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08 Maggio 2019 - 11:13
IVREA
Quando l’andazzo generale è pressochè stazionario, quando non si muove una foglia, si corre il rischio, scontato, di doversi ripetere. Che non è poi del tutto casuale, perché con il ripetersi è insito che si vuole anche mandare un messaggio subliminale del tipo: “guarda che devo nuovamente parlare dello stesso argomento perché il tempo passa e non vedo apparire all’orizzonte nulla di nuovo. Ce la vogliamo dare una mossa?”
La mia filippica è rivolta questa volta, ancora una volta, al tema dell’urbanistica “di casa nostra”, a quella Variante Strutturale al PRGC che si sa quando è partita, cioè troppo tardi rispetto alle esigenze di Ivrea, ma si è ben lungi dal potere anche solo immaginare quando e come arriverà a raggiungere qualcosa di concreto.
Nel finale del secondo mandato del Sindaco Della Pepa con una Mozione del 19.03.2018, avevo chiesto all’Amministrazione, ancora in carica per poco tempo, di stoppare ogni attività di evidenza pubblica riguardante la Variante Strutturale al Piano Regolatore, in vista delle imminenti elezioni amministrative. Ma giuro che non era mio obiettivo e tanto meno mia aspettativa, quello di far svanire per oltre un anno ogni segnale, ogni traccia della Variante Strutturale al PRG.
Sarei stato un maghetto niente male, ma non è così. Sicuramente, spero almeno per loro, gli addetti ai lavori del Consiglio Comunale ne sapranno qualcosa di più. Sicuramente, nel frattempo, la Commissione Assetto del Territorio avrà sviscerato, congiuntamente ai Professionisti incaricati, molti aspetti del loro lavoro. Ma come mi mancano quei Tavoli di Lavoro di “IVREA2030 WORKSHOP” di cui si è perduta notizia!
Di quegli incontri pubblici nel corso dei quali per la verità non avevo appreso un granchè di nuovo. Eppure ora il Consiglio Comunale straborda di agguerriti rappresentanti di Partiti e Liste che dovrebbero assicurare al 100% quella ”Trasparenza” e quella “Partecipazione diffusa ”che sono sempre state rinfacciate per carenza alla passata amministrazione. Se va avanti così, come mi è già capitato di sentire, sarà talmente rimpianto e rivalutato il vecchio e anacronistico PRGC2000, che nascerà sicuramente una corrente di pensiero a sostegno del prolungamento del tempo di validità dello strumento nato attorno al 2000, approvato nel 2006 e virtualmente scaduto dal 2016. Visto che i Piani Regolatori, all’italiana, non scadono mai, tanto varrebbe raddoppiare la durata a venti anni e così la nuova scadenza sarebbe per il 2026. Così la variante appena abbozzata potrebbe prendersela con tutta calma e chissà, un giorno, sbucare alla luce del sole, magari persino essere “adottata”. Forse l’unico neo potrebbe essere rappresentato dai professionisti aderenti alla “Consulta dei Professionisti” che potrebbero avere raggiunto a quel tempo un’età avanzata e non … ricordare bene… le fasi iniziali dalla Variante. Va beh! non si può avere tutto nella vita! Peccato piuttosto che, in quel frattempo, il mercato globale avrà anche provocato la sparizione dei liberi professionisti e il gioco rischierà di finire tristemente.
Un vero peccato. Con meno spirito sarcastico, mi sembra che purtroppo, da quanto sino ad ora ho cercato di evidenziare, pur con una vena volutamente e vagamente umoristica, si deve constatare che oggi l’Urbanistica, per come è praticata, non riesce minimamente ad adattarsi alla rapida mutazione delle condizioni di un Territorio, di una Città. La globalizzazione ha indotto trasformazioni epocali. L’avvento delle tecniche informatiche e telematiche, di cui Ivrea poteva avere tutti i requisiti per essere un riferimento quantomeno europeo se non mondiale, hanno portato a continue modificazioni nell’economia, nella società, nell’ambiente e nell’uso del territorio. Tali cambiamenti hanno rivoluzionato tutti i settori mentre la cultura urbanistica è rimasta ancorata alle logiche di un tempo. Siamo ancora gestiti da un piano che prevedeva uno sviluppo demografico mai avvenuto, con quartieri residenziali fantasma mai realizzati. Ivrea ha un ricambio quasi sistematico di un migliaio di abitanti all’anno, ma di annoverare una crescita di nuove famiglie, di offrire una possibilità occupazionale non c’è avvisaglia, non se ne parla. Eppure siamo rimasti al concetto del nuovo insediamento residenziale, del capannone per un’attività industriale di cui, anche a causa di una politica del Territorio vecchia e stra superata, non se ne vede traccia. Persino il Centro Storico necessita di una visione totalmente innovativa che permetta di eliminare le brutture, il degrado, l’abbandono presenti persino nelle vie centrali. La qualità urbana di una Città che ha la fortuna di essere incastonata in un contesto ambientale di primordine, è deficitaria e incapace di porre in risalto il benessere della popolazione. Invece di perdere anni in fasi di stallo urbanistico, come ormai avviene senza rimedio ad Ivrea, occorre quanto prima elaborare nuovi e rinnovati strumenti di pianificazione che abbiano la loro peculiarità in quella flessibilità che l’andare del mondo rende indispensabile. In tutto questo contesto si deve porre in evidenza anche l’altrettanto anacronistica localizzazione prevista dalla urbanistica tradizionale e bloccata ai confini di una Città, di strutture pubbliche e anche strategiche entro i confini comunali quando ne è evidente l’interesse largamente sovracomunale come per l’Ospedale, i complessi sportivi, le Biblioteche e i Musei. Le stesse estensioni a carattere ambientale costituite da campi agricoli e superfici boschive, risultano largamente improduttive e in stato di abbandono. Per molti questo continua ad essere l’unico modo per conservare l’ambiente, ma è un criterio che forse meriterebbe di essere urbanisticamente rivisto. Ho sempre sostenuto che il Cittadino è impotente di fronte ad una urbanistica che non sia costantemente allineata ed aggiornata rispetto alle ricadute economiche, ambientali e sociali. Ritengo determinante che il pianificatore debba inderogabilmente possedere conoscenze approfondite sulle complesse relazioni fra le attività umane, l’ambiente fisico, i contesti istituzionali e i processi sociali che influenzano le condizioni dello sviluppo territoriale di quella specifica area su cui deve agire. Dovrà disporre di una formazione multidisciplinare che gli consenta di applicare le conoscenze acquisite in attività di analisi, progettazione e valutazione oltre che di coordinare e cooperare con i diversi specialisti in campi diversi che devono essere coinvolti, superando le separatezze disciplinari. Per un altro verso le componenti locali devono svolgere una funzione attiva che va ben oltre il superato concetto di “osservazioni al Piano”.
Altrimenti il “prodotto” urbanistico rischia di rimanere un bell’esercizio intellettivo, avulso dalla realtà quotidiana, nefasto per lo sviluppo come per la qualità della vita. Ogni Territorio, entro i limiti di ripartizioni che spesso si ritrova decise dall’alto, sarà comunque arbitro del proprio destino, decidendo il livello di attrattività in funzione della capacità di valorizzazione delle identità locali. Forse spetterà ai futuri Consiglieri ed Assessori che scaturiranno dalle prossime elezioni Regionali Piemontesi con le loro competenze personali, assumersi la responsabilità di calibrare gli indirizzi normativi per una nuova Urbanistica Regionale, tale da permettere un adeguamento più rapido ai cambiamenti della società dei nostri tempi.
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