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TORRAZZA. Smarino, in arrivo 850mila metri cubi di materiale di scavo

Con la deliberazione n. 54 del 27 dicembre il consiglio comunale di Torrazza ha detto sì allo smarino della Valle di Susa. Si tratta del materiale che verrà scavato nelle montagne per realizzare la nuova linea ferroviaria Torino – Lione, nota coma TAV della Valsusa. Portato a Torrazza col treno, lo smarino verrà messo a deposito definitivo nell’area dell’ex cava Cogefa sulla strada per Rondissone. Per la precisione il consiglio ha espresso parere favorevole alla “variante” del progetto che era stato approvato dal CIPE nel 2015. Purtroppo gli elaborati della variante non sono pubblicati nell’albo pretorio, e nella delibera non viene indicato il link da cui scaricarli. Tuttavia, uno degli allegati reca una sintesi della variante. Prima di tutto, rimane invariata la quantità di smarino, pari a 850.000 metri cubi, che sarà portata a Torrazza: la speranza che ne fosse portato un volume inferiore è svanita. Rimane in progetto anche la realizzazione, circa 900 metri oltre la stazione, del fascio dei tre nuovi binari necessari al movimento dei vagoni ferroviari. Il vecchio progetto prevedeva l’esproprio definitivo dei terreni dove saranno posati i binari e quello temporaneo dei terreni dove sarà installato il cantiere: immaginiamo che gli espropri siano previsti anche dalla variante. Rispetto al progetto del 2015 le modifiche sono almeno due: 1. Il sito di deposito viene spostato da Ovest verso Est; 2. Non sarà costruita la bretella ferroviaria che avrebbe dovuto collegare la ferrovia con la cava per il trasporto dello smarino: al suo posto sarà installato un sistema di nastri trasportatori che viaggeranno a due metri e mezzo di altezza sorretti da strutture di cemento armato. Sembra di comprendere che l’espressione del parere positivo non basterà: il Comune dovrà anche modificare il piano regolatore e sottoporre le modifiche al consiglio comunale. L’approvazione della delibera di consiglio del 27 dicembre non è stata indolore. Già in ottobre, infatti, due consiglieri, Luigi Corna e Rocco Muscedra, avevano presentato una mozione che impegnava il consiglio comunale a ribadire il parere negativo al deposito dello smarino: un parere contrario più volte manifestato dal Comune sia durante l’amministrazione di Simonetta Gronchi sia durante il primo mandato di Massimo Rozzino (2014-2019). Ma il 19 ottobre il consiglio aveva respinto la mozione Corna – Muscedra con otto voti contrari, due favorevoli, e la non partecipazione al voto della vicesindaca Marinella Bracco. Quel consiglio di ottobre aveva palesato una spaccatura inattesa: Luigi Corna è infatti stato per anni un sostenitore di Rozzino, prima da cittadino ai tempi dei “lenzuoli” contro la centrale a biomasse e contro l’ampliamento della discarica, e dopo da consigliere comunale. Corna e Muscedra non hanno poi partecipato al consiglio del 27 dicembre. Era assente anche Marinella Bracco: una silenziosa manifestazione di dissenso anche da parte della vicesindaca? Nella loro mozione, Corna e Muscedra avevano elencato puntigliosamente, e forse un po’ provocatoriamente, i pareri negativi espressi per ben quattro volta dalla sindaca Gronchi fra il 2011 e il 2013. E chiedevano a Rozzino di fare altrettanto. Invece il sindaco questa volta ha concesso il via libera allo smarino. Scriviamo “questa volta” perché Massimo Rozzino si era sempre opposto allo smarino. Vi si era opposto da consigliere di minoranza, presentando delle osservazioni al progetto e addirittura facendosi delegare dalla sindaca Gronchi a portare il parere negativo a Roma a una conferenza dei servizi sul TAV. E vi si era opposto da sindaco. Appena eletto, nel luglio 2014, manda alla Regione un documento che contiene dettagliate osservazioni critiche al deposito dello smarino e che termina con il parere negativo. Nel febbraio 2016 invia alla Regione una lettera nella quale condivide le preoccupazioni della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone circa l’amianto e altre sostanze nocive contenute nello smarino: la Comunità riteneva infatti che la tecnica di scavo mediante fresa avrebbe reso impossibile separare i “materiali inquinanti” dal resto dello scavato. Nel settembre 2017 la giunta Rozzino arriva a esprimere contrarietà non solo al deposito dello smarino a Torrazza, ma anche alla intoccabile grande opera, il TAV della Valle Susa. Una pronuncia che equivaleva a scontrarsi con tutto il mondo politico italiano tranne il Movimento 5 Stelle. Un gesto coraggioso: un sindaco che osa criticare il TAV sa che da quel momento quasi tutta la politica lo tratterà come un cane in chiesa. E ora, nel consiglio comunale del 27 dicembre, la malinconica resa. Udita “la relazione del Sindaco”, il consiglio comunale esprime “parere favorevole alla nuova soluzione progettuale proposta dalla Società Tunnel Euralpin Lyon Turin…”. Otto voti a favore. Assenti Bracco, Corna e Muscedra.

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