La ditta che circa sei mesi fa aveva collegato il castello di Casalborgone alla fognatura è finalmente tornata a finire il lavoro. O almeno supponiamo sia questa ditta, visto che gli operai erano gli stessi. Sono tornati perché qualcosa era stato dimenticato al momento di terminare l’opera di allaccio: dopo aver spostato l’acciottolato per fare lo scavo e posare i tubi, si dovrebbe risistemare tutto com’era prima. Invece un bel mucchietto di pietre era stato dimenticato contro il muro della torre, e in qualche tratto di strada, in particolare all’angolo tra via Regina Elena e via Valfrè, i ciottoli non c’erano più e si stavano aprendo buche sempre più profonde. Però qualche giorno fa tutto è stato messo a posto. Con calma, certo, ma alla fine ce l’hanno fatta. O anche no. Infatti i ciottoli sono stati soltanto posati per terra, e sopra è stata gettata un po’ di sabbia, con il risultato che dopo due giorni, passando le macchine e anche mezzi più pesanti, è già quasi tutto come prima: pietre in libertà, di tutte le forme e misure. Certo, un tempo, chi sapeva fare l’acciottolato non aveva bisogno di usare il cemento per fissare i ciottoli. Era un lavoro artigianale specializzato, non da generici muratori. Ma, in mancanza di queste capacità, forse sarebbe stato meglio ricorrere al cemento per fissare le pietre. Sono lavori che, fatti così, non durano più centinaia di anni, ma meglio che niente. Con la sola sabbia, non durano neppure una settimana! Chissà, forse gli operai torneranno settimanalmente a rimettere tutto in ordine...
E dire che in castello, a fare l’acciottolato sulla rampa dell’ingresso principale, in piazza Statuto, è venuta una ditta che ha fatto un lavoro forse non perfetto, ma evidentemente molto migliore. Anche per le pietre sono stati usati due pesi e due misure. Anche questo dà l’impressione che la cura e il rispetto da parte dell’immobiliare “Il Castello” per il vecchio borgo siano cura e rispetto soltanto, o comunque soprattutto, per quanto riguarda strettamente il castello.
Il capoluogo come piccolo gioiello e motore del turismo che verrà, si sforzano di dire sindaco e amministrazione. Ma forse sarebbe meglio innanzitutto vigilare e preoccuparsi che i lavori vengano fatti bene. Certo è difficile se i primi lavori a essere fatti più male che bene sono quelli eseguiti – si suppone – direttamente dal Comune. Basta guardare sotto gli olmi, all’altezza di via Valfrè. C’erano delle griglie per lo scolo delle acque, troppo leggere per il passaggio delle auto e soprattutto dell’infinità di camion che sono passati per fare i lavori di ristrutturazione in castello. Queste griglie, deformandosi tutte, erano diventate pericolose. Invece di sostituirle con griglie più robuste e più adatte, si è ridotto lo scolo delle acque a un angolino e si coperto il resto con terra e quattro badilate di asfalto che il prossimo inverno molto probabilmente verrà via. Inoltre è una soluzione esteticamente pessima, che dà il senso del provvisorio e del cantiere sempre aperto. Sono questi i lavori che valorizzano il piccolo gioiello del Capoluogo?
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