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07 Gennaio 2020 - 17:07
Un Capodanno di lutto, di pianti e di disperazione per la comunità rocchese e per tutto il ciriacese. Nella mattinata di mercoledì 1 gennaio, per un arresto cardiaco, si è spenta per sempre Marisa Bettassa, 77 anni. È stata – insieme al marito Giancarlo Ferrari – l’anima dell’associazione Volare Alto, nata nel 1996 per l’emancipazione, l’autonomia e l’integrazione nella società delle persone con problemi di disabilità. La sera del 31 dicembre avevano preso parte al cenone per i festeggiamenti dell’anno nuovo. Marisa e Giancarlo, tutti e due affetti da gravi disabilità motorie, si erano sposati nel 1978. Due anni fa avevano festeggiato i 40 anni di matrimonio. Una vita passata insieme, quasi in simbiosi. «Il nostro era un rapporto molto profondo - racconta Giancarlo -. Qualcuno pensava fossimo solo una coppia di handicappati che si faceva compagnia, ma non avevano capito nulla. Noi eravamo una coppia come tutte le altre, ci siamo scelti. Amavo la sua semplicità, la sua tenerezza, il suo modo di fare gentile, la sua femminilità. Io sono una persona molto più complicata e contorta, mentre lei con due parole riusciva a dirti tutto. Mi amava tanto, tantissimo, di un amore non soffocante, no, ma liberatorio, che mi dava molta energia e mi aiutava ad affrontare le difficoltà sul nostro cammino. Ne abbiamo avute tante, di difficoltà, ma abbiamo vissuto una vita bellissima, con la possibilità di viaggiare, di studiare, di scrivere libri e fare un film. Mi spiace solo che Marisa non abbia potuto finire il romanzo che stava scrivendo, una storia d’amore molto intrigante ambientata a Praga negli anni ‘50, una storia vera che gli era stata raccontata». Giancarlo è invece contento per la stupenda notizia arrivata a dicembre, di cui Marisa ha potuto rallegrarsi. Il loro film, “Voliamo Alto”, è stato premiato all’Erie International Film Festival in Pennsylvania. «Era molto contenta, è stato molto bello per lei». Marisa aveva un grave handicap dalla nascita, negli ultimi tempi non riusciva praticamente più a parlare. «Ma abbiamo vissuto una vita attiva, in questo periodo stavamo girando l’Italia per presentare il nostro film - ricorda Giancarlo -. Aveva la pelle sottile, Marisa, ma era una persona tosta, molto forte».
La notizia ha profondamente colpito i tanti amici della coppia, le famiglie di Volare Alto. Una comunità intera, centinaia di persone che si sono strette attorno a Giancarlo in un grande abbraccio.
«È una gravissima perdita per tutti noi - commenta il sindaco di Rocca, Alessandro Lajolo -. Marisa era una persona molto attenta alle problematiche dei disabili, cercava di aiutare le persone con gravi difficoltà motorie ad essere il più autonome possibili. Diceva che se dai da mangiare ad un leone in gabbia tre volte al giorno, poi non ruggisce più bene. I leoni, i disabili, devono essere accompagnati all’autonomia personale. Altrimenti si adagiano».
Marisa la sua autonomia l’aveva conquistata. Era riuscita davvero a “volare alto”. Laureandosi, sposandosi con Giancarlo, guidando un’associazione fondamentale per il territorio, scrivendo stupendi libri, raccontando la sua vita in un film di successo.
Anche la deputata di Barbania Francesca Bonomo, grande amica della coppia, ha voluto ricordare la donna. « Sono poche le persone che nella loro vita lasciano un segno indelebile negli altri e Marisa è una di queste. La sua dipartita improvvisa ci lascia molta sofferenza e amarezza ma la certezza che presto sarà accolta nella casa del Signore, e da lassù veglierà su di noi, ci dà la forza di andare avanti - dichiara Bonomo -. Marisa e Giancarlo sono persone che hanno cambiato la mia vita, grazie al loro esempio mostrato a tutta la comunità, da quando ero catechista e animatrice del gruppo giovani ho capito cosa significa il coraggio e la forza di vivere non solo per se stessi ma soprattutto per gli altri. L’attività svolta grazie alla associazione Volare Alto ne è l’emblema. Ma soprattutto il carisma e la sensibilità che Marisa dispensava sempre, non solo con la miriade di attività dell’associazione, dalla danza allo sci, ma specialmente nei suoi scritti».
