Occhi color nocciola, visibilmente commossi. Un viso apparentemente “sereno”, ma segnato dalla tenacia di chi nonostante tutto, prova ad andare avanti con un sorriso.
È la storia di Rosa De Sio, 55 anni, sposata, mamma di due figli e dipendente da ben 33 anni presso il reparto delle valvole cardiache biologiche della LivaNova di Saluggia.
Rosa è una delle 83 dipendenti che ha ricevuto il comunicato di licenziamento. Il 20 di Novembre esattamente.
Una data che non può dimenticare e che in una manciata di secondi, ha spazzato via tutti quegli anni di “amore” verso il suo lavoro.
“Ho sempre lavorato nello stesso reparto - racconta emozionata Rosa -. Ho iniziato come operaia cucitrice e poi con il tempo sono diventata supervisore. Mi sono fatta coinvolgere dalla bellezza di questa mansione, dalla curiosità nel trasformare questo pericardio da macello non sterile a valvola cardiaca e tutto questo ha sempre creato in me una soddisfazione incredibile.
Adesso provo due grandi angosce, perché se da una parte questi anni sono entrati nel cuore, perché hanno rappresentato una parte della mia vita, dall’altra perdo il lavoro. E quindi non solo perdo una parte di “amore”, ma anche la mia professione.”
Rosa nasce come sarta, ma è una di quelle donne definite “ricamatrici” per le sue “mani di fata”.
Mani che con dedizione e attenzione non cuciono dei pezzi di stoffa pregiati, ma che con un punto asola di filo nero vegetale, cuciono pericardi.
Almeno 35 pericardi al giorno, almeno 500 al mese. Tanti, tantissimi, ma estremamente utili per far battere i cuori delle persone in ogni parte del mondo, di ogni età e di ogni genere.
“Ricordo ancora quando fui assunta in LivaNova. Avevo 22 anni e ricevetti una lettera che comunicava che l’azienda era alla ricerca di cucitrici. Io avevo terminato da poco i quattro anni di studio come modellista di sartoria e cominciai, nonostante i primi timori iniziali ed eccomi qui oggi.” Continua Rosa.
Tanti ricordi legati a questi 33 anni, ricordi trascorsi in una camera sterile con un camice e una cuffietta, con turni diversi e straordinari sempre richiesti perché la produzione non si fermava mai.
“Eppure non comprendiamo ancora la motivazione.” Aggiunge Rosa.” Il perché siamo state trattate così? Il perché buttare via un’eccellenza? Il perché cancellare una risorsa umana come la nostra?”
Domande a cui non è stata data una risposta, né a Rosa, né alle altre 82 persone.
Domande a cui Rosa non sa mettere un punto e che non sa neanche come “giustificare” in famiglia.
“Provo a sorridere sempre anche nelle situazioni più brutte. Ho sempre creduto che affrontando la vita con un minimo di sorriso, possa aprirti la mente. La situazione è triste, ne sono consapevole.
Anche mio marito lavora in LivaNova, come manutentore e quindi tutta la forza lavoro della famiglia proviene da lì. Ma come ho detto a mio figlio, mai disperare perché sono momenti che fanno parte della vita”. E conclude.” Mi auguro che ci aiutino in qualche maniera e spero dal profondo del cuore che venga fuori qualcosa di buono per noi tutti.”
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