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CHIVASSO. Laura Carè, una vita immersa nell’arte

CHIVASSO. Laura Carè, una vita immersa nell’arte

Laura Carè mentre dipinge nel suo atelier

Una bimba molto introversa. Meditativa sin da piccola. Affascinata dalla natura. Che passava giornate intere a giocare da sola… e non perché fosse tenuta in disparte, ma per un suo desiderio di ritagliarsi degli spazi per osservare ciò che la circondava. Questo è il ritratto di una piccola Laura Carè, che ben presto avrebbe cominciato a prendere matite e pennelli in mano.

Ho iniziato a disegnare alle elementari e ricordo di aver ricevuto il primo complimento per un mio disegno in quinta elementare, dalla mia maestra. Avevo disegnato un gatto - racconta Laura -. Alle medie ho poi scoperto lo spruzzino, uno strumento che mi permetteva di spruzzare tempere e inchiostri e di disegnare in totale libertà. I miei disegni si differenziavano dagli altri e facevo delle campiture astratte che colpivano l’occhio di chi osservava. Ho iniziato una ricerca di materiali e di tecniche e da lì ho capito che disegnare mi piaceva davvero” aggiunge.

Laura Carè avrebbe voluto frequentare il Liceo Artistico, ma consapevole della necessità di iniziare a lavorare presto opta per la scuola di grafica pubblicitaria. Allora si disegnava ancora tutto a mano, siamo negli anni 89’ - ‘90, e Laura affina il disegno tecnico e la precisione per cinque anni. Una volta diplomata cerca lavoro, ma non trovandolo continua a studiare. “Mi sono iscritta all’ ‘Accademia di Belle Arti’ di Torino, con indirizzo decorazione. I miei genitori avevano capito il mio forte desiderio di continuare a studiare e, facendo ancora sacrifici, mi permisero di iscrivermi al corso - spiega Laura -. Cinque anni favolosi, di confronto tra professori e allievi. Ricordo in particolare Salvatore Zito e Gian Carlo Venuto, due artisti, due professori che mi hanno trasmesso la capacità di essere critica e autocritica. In Accademia mi sono dedicata all’ uso dei colori acrilici e ho acquisito la mia libertà di espressione artistica. Dopo tanta tecnica iniziavo a uscire dai confini e dalle forme, ricercavo l’ essenza, la luce, l’ anima delle cose” spiega ancora.

Nel frattempo Laura Carè conosce Davide Tosches, un musicista che diventerà poi suo marito. Un colpo di fulmine. In questo periodo Laura mette da parte l’ arte pittorica per dedicarsi a quella musicale e si dedica al canto lirico entrando nella compagnia di operetta di Anna Zamuner. Dalla città, rispettivamente Grugliasco e Torino, i due decidono di andare a vivere in campagna, a San Sebastiano da Po. Vivendo in campagna Laura non riesce più a seguire l’ associazione culturale che aveva a Torino e che proponeva corsi di pittura e musica per bambini. A San Sebastiano mette su un coro musicale e nel frattempo fa la cameriera. Successivamente apre un negozio di complementi d’ arredo a Chivasso e diventa arredatrice.

Nel 2008 nasce Diana, la loro bimba. Dal 2008 al 2012 Laura fa la mamma a tempo pieno. Nel 2012 si sposa con Davide e tutti insieme si trasferiscono a Cavagnolo. Qui riprende a dipingere e comincia a farlo coi colori ad olio. “Ho ripreso i pennelli in mano da vera eremita, in completa solitudine, nella nostra casa di Cavagnolo, sul cucuzzolo di una collina. Precedentemente, e per un po’ in contemporanea, ho collaborato alla realizzazione di dischi di mio marito, che hanno avuto un buon successo a livello nazionale. Ho anche cantato con lui e partecipato ai suoi concerti. Ma arriva un momento di crisi… mi redo conto che a livello musicale non ho le basi per andare avanti, mentre a livello pittorico sì, e così scelgo razionalmente di dedicarmi alla pittura e lo faccio nel mio atelier panoramico, al primo piano di casa. Una casa appartenuta ad una signora facente parte del primo gruppo di donne ingegnere in Italia e quindi molto particolare” racconta Laura Carè.

Per molti quadri prende ispirazione da ciò che vede dalle sue finestre. Inizia un vero e proprio percorso artistico interiore. Si ispira ai grandi Pittori Romantici e vuole far trasparire la meraviglia della natura nei suoi quadri. Successivamente sente la necessità di aggiungere colore e dipinge quadri molto crepuscolari. Le colline blu diventano onnipresenti nelle sue opere. “La tematica poetica si avvicinava molto a quella di Leopardi, in quel momento - spiega -. Il paesaggio era reso all’ essenziale, il colore una stilizzazione. Ricercavo la semplicità delle forme” spiega ulteriormente.

Laura attraversa, in seguito, una piccola fase simbolista. Si dedica poi allo spatolato. “Con la spatola non cercavo più il segno del pennello, ma un qualcosa di più fresco, di più gestuale. La spatola permette di accostare i colori in modo più vivo e la composizione dell’opera diventa più cromatica e meno legata alle forme. Il colore domina e si perdono i contorni. La mia tecnica resta in bilico fra puntinismo e espressionismo astratto, mantenendo però la poetica del paesaggio. Il colore diventa poesia e questo è l’orientamento attuale della mia pittura… cerco la versificazione cromatica”.

Una pittrice tutta da scoprire, profonda e creativa le cui opere posso essere visionate sul suo Instagram cercando “laurcare”.

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