“Quando ho visto uno dei nostri che iniziava a menarsi con quel signore, mi sono messo in mezzo e ho cercato di dividerli, facendo da scudo al mio amico. Poi è scesa la moglie e si sono allontanati per far rientro in casa. Io mi sono ancora avvicinato a quell’uomo, insieme ad una ragazza che era con noi, per chiedere come si sentisse…”.
Le parole pronunciate di fronte al giudice Elena Stoppini e al pm Roberta Bianco sono sincere.
A 21 anni subire un processo penale con le accuse di lesioni personali colpose, aggravate dai futili motivi, è una mazzata.
L’altra mattina, alla fine, per Andrea Ferrando, classe 1998, di Agliè, promessa del calcio professionistico - oggi milita nell’Este, in serie D - un passato nelle giovanili della Juventus e della Pro Vercelli, s’è concluso un incubo.
Il giudice del tribunale di Ivrea l’ha assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.
Quell’antivigilia di Natale di due anni fa, nel piazzale dietro alle poste di Rivarolo, non fu lui responsabile dell’aggressione ad un residente della zona, sceso in strada per redarguire un gruppo di ragazzi che a tarda ora faceva un po’ troppo baccano sotto la sua finestra.
Quella notte l’uomo venne menato dal gruppetto di giovani che furono poi identificati dai carabinieri di Rivarolo.
Ne vennero individuati quattro, tutti ventenni: tra questi, anche Andrea Ferrando.
Si aprì l’indagine e, dopo il rinvio a giudizio, tre, tutti incensurati, ammisero le colpe e chiesero di essere giudicati con la “messa alla prova”, ossia con la sospensione del procedimento per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede come attività obbligatorie l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità e il risarcimento del danno cagionato.
Ferrando è l’unico che ha scelto la via del processo, convinto della propria estraneità ai fatti. “Intervenii solo per dividerli”, ha sempre ribadito ai giudici.
La vittima, all’epoca, riportò un danno all’arcata dentale che i ragazzi hanno successivamente liquidato, tutti insieme, con un risarcimento di 50 mila euro.
Ma di calci e pugni, Ferrando non ne ha mai sferrati. Così come hanno ribadito in aula prima della sentenza le due ragazze che quella notte erano col gruppo a Rivarolo. “Andrea è intervenuto solo per dividerli”, hanno detto.
E il giudice ha dato loro ragione. Il pubblico ministero aveva invece chiesto una condanna a nove mesi.
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