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13 Dicembre 2019 - 11:50
Il teatro è una pratica salutare. Non è soltanto attori, palco e luci. Il regista settimese Gabriele Vacis ha fondato l’Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona per ritornare all’antico e applicare questa forma d’arte nella vita di tutti i giorni. Il progetto, nato alle Fonderie Limone ma solo per “questioni di spazi”, come ammette Vacis, ha compiuto due anni ed ha già fatto passi da gigante. I risultati ottenuti dall’Istituto sono stati presentati al Circolo dei Lettori di Torino, in via Bogino 9, nella serata di venerdì 6 dicembre. “Viviamo temi in cui la qualità del silenzio è rara, c’è poca attitudine all’ascolto - ha iniziato così Gabriele Vacis, intervistato dal giornalista settimese Roberto Pavanello - soprattutto da parte dei politici. Così siamo ripartiti daccapo, dai maestri del teatro che avevano sviluppato delle competenze scientifiche in questo senso, per fare in modo che le pratiche del teatro possano essere usate nella vita”. L’Istituto, nel corso dell’anno, ha coinvolto attivamente oltre un migliaio di studenti delle scuole superiori e le comunità legate alle diverse realtà artistiche, sociali, sanitarie e pedagogiche: adolescenti e operatori sociali, migranti, mediatori culturali, attori, utenti dei servizi sanitari, psicologi, educatori. Semplicemente, persone. I più tenaci sono diventati degli operatori, come Alberto e Gerald, due storie differenti diventate un unico obiettivo: portare tecniche di teatro nelle scuole, per insegnare ai ragazzi la bellezza di essere “presenti”. Alberto era in cura presso il centro di salute mentale di Settimo. “Ero pieno di pregiudizi. Avevo acconsentito di partecipare al progetto di Vacis solo per compiacere la psichiatra che mi stava seguendo - confessa sul palco - . Poi non ho più smesso. Mi sono reso conto che era bello avere delle persone che stavano vicino a me”. Quindi, il teatro può essere considerato una terapia? “Mancano le evidenze scientifiche, anche se ci sono terapeuti che utilizzano il teatro come cura - dice Vacis - Abbiamo cominciato da poco tempo. Siamo all’inizio, ma i risultati ci sono”.
Una metodologia adottata è la schiera, un esercizio collettivo in cui si cammina insieme in varie direzioni, a piedi nudi.
L’altro metodo sono i videocolloqui, definiti “Colloqui d’amore”, una tecnica per raccogliere le testimonianze già vista anche nel docufilm settimese del 2008, “Uno Scampolo di Paradiso”. Gerald arriva dal Camerun e anche lui non esclude la carriera da attore. Parla un buon italiano e anche lui è impegnato nelle scuole. Faceva parte del progetto Sprar del Centro Fenoglio e ha raccontato davanti alla telecamera di Vacis tutto il suo viaggio. Le esperienze raccolte dall’Istituto sono diventati spettacoli, come “Cuore Tenebra”, al teatro Carignano, a cui ha partecipato anche una classe dell’8Marzo, e l’opera “Serse”, condotta tra Reggio Emilia e tante altre città italiane. Centinaia di ragazzi impegnati per oltre 5000 spettatori. “I ragazzi, e lo dicono i professori, si trasformano e migliorano - sottolinea Vacis - anche a scuola. Sono più presenti. Ci sono, sono consapevoli”. La parola cardine è “Awareness”, termine utilizzato per dare il titolo ad un libro scritto da Vacis nel 2002 per raccontare un seminario di dieci giorni con il maestro polacco di teatro Grotowsky. “Awareness” è la parola che sintetizza la consapevolezza derivata dall’azione. Il fare per comprendere. Ma l’Istituto cercherà spazio anche a Settimo? “Io ho sempre un occhio di riguardo per la mia città - conclude Vacis - . Abbiamo lavorato con il centro di salute mentale e le scuole di Settimo. Mi piacerebbe aumentare l’impegno: magari, con il nuovo palazzetto, potranno esserci nuovi spazi da sfruttare per questa attività”. Infine un quesito, lasciato alla platea dal regista: “Chi paga questo traffico di migranti? - ha concluso Vacis - . Io la risposta la so e non ve la dico. Sarà l’argomento del mio prossimo film”.
Non resta che attendere.
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