è stata emessa una pronuncia di primo grado, ho dato incarico al mio legale di promuovere un ricorso in appello, tenuto conto della mia completa estraneità ai fatti ricondotti alla mia persona e già ampiamente contestati. Nel nostro ordinamento, poi, vale il supremo principio granita scendo cui ognuno di noi è innocente sino alla pronuncia definitiva e soltanto a seguito della quale potranno essere applicare eventuali pene accessorie come, ad esempio, l’interdizione dai pubblici uffici”.
La prima cittadina, poi, ricorda come la notizia fosse già nota da tempo. “La vicenda era già nota ai cittadini che hanno deciso di rinnovarmi la fiducia alle elezioni nonostante la vicenda processuale fosse già stata ampiamente ed impropriamente strumentalizzata in campagna elettorale proprio dalla minoranza. Il danno all’immagine del Comune non puo’ e non potrà sussistere in alcun modo proprio in virtù della pregressa notorietà dei fatti ricondotti anche alla mia persona e per i quali proverò la mia completa estraneità. Mi sento di dire che porterò avanti l’incarico che i cittadini mi hanno assegnato, senza consentire che ingiuste strumentalizzazione delle vicende personali possano contaminare il mandato pubblico che ho sempre svolto, e continuerò a svolgere, con massima serenità, trasparenza e onestà”.
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