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21 Giugno 2019 - 23:09
Pietro Maria Ghiosso
Pietro Maria Ghiosso nasce a Ivrea nel 1979, ma vive da sempre a Chivasso. Già da piccolo il destino ha in serbo per lui un durissimo colpo, ma questo non lo ha mai fermato perché lui ha saputo essere più forte delle avversità.
“Nel 1982 avevo tre anni e mentre andavo sul bob in montagna sono andato a sbattere contro un pino a causa di un sacchetto di nylon presente sulla pista. I miei genitori hanno provato ad arrestare la corsa del bob, così come una sciatrice che stava gareggiando lì vicino, ma sono stati tutti tentativi vani - racconta Pietro. L’ impatto è stato fortissimo e il legno del pino si è conficcato nella mia testa, ancora oggi si vede il segno della cicatrice sulla fronte” aggiunge.
Nella sfortuna, ulteriore sfortuna. Quattro ore per andare da Sestriere all’ ospedale “CTO” di Torino a causa della nebbia che ha costretto l’ elisoccorso ad atterrare a Pinerolo per poi continuare il viaggio in un’ ambulanza scortata dai carabinieri.
Pietro era incosciente. “Sono stato in coma per parecchio tempo. I medici, convinti che per me non ci fosse più speranza, chiedevano costantemente ai miei genitori di ‘staccare la spina’ delle macchine che mi tenevano in vita e di firmare per donare gli organi, ma loro si sono sempre opposti. Alla fine mi sono svegliato... in condizioni critiche, ma ero vivo” spiega Pietro Maria Ghiosso.
Pietro mi racconta che non ricorda nulla di quel periodo. I suoi primi ricordi partono dai 5 anni in poi, quando ha cominciato a fare fisioterapia e nuoto alla “Pinna Pintor” di Torino. “Avevo completamente perso l’uso della parola e la funzionalità e motilità della parte destra del corpo - spiega. I miei genitori hanno cercato di raccontarmi con leggerezza cosa era successo e che ero ‘diverso’ e che non avrei potuto fare tutto quello che facevano gli altri bambini. Io, comunque, non volevo essere lasciato in disparte. A 6 anni mi venne detto che avrei dovuto scegliere fra tennis e scherma per continuare la fisioterapia e ripristinare il più possibile la funzionalità della mano destra e io scelsi scherma. Da piccolo guardavo sempre cartoni come ‘Lady Oscar’ e ‘D’Artagnan e i moschettieri del re’ e avevo il sogno della spada” racconta ancora.
Successivamente a questa scelta, arriva l’ incontro con una persona che è destinata a diventare importantissima per Pietro Maria, si tratta di Giulia Mazzoli. “E’ stata la prima maestra che ha creduto in me, a lei piacciono le ‘sfide’ e ha accettato la ‘sfida’ di farmi crescere in maniera sana in uno sport sano. Mi ha cambiato la vita da così a così” confessa Pietro.
La scherma è uno sport individuale, ma che si fa in gruppo e per i primi anni Pietro Maria Ghiosso, si allena in palestra facendo lezione e ginnastica con gli altri, utilizzando sia la mano sinistra che la destra. Nel 1991 arriva il momento della prima gara, un Campionato Regionale dove arriva ottavo di spada e sesto di fioretto. “Giulia, in quel momento, mi ha detto che aveva vinto la ‘scommessa’. Avevo gareggiato coi normodotati usando la mano sinistra e non ci aspettavamo un risultato del genere. Giulia mi ha persino regalato una targa ricordo di quel momento” racconta Pietro sorridendo.
La seconda gara è stata a livello nazionale, sempre nel 1991, e Pietro su 120 atleti arriva nono. Anche stavolta Giulia Mazzoli è felicissima del risultato.
E’ un susseguirsi di gare e successi. Pietro si allenava molto con gente più grande e più brava con l’ obiettivo di arrivare al loro livello, anche se la strada era in salita. “In gara vincevo o perdevo, ma davo comunque filo da torcere all’ avversario. Ricevevo sempre i complimenti dall’ arbitro, dall’ istruttore avversario e dalla controparte… quando perdevo era comunque una vittoria morale, sapevo che alla gara successiva avrei potuto dare di più” spiega.
Ma arriva un momento di crisi. Combattendo con avversari tostissimi Pietro comincia a non qualificarsi come avrebbe voluto e in più, andando male a scuola e dovendo recuperare, passava più tempo a casa a studiare e si allenava poco.
Nel 2007 la ripresa. Giulia Mazzoli gli propone di provare la scherma paralimpica, in sedia a rotelle, e questo risveglia la voglia di gareggiare e la combattività di Pietro Maria Ghiosso. Nel 2009, al Campionato Italiano Paralimpico di Pozzuoli si classifica terzo di fioretto e quinto di spada, Ricomincia un periodo di vittorie, ottimi posizionamenti e successi regionali e nazionali. Arriva a partecipare agli allenamenti degli “Azzurrini”, la squadra nazionale paralimpica, come atleta… “E’ stato un sogno che si avverava per me” spiega Pietro. Nel 2009 affronta due prove di Coppa del Mondo Paralimpica, a Montreal e a Lonato. “In quell’ occasione il mio allenatore mi disse che per lui non ero da nazionale. Loro puntavano su atleti più giovani e io ero già grande. Per lui non ero competitivo in pedana e voleva che cambiassi totalmente il mio modo di tirare di scherma abbandonando il ‘Club Scherma Chivasso’ per restare unicamente in quello di Torino, a cui mi ero affiliato per l’ attività paralimpica. Mi ha letteralmente ‘spezzato le gambe’ con quelle affermazioni. La mia risposta fu un no secco” racconta.
Pietro Maria Ghiosso continua però a tirare di scherma a Chivasso e oggi è istruttore regionale normodotato e istruttore nazionale paralimpico di spada, fioretto e sciabola. Nel ‘Club Scherma Chivasso’ allena i bambini e ha allenato un master di sciabola. Inoltre lavora nella Biblioteca Comunale.
“Mi è capitato di sentirmi discriminato, non potevo fare tutto quello che facevano gli altri. C’era chi mi dava dell’ ‘handicappato’. Ho incontrato brutte persone e belle persone. In generale, però, non ho mai permesso a nessuno di mettermi i bastoni fra le ruote e oggi sono contento della mia vita e spero che continui tutto così. Sicuramente devo ringraziare i miei genitori Giovanna e Antonio, mia sorella Eugenia e Giulia Mazzoli… ci sono sempre stati nei momenti di crisi e mi hanno spronato a non mollare mai. Oggi questo è quello che dico io a tutti: non arrendetevi mai e combattete per raggiungere i vostri obiettivi”.
Pietro è un esempio di coraggio, combattività e tenacia a cui tutti dovremmo ispirarci.
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