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SALUGGIA. Licenziamenti in LivaNova, parla l’Rsu: “Siamo delle eccellenze italiane, ma in Italia non sappiamo dove andare a lavorare! Il Governo ci aiuti”

SALUGGIA. Licenziamenti in LivaNova, parla l’Rsu: “Siamo delle eccellenze italiane, ma in Italia non sappiamo dove andare a lavorare! Il Governo ci aiuti”

Silvia Cancelliere, di Chivasso, rsu in LivaNova

“Io sono una persona che vede sempre il bicchiere mezzo pieno. Ho la certezza che se mi tiro su le maniche e mi impegno un posto di lavoro lo trovo: quello che mi dà fastidio, però, è aver dato l’anima, aver collaborato con la ricerca per guadagnarmi un futuro, per me e per le mie colleghe, e oggi mi viene portato via tutto”. Silvia Cancelliere ha 43 anni. E’ originaria di Chivasso, ma da un po’ vive a Borgo Revel, frazione di Verolengo, in una casa che s’è comprata con gli anni di lavoro in Sorin.  Silvia Cancelliere è una delle 83 dipendenti che non servono più alla LivaNova, l’azienda multinazionale ex Sorin che dieci giorni fa ha comunicato il trasferimento da Saluggia a Vancouver, in Canada, della produzione delle valvole cardiache biologiche.
La riorganizzazione messa a punto dalla multinazionale biomedicale prevede che resti in Italia solo la produzione di valvole meccaniche e di anelli per la annuloplastica, oltre agli accessori per le valvole e gli stent.
Ad essere lasciati a casa, quindi, oggi sono gli addetti alla produzione - per la maggior parte donne -, i magazzinieri, alcuni impiegati e quadri.
“Ci sono mamme, mamme separate con figli, chi ha bimbi piccoli e chi ha figli che vanno all’università. Ci sono anche due casi di marito e moglie che perderanno il lavoro…”.
Silvia Cancelliere guadagna 1.300 euro al mese, che gli servono per pagare il mutuo, la macchina, le spese. Per vivere, insomma.
Nella multinazionale è rsu per la Cisl. E la notizia del licenziamento l’ha ricevuta mezz’ora prima che arrivasse alle colleghe…
“Non ce lo aspettavamo né a livello sindacale né a livello produttivo: avevamo recentemente avuto richieste di due ordini di valvole. Lavoro ce n’era e ce n’è - spiega, nella nostra redazione, e parla sicura di interpretare il pensiero di tutti quelli che perderanno il posto nelle prossime settimane -. Ci hanno detto che non è possibile un riassorbimento a Vancouver per ovvi motivi geografici ma che non è possibile nemmeno una ricollocazione nell’altra azienda del gruppo Livanova, presente qui in Italia. L’assurdo è che dieci giorni prima avevamo iniziato l’addestramento su una nuova valvola: la nostra azienda deve essere sempre estremamente competitiva sul mercato, quindi ci avevano comunicato che c’erano dei progetti di produzione di nuove valvole biologiche. Eravamo convinte  che si fosse aperta un’opportunità di futuro: meno male, è un regalo di Natale, ci dicevamo solo qualche settimana fa. Invece il regalo di Natale è stato un altro”.
“Stiamo reagendo, siamo andati al tavolo di concertazione in Confindustria e al Prefetto di Vercelli - conclude Silvia Cancelliere -. L’azienda sinora non ha indietreggiato di una virgola ma noi non ci arrendiamo: andremo al Ministero dello Sviluppo Economico perché ci sono troppe cose che non ci convincono. Con la nostra professionalità siamo delle eccellenze italiane ma, purtroppo, in Italia non abbiamo un posto dove andare a lavorare…”.
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