Ritratti del coraggio!
Ho recentemente letto il libro “Ritratti del coraggio, Profiles in Courage, scritto nel 1955 da John Fitzgerald Kennedy, allora giovane senatore, che ha consentito all'autore di vincere il prestigioso Premio Pulitzer per la biografia e autobiografia nel lontano 1957. Questo libro pubblicato per la prima volta nel 1956, quando JFK era ancora un giovane ma promettente senatore a un passo dalla campagna elettorale che lo avrebbe portato alla Presidenza degli Stati Uniti, a cinquanta anni di distanza, è ancora letto avidamente nelle librerie americane come un intramontabile long-seller rivelandosi uno di quei libri che non muoiono mai, che riescono a sorprenderci per la loro attualità. Kennedy lo volle scrivere e pubblicare quasi in forma di monito, forse soprattutto per se stesso: un libro che avesse il compito di ricordare ai politici, come agli elettori, che la politica poteva essere diversa, che i politici potevano essere migliori e lo fece portando come esempio otto autorevoli personalità dimenticate dalla storia americana, otto uomini politici che si erano contraddistinti per il coraggio delle loro scelte, che avevano usato il proprio potere e il proprio peso politico per assumersi la responsabilità di scelte impopolari, che avrebbero messo a rischio la propria carriera, pur di agire in difesa del bene comune, della giustizia e della democrazia. Il libro descrive gli atti di coraggio e di integrità di otto senatori degli Stati Uniti e si snoda attraverso tutta la storia del Senato americano. Nel racconto si mettono a fuoco profili di senatori che hanno attraversato le linee tracciate dal loro partito oppure che hanno sfidato l’opinione pubblica per fare ciò che sentivano fosse giusto, subendone perciò gravi critiche e perdite di popolarità. Viene, dunque, esaltato il valore dell'opinione personale del rappresentante politico che , in circostanze eccezionali, potrebbe richiedergli di mettere a repentaglio persino la sua carriera politica. Scriveva Kennedy: “Senza voler togliere nulla a quel genere di coraggio che porta alcuni uomini a morire, non dobbiamo dimenticare quegli atti di coraggio grazie ai quali gli uomini vivono; il coraggio della vita quotidiana è spesso uno spettacolo meno grandioso del coraggio di un atto definitivo, ma resta pur sempre una miscela magnifica di trionfo e di tragedia... Un uomo fa il suo dovere, a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni, e questo è il fondamento della moralità umana; in qualsiasi sfera dell'esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta seguendo la propria coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, delle sue fortune e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care. Ogni uomo deve decidere da sé stesso qual è la via giusta da seguire; le storie che si raccontano sul coraggio degli altri ci insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello, ma non possono sostituire il nostro coraggio... per quello ogni uomo deve guardare nella propria anima.” Il libro è stato ampiamente celebrato ed è diventato un best seller negli Stati Uniti; in seguito è stato trasformato in una serie televisiva messa in onda sulla rete NBC durante la stagione televisiva 1964-1965. Nel libro si parla di John Quincy Adams, , Senatore, 1803-1808, più tardi Presidente del Massachusetts, ricordato per essersi distaccato dal Federalist Party. Daniel Webster, , del Massachusetts, ricordato per il suo discorso sulle leggi del Compromesso del 1850 che temporaneamente allontanarono il pericolo della guerra civile che avvenne 10 anni dopo. Thomas Hart Benton, senatore del Missouri, , per essersi opposto alle leggi sull'estensione della schiavitù. Sam Houston, del Texas, , per aver parlato contro ilo Kansas- Nebraska Act del 1854 e per essersi opposto alla secessione del Texas , cosa che gli costò il posto di governatore. Edmund G.Ross, del Kansas, , per aver votato a favore di Andrew Johnson nell’impeachement. Lucius Lamar, del Mississippi, che sostenne Charles Summer. George Norris, del Nebraska, che si oppose a Joseph Gurney Cannon e parlò a favore della neutralità nella prima guerra mondiale. Ed infine Robert Taft, dell’Ohio.
Favria, 10.08.2019 Giorgio Cortese
Ci vuole il sorriso per affrontare la vita, ci vuole leggerezza per viverla, ci vuole coraggio per camminare ogni giorno in questo deserto di sentimenti che ci circonda, ci vuole amore per vivere.
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