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IVREA. E adesso parla Cimadom: "Manital non è in perdita!" (intervista)

IVREA.  E adesso parla Cimadom: "Manital non è in perdita!" (intervista)

Cimadom Graziano ex presidente di Manital

C’è un’azienda. Si chiama Manitalidea controllata da Manital. Ha i bilanci in ordine ma non riesce a pagare con puntualità gli stipendi dei propri dipendenti perchè lo Stato non salda le sue fatture. E passano le settimane. Passano i mesi. Siamo già arrivati ad una media di 700 giorni.  Non una. Non due. A decine. A centinaia. Per decine di milioni di euro.  L’azienda si è fatta anticipare i soldi dalle banche che però, giunte alla stratosferica somma di circa 30 milioni di euro, da qualche mese a questa parte han deciso di non  anticipare più un bel cavolo di nulla. Una situazione a dir poco surreale, ma è questa, ahìnoi, la sintesi della crisi. Una crisi diversa da tutte le altre perchè rispetto alle altre non fa riferimento alla produzione e agli ordini, men che meno al pareggio dei conti. Tutto in ordine.  In qualsiasi altra parte del mondo, i dipendenti sarebbero scesi in piazza, prima contro il Governo gialloverde e adesso contro quello giallorosso. Però siamo in Italia e le cose vanno come vanno. E si protesta in piazza a Torino, a Napoli, a Roma, in Calabria. Qua e là in tutto lo stivale. E si lanciano dichiarazioni di fuoco. Si inventano scenari apocalittici. Infine arrivano i giornali e la crisi diventa un boomerang, con le Banche sempre più chiuse e confuse, i dipedenti sempre più arrabbiati e la proprietà sempre più arroccata.  “Se ci pagassero - conferma il presidente Graziano Ciamadom, con un groppo in gola ma ancora tanta voglia di lottare - i problemi si risvolverebbero tutti. Non abbiamo perdite. Noi e le banche abbiamo semmai un sacco di crediti non onorati dai clienti, perlopiù pubblici....”.  E con le banche il meccanismo funziona più o meno così. L’azienda emette una fattura al cliente x ma, se ha bisogno di soldi, va in banca, che, con i dovuti interessi, anticipa le somme in attesa dei pagamenti. Tutto fuziona se il cliente paga. Se non paga,  ad un certo punto, i rubinetti si chiudono e tanti saluti. Morale? Per colpa dello Stato, ben 5.268  dipendenti diretti e altri 5 mila dell’indotto, stentano ad arrivare alla fine del mese. Sembra di raccontare una barzelletta, consideranto che poi questo è lo stesso “Stato” che si è inventato i “navigator” e il reddito di cittadinanza.  “Si aggiungono i giornali - punta il dito Cimadom - La notizia dell’altro giorno, pubblicata da Stampa e Sentinella, sul pre fallimento, non serve a scaricare l’attenzione. Abbiamo passato giorni a rassicurare le poche banche che ancora ci danno credito e a fornire loro ulteriore documentazione. Tutto questo crea tensione oltre a quella che già c’è.... Quello che posso aggiungere è che stiamo lavorando per chiudere  un accordo con un partner finanziario italiano. Questo ci permetterà di avere liquidità per superare questo difficile periodo. ”. Quel che fa un po’ sorridere è la risposta che un paio di mesi fa è arrivata al tavolo del Mise (Il ministero dello sviluppo economico) cioè chi le crisi dovrebbe risolverle. In poche parole si è detto a Manital che questo si chiama “rischio d’impresa...”. “Nessuno impegno. Aspettiamo il nuovo governo...” conferma Cimadom. Nessun impegno ma tanta, tantissima burocrazia. E come se la scena ce l’avessimo davanti agli occhi. E c’è il funzionario che lascia una pratica dentro al cassetto, quell’altro che non ha voglia di firmare per non prendersi la responsabilità. Quell’altro che fa finta di non sapere, eccetera, eccetera. Insomma ci vorrebbe la politica. Quella con la “P” neppure tanto maiuscola. Ma valli a trovare i politici con la “p”. Quelli nostrani, da Virginia Tiraboschi, passando per Alessandro Giglio Vigna, fino ad arrivare a Cesare Pianasso son tutti di centrodestra, oggi non possono più fare niente e quando la Lega era al governo erano in tutt’altre faccende affacendati. Interessati molto di più a dare l’assalto a In.rete o a costruire Silicon Valley in salsa canavesana piuttosto che ad aiutare per davvero il tessuto produttivo che già c’è. Per no parlare poi dell’amministrazione comunale eporediese, cioè il vuoto cosmico assoluto. Non un “mah” e neanche un “beh”. Nulla di nulla. Un nulla che fa rumore considerando quanto Manital ha investito in città nell’ultimo ventennio, contribuendo con sponsorizzazioni varie, praticamente a tutte le iniziative, dal Carnevale alla Grande Invasione. Ma non è finita qui, Manca la madre di tutte le accuse. Perchè secondo chi pensa di saperne di più Manital sarebbe entrata in crisi per colpa dell’acquisto e della ristrutturazione del castello di Parella.  “A parte che quando l’abbiamo comprato, pagato e ristrutturato di problemi non ne avevamo - commenta Cimadom - Io oggi dico meno male che c’è e che lo abbiamo potuto mettere in garanzia per  tenere aperto un importante canale con un banca...”. I numeri Manitalidea vanta crediti per circa 110 milioni di euro, di cui cira 40 già anticipati dalle banche a cui sono stati dati in garanzia parecchi immobili, compreso il castello di Parella.  Chi è Graziano Cimadom E’ il fondatore di Manital, azienda nata nel 1993. Ex impiegato della Sip ed ex vicesindaco Pci nella seconda metà degli anni Ottanta.  Il bilancio di Manitalidea Manitalidea controllata da Manital ha chiuso il 2017 con un utile di 1.484.896 euro, debiti per 219.599.283 euro, un fatturato di 245.705.823 e un attivo di 246.548.034.    Il comunicato di Confindustria in difesa di Manital Anche al fine di smentire talune allarmistiche notizie circolate negli ultimi gioi, Manitalidea Spa rende noto come non vi sia alcuna interruzione delle attività imprenditoriali in corso, che vengono regolarmente svolte a favore della propria clientela. Manitalidea Spa non è sottoposta ad alcuna procedura concorsuale e, anzie, ha fornito nelle sedi competenti evidenze documentali atte a dimostrare l’insussistenza di tensioni economiche-finanziarie irreversibili Preme sottolineare infatti come allao stato attuale il sistema azienda registri acora una situazione economica, ed in particolare un fatturato e una redditivita delle commesse in linea con il budget 2019. Permane tuttavia una situazione di tensione finanziariaa generata da un credito prevalentemente verso la pubblica amministrazione che ha raggiunto volumi significativi. Attualmente l’azienda si è già fatta parte attiva nel percorso di potenziamento di linee di credito che possano ridure al più presto la tensione generatasi e sta quindi lavorando per risolvere positivamente la situazione. Inoltre si sta provvedendo progressivamente al pagamento delle spettanze dei lavoratori relative alla mensiità di luglio e si stanno contestualmente pianificando i flussi relativi alle spettanze del mese di agosto. Tale contingenza sta procurando un invio di flussi disomogeno per il quale l’azienda esprime ancora una volta il proprio rammarico per i disagi arrecati alle persone.  (comunicato stampa)   Manital in tribunale per insolvenza Il giudice Matteo Buffoni del tribunale di Ivrea lo scorso 9 luglio ha ritenuto necessario predisporre la convocazione ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. n. 270/99 di Manital e del Ministero dello sviluppo economico al fine di valutare l’opportunità di disporre l’assoggettamento ad amministrazione straordinaria fissando un’udienza per il 17 settembre 2019. La procedura prevede che il Ministero individui tre commissari giudiziali, i cui nominativi dovrebbero già essere stati trasmessi al giudice, da nominare solo in caso di dichiarazione dello stato di insolvenza. E’ già in programma una seconda udienza questa settimana. Tutto questo fa seguito all’istanza di fallimento  presentata da alcune aziende che vantano crediti per 6 milioni di euro.  L’intera procedura, per quel che se ne sa, potrebbe però presto essere essere avocata dal Tribunale delle Imprese di Torino, in virtù di una normativa in vigore dal marzo scorso per le aziende con volumi d’affari e fatturati molto elevati. La Multa dell’antitrust Tra i problemi che Manital deve anche affrontare c’è poi quello della multa dell’Antitrust alle imprese che nel 2014 fecero cartello nella maxi gara Consip battezzata Fm4 (Facility management 4), base d’asta 2,7 miliardi. Mal comune mezzo gaudio, insieme a Manital sono state multate anche Cns, Consorzio Stabile Energie Locali S.c. a r.l., Engie Servizi, Exitone, Kuadra (in liquidazione), Manital,  Manutencoop, Romeo Gestioni.  In soldoni ce n’è una zuppa di 235 milioni di euro e i capo a Manital la bellezza di 33... La vicenda si inserirà poi, nel  2016 nell’inchiesta del pm Henry Woodcock che portò alla luce le manovre corruttive dell’imprenditore Alfredo Romeo, il coinvolgimento di Tiziano Renzi (per il quale i pm hanno chiesto l’archiviazione), padre dell’allora presidente del Consiglio, e le fughe di notizie attribuite all’allora ministro Luca Lotti e al comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette: per entrambi era stato chiesto il rinvio a giudizio. 
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