Cosa scriveva, Marisa? La deputata cita un paragrafo di “Storia di un filo d’erba” che l’ha emozionata e l’ha aiutata nei momenti di difficoltà: «Non riuscivo a capire perché ero venuta al mondo e per quale motivo proprio in quelle condizioni. Talvolta, quando andavo sul balcone verso il corso per osservare i passanti, ero assalita da un forte desiderio: morire. Volevo morire perché non trovavo motivazione alla mia esistenza e non sapevo se avrei potuto amare ed essere amata da qualcuno. Non nascondo che se avessi veramente voluto buttarmi dal balcone ce l’avrei fatta, avendo ancora un po’ di autonomia nei movimenti. Sarebbe stato sufficiente alzarmi in piedi, sporgermi e lasciarmi andare giù. Ma inizialmente non lo feci per non dare un dispiacere ai miei genitori. In seguito, invece, fu un pensiero molto lineare a salvarmi dalla disperazione: un filo d’erba è utile, pur essendo la cosa più semplice di questa terra perché costituisce il primo anello della catena alimentare, la catena della vita. Infatti dell’erba si nutrono gli animali erbivori, che a loro volta vengono predati dai carnivori e dall’uomo. Se quindi un semplice filo d’erba è indispensabile, ci sarà uno scopo anche per me – pensavo- che possiedo la facoltà di ragionare, di ammirare le bellezze del mondo, di amare. E così iniziai ad aspettare. Aspettare di scoprire qual era il perché della mia vita. Ma senza ansia e senza angoscia; tranquilla, molto più serena».
«Di una cosa sono certa - prosegue Bonomo - Senza quel filo d’erba, senza il suo coraggio e la sua dolcezza la mia vita e la nostra comunità sarebbero state molto più povere. Marisa la tua assenza si farà sentire forte ma chi come me ha avuto la fortuna di conoscerti e di esserti amica sicuramente è più ricca grazie all’amore e all’esempio che tu ci hai donato gratuitamente».
Tra gli altri amici anche il consigliere comunale di Ciriè, Federico Ferrara, che ha conosciuto la coppia negli ultimi anni stringendo un forte legame e condividendo con loro alcune battaglie sulla disabilità. «Una delle fortune che ho avuto in questi anni è stata conoscere Marisa e Gianca - ricorda -. Chiunque li abbia incontrati non può non essere stato toccato dalla loro gioia di vivere, dall’energia che hanno sempre profuso, insieme, nei loro progetti e dalla forza del loro amore: un esempio vero e autentico di cosa voglia dire questa parola. Oggi Marisa non c’è più ma ci lascia davvero tutti più ricchi grazie alla sua preziosa vita».
A dare loro una mano, nel quotidiano, c’era e c’è Teo Molinar Min. «Marisa aveva una grande disabilità, ma voleva sempre essere attiva - racconta -. Io ero solo il suo completamento, finalizzavo le sue azioni, ma non mi sostituivo a lei. Lei faceva le cose tramite me. Aveva bisogno di aiuto, non di un’assistenza pietistica, ma di uno scambio alla pari. Mi ha preso a cuore come un figlio, per me era un po’ come una terza mamma, visto che sono adottivo. Mi ha dato grandi insegnamenti sulla vita. Marisa, insieme a Giancarlo, ha creato tantissimi legami di amicizia molto forti, consolidatisi nel tempo. Ha regalato a tutti coraggio, ci ha fatto capire che la vita è una cosa bella e va vissuta con serenità. E poi riusciva a scuotere le coscienze per convincere le persone ad impegnarsi nel volontariato. Inoltre il suo era un amore contagioso. Marisa non si piangeva mai addosso, magari si arrabbiava ma non l’ho mai vista rassegnata. Anzi, era la prima ad interessarsi ai problemi degli altri e, come detto, aveva questo dono di riuscire a trasmettere la serenità».
Il loro film, la loro storia, continua a girare l’Italia, il mondo, per raccontare una storia bella. Il regista è Andrea Tomasetto, che ha conosciuto Marisa e Giancarlo nel ‘94 durante il servizio civile.
«Marisa era una persona straordinaria, con una grande vitalità - racconta - Il nostro non è un film sulla disabilità, ma su ciò che si può imparare dalla vita conoscendo la loro storia. Ecco, “vita” è la parola che si lega di più a Marisa. Insieme a pace, amore, calma. Sensazioni che riusciva a trasmettere a tutti quasi in modo misterioso. E poi era un vulcano di idee, tirava fuori un progetto dopo l’altro».
Adesso toccherà a Giancarlo continuare a raccontare la loro storia. Una storia d’amore, di vita. Di complicità. Di speranza e di coraggio, di problemi e di soluzioni, di lacrime e di sorrisi. Di due fili d’erba intrecciati.
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