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28 Novembre 2019 - 15:37
Il tema proposto - “Muri fuori e dentro di noi” – parla da solo: i concorrenti del concorso letterario “Le Voci del Racconto” dovevano affrontare quest’anno un tema tanto scottante quanto stimolante perché i muri non sono solo quelli che dividono (oggi tanto in auge) ma anche quelli che proteggono, che sostengono, che a volte persino uniscono. Ideato dall’Associazione Culturale “Due Fiumi” e dalla casa editrice “Baima Ronchetti e &” il concorso, che era alla seconda edizione, aveva tra i suoi obiettivi quello di spingere le persone a riscoprire il racconto orale, così importante in passato ed oggi quasi dimenticato. I testi arrivati in finale, oltre ad essere pubblicati, sono infatti stati oggetto di lettura nel corso della presentazione del volume, avvenuta nel pomeriggio di sabato 16 novembre nell’ex-Chiesa della Trinità di Cuorgnè ed organizzata in collaborazione con la Libreria “Colibrì” di Via Arduino mentre il Comune ha concesso il patrocinio.
Era già accaduto lo scorso anno ma questa volta, nel non semplice compito di leggere davanti agli altri ciò che si è scritto in solitudine, c’era la possibilità per gli autori di farsi sostituire dall’attore Luca Ocelli. Due le Sezioni: Adulti e Studenti della Scuola Media.
La traccia indicata era molto ampia: “Muri che dividono, muri della gentilezza, muretti a secco patrimonio dell’umanità, sentieri dei tuoi percorsi o delle tue passeggiate, paesaggio costituzionalmente protetto o paesaggi interiori, respingenti o amicali, introspettivi o accoglienti”. I partecipanti, che sono stati 128 - davvero tanti! – hanno potuto pertanto sbizzarrirsi in ogni direzione.
Sezione Adulti
Al pubblico spettava il compito di votare le storie preferite della Sezione Adulti, dando vita ad una classifica che ha visto arrivare primo il racconto “Mi chiamo Piero” di Emanuele Bella (residente a Margarita in provincia di Cuneo), secondo “Muri e filo spinato” di Flavio Chiarottino (Valperga), terzo “Per sempre non esiste” di Giuseppe Grinza (Poirino). Il vero premio, però, era la pubblicazione – come ha sottolineato il presentatore della manifestazione Marino Tarizzo, che è anche uno dei suoi ideatori.
Diversamente da quanto si sarebbe potuto prevedere, la maggior parte degli autori non ha affrontato il concetto di “Muro” dal punto di vista della politica e dell’attualità; a prevalere è stata una visione paesaggistica od intimista. Indice di disimpegno o – come ha pensato qualcuno tra il pubblico – volontà di svincolarsi dal “politicamente corretto” che rischia di scadere nell’ovvietà? Qualunque sia il motivo, i racconti pubblicati sono stati scritti con il cuore: vi si avverte la tensione interiore, il piacere del narrare, il desiderio di esprimere in modo genuino sentimenti e sensazioni.
La parte del leone l’hanno fatta i muretti a secco delle campagne, che sostengono case e terreni, che servono come punto d’appoggio durante le pause del lavoro nei campi, che proteggono dal sole troppo forte, che offrono sostegno e riparo a fiori ed arbusti, che caratterizzano il paesaggio. In uno dei racconti, ambientato nelle Cinque Terre, questi muretti diventano strumento di scambio culturale e di integrazione: ad “accudirli”, ripararli, ricostruirli provvede un ragazzo Rifugiato, diventato il custode di un bene prezioso per la comunità. Il più votato tra i racconti “Mi chiamo Piero” mette in parallelo la vita umana e quella dei muretti attraverso la storia di un anziano ormai stanco che in tutto il corso della sua esistenza ha lavorato per “farli stare su” e garantire così la sicurezza della propria casa. Anche in “Per sempre non esiste” (terzo classificato)il protagonista del racconto narra di un muretto che ha accompagnato la sua vita, diventando il suo punto di riferimento… finché una ruspa impietosa non lo butta giù.
Del tutto diverso l’approccio di “Muri e filo spinato”, che ci immerge di colpo nella storia. Un personaggio reale – Primo Levi – è protagonista di un incubo ad occhi aperti: osservando il filo spinato su un muro di recinzione si ritrova catapultato ad Auschwitz e ne rivive i tremendi ricordi finché la voce della sua segretaria non lo riporta alla realtà.
L’attualità è la protagonista del racconto in cui un bambino palestinese gioca a palla con un invisibile compagno di giochi che sta dall’altra parte del muro di confine. Poi scopre che il misterioso compagno è un soldato israeliano… I muri crescono a dismisura in un altro racconto: è una gara a chi li costruisce più alti per separare sempre di più ed alla fine il sole scompare, scompaiono i fiori e di colori; i loro ideatori si ritrovano chiusi in un’autentica prigione.
Sezione Scuole
La Sezione Scuola, destinata agli studenti della Secondaria di Primo Grado (ovvero alla vecchia Scuola Media Inferiore) ha visto la partecipazione di due istituti del territorio: il “Cena” di Cuorgnè ed il “Pertini” di Forno, guidati rispettivamente dalle professoresse Patrizia Stuccilli e Paola Cavoretto. La prima era presente alla premiazione, la seconda è stata sostituita dal collega Tiziano Ferrelli. Apparivano più emozionati loro degli allievi: segno della soddisfazione per i risultati raggiunti.
Questi i titoli e gli autori dei racconti finalisti, che tuttavia non sono stati sottoposti a votazione: “Muri e muretti” di Annachiara Belcastro (III D di Cuorgnè), “Il muro di Onilerb” di Andrea Gagliardo (II A di Forno), “Parlarne fa bene” di Giacomo Grasso (II B di Cuorgnè), “Ponti per l’ambiente” di Ioana Munteanu (III A di Cuorgnè), “Il muro delle ombre” di Francesca Querio (II A di Forno). Si può dire che le loro storie, a differenza di quelle degli adulti, più che dei racconti siano quasi dei piccoli saggi, che affrontano il tema proposto nelle sue varie sfaccettature mostrando di aver capito il senso della traccia proposta. Narrano di muri materiali ed immaginari, che vengono eretti “per paura di conoscere il prossimo”; di muri che uniscono, come quello immaginario e coloratissimo che gira intorno alla Terra e permette a tutti di andare dove vogliono. Si paragonano i muri ai momenti difficili della vita, che occorre superare per diventare grandi, e non manca il riferimento ai cambiamenti climatici ed a Greta Thunberg: “Lei ha compreso che occorre abbattere i muri per essere tutti uniti e combattere insieme per la tutela del pianeta”.
Diversa l’impostazione degli ultimi due racconti. Uno affronta un argomento di storia recente: la Caduta del Muro di Berlino vista attraverso gli occhi di due amici che nella notte del 9 novembre 1989, si ritrovano dopo ventotto anni di lontananza. L’altro, svolto in chiave poetica, narra di un paese disabitato che ha una particolarità: quando qualcuno cammina nelle sue strade deserte, vede riflessa sui muri non soltanto la propria ombra ma quella dei propri cari che non ci sono più.
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