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16 Settembre 2019 - 23:17
Mario Tebenghi in una foto di qualche anno fa
Questa estate pazza per molti aspetti (per nulla naturali) si è portato via anche il maestro Mario Tebenghi, l’uomo capace di misurare l’ombra, “l’uri di nost grand” (le ore dei nostri vecchi). E’ mancato all’età di 97 anni, lasciando dietro di sé oltre 500 tra meridiane e rose dei venti, a Montiglio d’Asti soprattutto, paese dove è nato, che infatti è ricordato anche per questi dipinti realizzati sulle facciate delle case. Le sue opere, le sue meridiane, compaiono in tutto il Piemonte, 47 nel solo Canavese, da Pont a Verolengo, ed in altre regioni, perché era diventato un vero specialista del settore, molto richiesto negli anni Ottanta e Novanta. La sua opera più importante, probabilmente , è l’orologio delle contadinerie, a Montiglio, un orologio diviso in 24 grandi spicchi indicanti la luce solare, l’attività in campagna e la vita animale. Il tutto scritto nel dialetto astigiano-monferrino-montigliese, cioè comprensibile solo ai nativi. Ma in questo modo ha salvato tradizione scritta e tradizione orale, quella dei proverbi contadini.
Imparò il mestiere da ragazzino, a 12 anni, accompagnando ed osservando l’attività del decoratore del suo paese, il “Cichin” (Francesco), che era anche sagrestano e campanaro, l’ultimo artigiano esperto nell’antica arte, perché di arte si tratta, del realizzare meridiane. Qualcosa scattò dentro di lui e lo portò a vivere questa arte con grande passione, anche se i casi della vita l’avevano indirizzato a svolgere attività diverse, senza mai abbandonarla.
Nel tempo, a Brusasco, che era diventato il suo paese di residenza, ma anche in altri paesi e città, sono state realizzate mostre sulle meridiane, riscuotendo ovunque un grande interesse. Un’arte che sembrava dimenticata, offuscata dalla modernità, riprese vita, grazie a pochi artisti, affezionati al bello. Mario Tebenghi era anche un fine studioso della scienza denominata “gnomonica”, cioè la scienza che studia la tecnica e l’arte degli orologi solari. Lui dipingeva sempre il sole, nei suoi affreschi, ma calcolava il tempo guardando l’ombra. Era anche un un ricercatore: tentava strade nuove, perché realizzare una meridiana è tutt’altro che semplice e banale. Amava la cultura: il suo maggior dispiacere forse è stato nel vedere che in concreto erano ben poche le persone disposte a riprendere questa antica arte, che per secoli era stata la modalità più diffusa per calcolare lo scorrere del tempo giornaliero.
Lo ricorderanno con affetto, oltre ai suoi famigliari, i committenti dei suoi lavori ma anche chi li osserva, alzando gli occhi, per misurare il proprio tempo con l’ombra che appare sul muro.
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