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CASTELLAMONTE. Tante parole e pochi fatti: ancora lite sulla discarica di Vespia

CASTELLAMONTE. Tante parole e pochi fatti: ancora lite sulla discarica di Vespia

La passeggiata a Vespia

Ancora una volta la discarica di Vespia divide gli animi e suscita  polemiche a Castellamonte: nel consiglio comunale del 28 novembre si è parlato più di questo che di qualsiasi altro argomento sebbene non fosse nemmeno previsto nella prima versione dell’ordine del giorno. A riportare la questione in primo piano è stata un’interrogazione di due dei tre gruppi di minoranza: “Per la nostra terra, per la nostra città” (Maddio, Tomaino, Falletti) e “L’altra Castellamonte” (Ertola e Villirillo). Protocollata il 22 novembre, quando l’ordine del giorno era già stato stilato, è stata inserita in coda al consiglio attraverso un’Integrazione.

Prima di lasciare spazio a questo documento, il sindaco Mazza (nell’ambito delle sue Comunicazioni) ne ha però letto un altro redatto dalla maggioranza sul medesimo tema, firmato da tutti e sette i consiglieri e protocollato il giorno 21. Questo ha suscitato i sarcasmi di Giovanni Maddio che, pur riconoscendo la volontà dell’amministrazione di affrontare l’argomento (“Mi fa piacere che abbiate inserito in coda l’Interrogazione, che era arrivata leggermente in ritardo”) ha ironizzato sul fatto che la lettera della maggioranza risultasse protocollata proprio il giorno prima: “Sono casualità, come sempre…”.

L’interrogazione delle minoranze

Nell’interrogazione si contestava la mancata convocazione della Commissione di amministratori, tecnici e cittadini, istituita proprio per occuparsi della discarica: “Del Progetto di Rimodellamento e Chiusura presentato il 16 ottobre non è stata finora informata!”. Il documento era stato predisposto dalla Agrigarden dopo che sul primo progetto, approvato dalla Città Metropolitana,  il geologo Giuseppe Biolatti aveva riscontrato tutta una serie di criticità.  Si contestava anche “al sindaco ed all’assessore di non aver preso parte alla discussione durante l’incontro, mentre tutti gli altri avevano posto domande a Biolatti ed all’amministratore delegato della Agrigarden Fabrizio Zandonatti”.

Le problematiche emerse in quella sede – scrivevano gli interroganti  -  erano molteplici: pendenze dei versanti, raccolta del percolato, canalette di raccolta delle acque superficiali, versanti perimetrali della vasca, pendenze sommitali. A quelle tecniche si aggiungevano i costi di smaltimenti non corretti. Erano ben nove le domande poste al sindaco, di cui alcune riguardanti gli aspetti tecnici o procedurali; altre le scelte politiche. Innanzitutto gli si chiedeva cosa pensasse della relazione tecnica e se intendesse acquisire altri pareri (fermo restando che il dottor Chiuminatto, geologo del Comune, era stato “molto esaustivo in commissione”); se ritenesse fattibile un accordo con la Agrigarden in merito ai tempi della chiusura ed al recepimento delle soluzioni tecniche contenute nel progetto. Dal punto di vista procedurale gli si domandava quando avesse intenzione di riconvocare la Commissione visto che Agrigarden aveva depositato il Progetto di Rimodellamento e di Chiusura dell’Impianto il 16 ottobre e che alla data dell’interrogazione (22 novembre) non se ne sapeva ancora nulla e perché non fossero più stati convocati i sindaci dei comuni limitrofi (Baldissero, Vidracco, Issiglio e Castelnuovo Nigra). Si proponeva di invitare questi sindaci in commissione e di far avere copia dei verbali ai componenti della Commissione stessa.  Due domande riguardavano invece le scelte “politiche” di fondo ed erano state formulate in questo modo: “Chiediamo di sapere se il sindaco ha il coraggio di mandare in chiusura la discarica con quello che emerge dalla relazione e se vuole licenziare problemi tecnici con spot elettorali e non farsi carico di problematiche future che potrebbero emergere nella gestione post-mortem”.

Il documento della maggioranza

Questa la posizione dei sette consiglieri di maggioranza, espressa nel documento datato 21 novembre: “Dopo un’attenta analisi di tutti gli aspetti economici, tecnici e sociali”. Si elencavano innanzitutto le criticità attuali che potrebbero dar luogo a problemi in futuro e che il gestore aveva evidenziato nella parte iniziale del progetto: elevata acclività dei versanti Nord ed Ovest, con difficoltà a mantenere stabile la copertura definitiva evitando fenomeni erosivi ed i relativi dissesti in particolare a causa degli eventi meteorici; instabilità del versante Est ed in parte di quello Sud, con  la formazione di una sorta di “trincea” fra la collina naturale e quella creata artificialmente con l’accumulo dei rifiuti. Questa trincea prevede forti pendenze su entrambi i lati,  diventando pertanto la via preferenziale di raccolta delle acque piovane, con possibili fenomeni erosivi sullo strato di copertura definitivo. Esiste però anche il problema opposto: sull’area sommitale la copertura risulta avere pendenze ridotte, con possibili ristagni delle acque e conseguenti piccoli cedimenti del corpo-rifiuti mentre lo spessore dello strato di copertura vegetale sia in sommità che sulle scarpate è ridotto. A queste osservazioni relative al progetto presentato, l’amministrazione aggiungeva altri elementi da tener presenti per garantire la sicurezza nel “post-mortem”: la necessità di verificare la tenuta della vasca del percolato; la mancanza di un allaccio di questa vasca alla fognatura; il malfunzionamento della rete di captazione del biogas  e la presenza di sacche di percolato all’interno del corpo-rifiuti. Mancano inoltre “accantomenti  economici  sufficienti per realizzare la copertura definitiva e gestire il post-mortem.

