Tabarro intabarrato e non fuori dai gangheri!
Tabarro in termine dall’origine molto incerta, chi lo fa derivare dal latino medioevale tabarrus, chi invece dal francese antico tabart, forse di origine germanica da cui anche lo spagnolo tabardo. Ho trovato questa parola in un libro recentemente letto ed il lemma mi ha incuriosito. Il tabarro è un ampio e pesante mantello da uomo, ma oggi la moda lo presenta anche per la donna, rotondo, a ruota, lungo fino al polpaccio in tessuto pesante in lana spesso reso impermeabile, con bavero e pellegrina. Pensate che per fare un tabarro sono necessari sei metri di tessuto. Il tabarro è formato da una ruota perfetta che bisogna tagliare in coppia; una sola cucitura passa lungo la schiena, per il resto non serve in quanto la stoffa è a "taglio vivo", avendo il tessuto una particolare compattatura che permette appunto di tagliarla senza dover cucire i bordi per evitare la sfilacciatura. Chiuso sul petto da due bottoni che si chiamano “gangheri”, che riproducono "mascheroni" veneziani, preferibilmente in argento, volendo con il collo di astrakan. Può essere di modello classico lungo fino al polpaccio o più corto per andare a cavallo o in bicicletta. Va indossato sull'abito. Questi viene indossato chiuso buttando un'estremità sopra la spalla opposta in modo da avvolgerlo intorno al capo.Il Tabarro ha una storia centenaria. In uso ancora, come capo popolare indossato dagli abitanti nella pianura padana, dove sulle rive del Po nell’Italia settentrionale, il tabarro è rimasto uno stile di vita fino al dopoguerra e non è difficile ancor oggi incontrare uomini intabarrati. Molto diffuso negli anni '60 questo capo ogni tanto è "rivisto" dagli stilisti contemporanei. Identificabile con il tabarro è il vecchio ferraiolo, ferraiol in Veneto e in Romagna il tabarro è la capparela. Il tabarro ha una storia che parte dal 1300 ed era indossato solitamente da persone importanti come medici, magistrati, ecclesiastici, caratterizzato da grandi strisce di stoffa attaccate al cappuccio. Come nel secolo precedente continuerà a far parte delle sopravvesti maschili: pesante, con o senza fodera in pelliccia. Nel 1500 si definisce tabarro una giacca elegante con maniche e aperta sul davanti, usata specialmente dagli scudieri del Doge di Venezia, che la portavano gettata sulle spalle senza infilare le maniche. Sempre nel 1500 era anche un grossolano indumento con cappuccio e cinto in vita, portato dai galeotti e dalla povera gente. Nel 1700 il tabarro diventa anche una sopravveste femminile più corta e leggera, spesso di colori chiari, detto tabarrino. Nel 1800, infine, si trasforma in un ampio mantello di uso borghese, completamente rotondo, con collo risvoltato e mantellina lunga quasi fino al gomito. Veniva indossato dagli uomini sull'abito o sul cappotto, ed era lasciato cadere diritto o rialzato da un lato per avvolgerlo intorno alle spalle con ampio panneggio. Di solito era grigio o nero. Il tabarro inoltre divenne il capo prediletto degli anarchici che ne fecero un simbolo di ribellione distinguibile dall’aggiunta di un grande fiocco nero come allacciatura sotto il mento. Anche i contrabbandieri lo utilizzavano spesso, probabilmente per nascondere mercanzia al di sotto di esso. Ed ecco che arrivo ai gangheri che usiamo nell’espressione “Uscire dai gangheri”. Questo modo di dire vuol dire che una persona si è arrabbiata davvero. Questa è una espressione strettamente legata al tabarro. Per trattenere questo capo sulle spalle, si applicano ai lati del colletto “I Mascheroni” che sono placche generalmente argentate, unite da una catenella. Nei tabarri d'uso popolare il gancio che ha questa funzione si chiama “ganghero”. Da qui “uscire dai gangheri”, quando una persona molto arrabbiata a causa dell'ingrossamento delle vena del collo, faceva uscire questo gancio. Il ganghero e' anche uno dei due pezzi di cui e' composta la cerniera della porta o di una finestra. In sostanza e' la parte del cardine fissata al telaio o al muro su cui si infila il battente, permettendo a quest'ultimo di girare, in equilibrio. Da qui si vuole anche fare risalire l'espressione figurata "uscire dai gangheri", "essere fuori dai gangheri", nel significato di perdere o aver perso la pazienza per l'ira, la collera, il dispetto e agire o parlare sconsideratamente. Dal ganghero deriva anche "sgangherato", nel senso di rovinato, danneggiato.
Favria 18.02.2019 Giorgio Cortese
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