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CHIVASSO. Il Ciss dà, il Ciss toglie: se il Consorzio chiede indietro "l'assistenza", son dolori...

CHIVASSO. Il Ciss dà, il Ciss toglie: se il Consorzio chiede indietro "l'assistenza", son dolori...

La sede del Ciss, a Chivasso

Il corto circuito dell’assistenza ha un indirizzo ben preciso. Chivasso, via Togliatti n. 9. La sede del Ciss, il Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali. Raggruppa 19 Comuni del chivassese e dovrebbe occuparsi di assistenza a chi ne ha più bisogno: persone in difficoltà, malati, anziani soli, bambini affetti da più o meno gravi patologie, ecc… ecc… L’assistenza è la “mission” che anima personale, dirigenti e sindaci che eleggono i propri rappresentanti alla guida del cda del Consorzio. Ma il caso che sta scoppiando in seno all’ente in questi giorni non ha nulla a che vedere con la carità cristiana, men che meno con l’assistenza. Anzi, è un paradosso degno della peggior burocrazia italiana, che fa gridare allo scandalo e che sicuramente farà parlare per le settimane a venire. La storia è quella di una famiglia, molto conosciuta a Chivasso, con due bimbe affette da una gravissima e rara patologia, costretta a spendere migliaia di euro all’anno per garantire una degna esistenza alle due piccole. La famiglia è, come si dice in “politichese”, in carico al Ciss: tra assegni di domiciliarità e altri legate alle rispettive patologie, i genitori percepiscono qualcosa come tre mila euro al mese per tutte e due le bambine. Tanti. Ma non abbastanza. Tant’è che mamma e papà sono spesso costretti a fare affidamento sul buon cuore dei chivassesi che con iniziative benefiche, gare di solidarietà o semplici passa parola, riescono da anni a dare il proprio contributo per pagare le spese mediche di queste giovanissime, e sfortunate, concittadine. Bene, pardon male. E’ in questo scenario che - è notizia, purtroppo, fresca fresca - il Ciss ha inviato qualche giorno fa una mail ai genitori delle due piccole pretendendo il ristoro di quanto a loro erroneamente versato in questi anni. Ovvero, entro trenta giorni, la famiglia deve restituire al Consorzio qualcosa come trenta mila euro tondi tondi. Inutile rimarcare lo sgomento, l’incredulità, il dolore dei famigliari nel ricevere una simile comunicazione dal Consorzio. Per non sapere dove sbattere la testa e perché, si sono subito rivolti ad un legale del foro di Torino, cui è stato affidato il compito di capire se e quanto, eventualmente, dovrà essere restituito al Ciss. Ammesso che questi genitori, lavoratori e impegnati h24 nell’assistenza delle due bambine, trovino la forza di far fronte ad una simile pretesa. “Purtroppo s’è creata questa situazione - sospira, al di là del telefono, il presidente dell’assemblea dei sindaci del Consorzio, il dottor Demetrio Malara di Crescentino, che fatica a nascondere l’imbarazzo -. Stiamo cercando di risolvere il problema e verremo sicuramente incontro alla famiglia. Ci vedremo ai primi di maggio per discutere sull’importo effettivo che è stato erroneamente elargito ed incassato e per concordare un piano di rientro. Comunque posso dire sin d’ora che il Consorzio verrà incontro alla famiglia, cercando però di rispettare la legge regionale che disciplina la materia”. Il Ciss dà, il Ciss toglie. Quindi. Lascia basiti la “leggerezza” con cui si chiede la restituzione di qualcosa come trenta mila euro a chi ha bisogno come il pane anche solo di 100 euro in più al mese per tenere in vita le proprie figlie. E’ stucchevole il fatto che ci si accorga dopo anni che si è dato più del dovuto a chi ne ha fatto richiesta. E, soprattutto, che si pretenda la restituzione di simili somme da chi ha l’unica colpa di aver presentato una sacrosanta domanda di assistenza, magari ignorando commi, virgole e virgolette, articoli e articoletti delle leggi in materia. Oppure non sapendo qual è la propria fascia Isee di riferimento. Interpellato, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Chivasso, il primario di cardiologia Claudio Moretti, probabilmente in tutt’altre faccende affaccendato, è cascato dal pero: “M’informo! M’informerò”. E mentre la notizia sta facendo il giro della città, ci vengono in mente un’infinità di interrogativi. E’ opportuno puntare il dito contro una famiglia che già vive una situazione drammatica con due figlie gravemente malate? E’ il caso di pretendere la restituzione del denaro? Non è possibile chiudere un occhio in nome, per lo meno, della carità cristiana? E ancora. Chi ha la responsabilità del provvedimento, perché ci ha messo tutto questo tempo ad accorgersi che qualcosa non tornava? Chi ha fatto i conti? Chi è il responsabile? L’amo l’abbiamo lanciato. La politica chivassese ora non può assistere inerme a questo tira e molla sulle spalle dei suoi concittadini. A parole son tutti buoni ad invocare un mondo migliore. Nei fatti, poi, c’è sempre un comma a cui attaccarsi per spedire la gentilezza a quel paese.
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