Sono problemi noti, la cui risoluzione ha un costo elevato: diverse centinaia di migliaia di euro, che Agrigarden intende ricavare, assieme ad un cospicuo utile d’impresa, attraverso il conferimento di altri 125.000 metri cubi di rifiuti. Ed è questo che l’amministrazione Mazza non intende accettare. “Dopo 25 anni di discarica, con notevoli disagi per la popolazione ed impatti ambientali  e sanitari, oltre ai costi che il Comune deve sopportare per garantire la massima chiarezza su ciò che avviene all’interno dell’impianto,  è tempo che siano altri a farsi carico dei costi e delle problematiche”. Chi sono questi altri ? “Gli enti che hanno incassato o incassano l’Ecotassa ovvero l’ATO fin quando la discarica ha raccolto solo i Rifiuti Solidi Urbani e la Regione poi.  Inoltre c’è la Città Metropolitana, che nel 2015 ha concesso l’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.)”. Nel documento si fa inoltre rilevare come Afgrigarden conoscesse le criticità esistenti al momento in cui ha assunto la gestione della discarica.

L’amministrazione di Castellamonte  afferma pertanto di “Non ritenere accettabile  risolvere i problemi del  post-mortem attraverso un ulteriore incremento di rifiuti depositati”. Chiede quindi “che si arrivi alla chiusura entro il giugno 2021 con la copertura finale terminata in tutte le sue parti e che i costi della gestione post-chiusura non ricadano sulle spalle dei castellamontesi” .

Lo scontro tra Maddio e Mazza

Nel confronto – vivace come al solito – fra Maddio e Mazza, quest’ultimo ha risposto all’accusa di non aver preso parte alla discussione in sede di commissione: “Ho detto più volte che stavo zitto per non dare vantaggi a nessuno, soprattutto al gestore. Non è che, se si è amici di qualcuno, questo debba influire sulle decisioni: un conto sono le amicizie, altra cosa i ruoli istituzionali. Noi andiamo in giro ed ascoltiamo ciò che i cittadini ci dicono: nel nostro programma elettorale la chiusura della discarica era prevista. Chi ha incassato dei soldi ( e sono in tanti!) ne spenda ora per chiuderla. Quanto ai pareri tecnici, non spetta a me darli”.

Maddio ha replicato: “Avresti fatto una figura migliore se avessi letto questa  lettera dopo aver risposto all’interrogazione” e lo ha accusato di “non avere mai smesso i panni del consigliere di minoranza” mentre la Commissione “è un paravento per non entrare nel merito dei problemi, altrimenti dovrebbe essere messa a conoscenza dei documenti che la riguardano!”.

Sulle questioni tecniche è intervenuto l’assessore Bernardi, precisando tuttavia che “una cosa è il parere che posso dare come professionista, altra cosa quello dell’amministratore”. Ha comunque affrontato il problema delle pendenze:  Fino al 40% va bene ma se è superiore il materiale ghiaioso non sta su. La soluzione della “terra armata” è perseguibile e permette di risolvere i problemi di stabilità però il versante Est è praticamente verticale! C’è un problema con i terreni argillosi: all’inizio sono stabili ma cedono nel lungo periodo”. Inoltre “lo spessore della copertura è previsto di un metro nella zona sommitale e di 40 cm ai lati: dev’essere di  un metro dappertutto”. Permane il problema del percolato “che deve essere convogliato nelle fognature ma la rete fognaria non sempre è adeguata e la SMAT dovrebbe assumersi le sue responsabilità”. Quanto alla commissione “ha parere consultivo, non decisionale ma verrà messa al corrente. I comuni limitrofi va bene coinvolgerli ma il contributo regionale deve arrivare a noi. Dubito che gli autocarri diretti a Vespia vogliano fare il giro dalla strada di Castelnuovo Nigra per raggiungere la discarica!”.

La proposta di Recco

Non firmatario dell’Interrogazione, Recco si è espresso in modo colorito: “In questa cavolo di interrogazione avete parlato di tutto meno che della discarica. Possibile che non si possa ragionare in termini di consiglio? Divisioni e personalismi non vanno bene. Portiamo in consiglio il documento che avete letto e votiamolo tutti insieme, tenendo presente che l’Autorizzazione per Vespia scade nel 2027 e non nel 2021…”.

Su questa proposta sia Maddio che Bernardi si sono detti disponibili. “Prendiamolo come base – ha proposto l’assessore -, nella prima seduta della Commissione chiediamo che la stessa si esprima e poi la portiamo in approvazione al prossimo consiglio”.

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