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BRUSASCO. La sindaca rappresenta ormai solo più una minoranza

BRUSASCO. La sindaca rappresenta ormai solo più una minoranza

Sono passati circa tre anni e mezzo dall’insediamento di Luciana Trombadore, dal giorno in cui quest’ultima ricevette la fascia tricolore dall’ex primo cittadino Franco Cappellino. Ma qual è lo stato di salute del Comune oggi?

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata.

Abbiamo chiesto un’analisi della  situazione di Brusasco all’attuale consigliere comunale Giulio Bosso, già sindaco del paese ed oggi esponente della minoranza “Progettiamo per crescere”.

Il Consiglio comunale di Brusasco si trova a vivere una situazione quasi anomala, con una maggioranza e tre minoranze: se vogliamo ragionare come certi politici nazionali molto lontani dal mio modo di vedere, Trombadore è un sindaco con una maggioranza risicata in Consiglio, ma è ormai minoranza in termini di voti espressi”.

Ma non esiste solo il rapporto tra minoranze e maggioranza; esiste anche quello intrinseco all’opposizione.

Quali sono i rapporti tra le tre minoranze – risponde l’ex sindaco –? Sicuramente di rispetto delle diverse posizioni, mantenendo una indipendenza di azione dovuta anche a diverse sensibilità, ma pronti a collaborare quando l’azione del Consiglio o l’interesse dei cittadini e della comunità brusaschese lo richiede”.

Insomma, l’appuntamento alle urne si avvicina e occorre tirare le somme di quanto fatto finora.

“Ho sempre interpretato il ruolo della minoranza sotto due aspetti che viaggiano parallelamente - prosegue Bosso -: quello della proposta e quello del controllo. In questi quasi due anni da consigliere di minoranza del gruppo ‘Progettiamo per crescere - Brusasco e Marcorengo’, ho cercato di fare proposte concrete. Penso alla mozione, accolta, sulla riduzione degli oneri di urbanizzazione per la ristrutturazione degli immobili esistenti. Penso ai Regolamenti sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, oppure a quello sulla celebrazione dei matrimoni civili, ecc... ecc... Ho proposto azioni che fossero di beneficio per la popolazione e nel contempo alleviassero o dotassero di validi strumenti operativi gli uffici comunali. A fronte però di alcune nette chiusure del sindaco sull’operatività, ad esempio della Commissione dei capigruppo, forse anche un po’ per deformazione professionale, ho concentrato la mia azione sulla correttezza procedurale degli atti: più volte l’amministrazione si è vista costretta ad annullare deliberazioni, determinazioni e altri atti perché non redatti secondo le basilari norme della pubblica amministrazione”.

Ho sempre ritenuto che l’eccessiva burocratizzazione della pubblica amministrazione può essere vinta solo e semplicemente conoscendola, e non improvvisandosi in ruoli (o sostituendosi addirittura ai dipendenti) come si fosse degli apprendisti stregoni - conclude Bosso -. La maggioranza, che nel corso dei quasi quattro anni di vita, ha perso, per vari motivi, alcuni dei suoi pezzi forti, si riassume sostanzialmente nell’azione del sindaco, che ha concentrato su di sé ogni sorta di azione: a quanto si vede non esistono deleghe ad agire se non sulla carta, non vi è una consapevole ed efficace gestione delle poche risorse umane a disposizione. D’altronde non era mai successo a Brusasco che un sindaco venisse per due volte convocato dalla Prefettura per gravi carenze nella gestione del personale”.

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