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LEINI. La piccola Laura è volata in cielo insieme a quei palloncini bianchi

LEINI. La piccola Laura è volata in cielo insieme a quei palloncini bianchi

Il funerale della piccola Laura Galasso

È la mattina della Vigilia di Natale ma nessuno ha voglia di festeggiare, di abbozzare un sorriso. Non c’è Natale, quest’anno, a Leini. Non ci può essere. Nel piazzale della chiesa centinaia di persone sono raccolte nel silenzio. Le teste basse, gli occhi gonfi di lacrime, gli sguardi spenti. Una tragedia impensabile ha ferito nel profondo l’intera comunità. E adesso due uomini tengono in mano una piccola bara candida. Dentro c’è il corpicino di Laura, la bimba di 2 anni e mezzo che ha perso la vita giovedì 19 dicembre. Si alzano in volo palloncini bianchi. Sono diretti verso il cielo, come ad accompagnare Laura nel suo viaggio. La morte fa parte della vita, è vero. Ma così no. Così fa troppo male. Ed eccole sgorgare, le lacrime di una città che si è stretta attorno alle famiglie Galasso e D’Errico, colpite da questo inspiegabile lutto.  Laura, quel maledetto giovedì, era al micro nido “Sette Nani”. Stava facendo il riposino pomeridiano, di fianco alla sua gemellina, quando ha avuto un malore. I soccorsi, attivati dalla chiamata delle maestre, non sono serviti a nulla. Il suo cuoricino si è fermato. Ha ripreso a battere, poi si è fermato di nuovo. E non c’è stato più niente da fare. Saranno  i risultati dell’autopsia  a chiarire quel ch’è successo ma non c’è spiegazione che possa alleviare anche solo un po’ un dolore così forte. 

«Sembrano i giorni più assurdi per dirsi addio o arrivederci se credenti nel Cristo Risorto. Eppure deve essere buon Natale nonostante tutto - ha scritto sulla sua pagina Facebook, come fosse un diario personale, il parroco don Pierantonio Garbiglia, all’alba della Vigilia -.  Deve essere buon Natale per chi si riunirà a mangiare insieme, perché il cibo e la tavola hanno ancora il potere di riunire e creare legami. Deve essere buon Natale per i più piccoli che aspettano con ansia di spacchettare i regali, pensando che anche noi ogni tanto potremmo essere un regalo per gli altri. Deve essere buon Natale per chi vedrà nelle sedie vuote solo nostalgia e rimpianti, senza dimenticarci che la vita va vissuta ora e qui. Deve essere buon Natale anche per chi vive ansie e paure di ogni tipo e che si dimentica che dentro di sé ci sono le chiavi per ogni tipo di porta. Perché buon Natale nonostante tutto? Perché “le tenebre non hanno vinto la luce e a quanti hanno accolto la luce è stato dato di diventare figli di Dio” (cfr Gv1). Questa è la promessa che nessun altro ha fatto ancora. Allora... buon Natale nonostante tutto». Forse don Pier ha ragione. Non può essere Natale, a Leini, l’abbiamo detto. Eppure deve esserlo. Per ricominciare. Papà Salvatore e mamma Eleonora torneranno a sorridere per tirare avanti, per costruire un futuro sereno per i propri figli. Per la gemellina di Laura e per l’altra bimba, che ha solo 18 mesi.

«Perché, Signore? Perché Dio permette tanto dolore, perché una bimba così bella, viva e gioiosa deve morire? - si è chiesto il cappellano militare don Paolo, celebrando il funerale, in preghiere di protesta e d’angoscia - Perché la natura, il creato e Dio sembrano ingannarci, promettendo una vita felice e poi togliendola? Un piccolo barlume di luce e di speranza l’ho trovato in un brano del Vangelo di Luca, che narra dell’angelo che va ad annunciare la nascita di Gesù ai pastori. In quell’epoca c’erano le pecore bianche, le più belle, che potevano tornare nei villaggi con i propri pastori dopo il pascolo, e le pecore nere, che non potevano, ed erano sottoposte a pericoli di ogni tipo. Ebbene l’angelo va dai pastori delle pecore nere, quelli soli, esclusi, privati dalla gioia. Mentre oggi altri festeggiano il Natale, noi ne siamo privati. A noi che non abbiamo più parole, ma solo singhiozzi e lacrime, il signore chiede di cantare per gli angeli, e tra loro c’è Laura, che nasce al cielo per non lasciare solo il bimbo Gesù nel cuore della notte. Una bimba di fianco ad un bimbo. Terremo a mente questi due anni e mezzo di ricordi, pochi ma intensi, belli. La nostra mente lambisce le sponde dell’eterno, dove ora vive Laura. Perché non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria, non c’è lamento funebre senza la speranza della resurrezione». 

E c’è la vicinanza, la presenza dei molti che vogliono bene alla famiglia Galasso. Seduti tra i banchi della Chiesa tanti militari da tutta Italia, colleghi di papà Salvatore, capitano dell’esercito. Tanti amici. Tanti conoscenti. Il sindaco, gli amministratori, i volontari delle associazioni. Tutti. «Ciascuno - ha concluso don Paolo - ha fatto pervenire il suo affetto, il suo cordoglio, la sua preghiera. Le parole volano via, ma la presenza e gli abbracci no, ed è ciò di cui questa famiglia ha bisogno perché possa tornare alla serenità della vita sapendo che Laura continuerà a vegliare sempre su di loro».

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