Chivassesi alla manifestazione Sì Tav di Torino di domenica scorsa
Piazza Castello a Torino sabato 12 dicembre. Nella foto si possono ammirare gli amministratori chivassesi fervidamente impegnati per la realizzazione della ferrovia Lisbona - Villar Focchiardo - Kiev con eventuale tratta fino a Vladivostok e fermata a richiesta a Cavagnolo.
A Chivasso frazione Castelrosso invece si chiudono i passaggi a livello senza che siano stati costruiti i sotto o sovrappassi sostitutivi, si tagliano gli alberi al Mauriziano e non si ripiantano, si butta fuori Legambiente dall’albo delle associazioni, si lascia l’amianto in capannone di Corso Galileo, si permette che l’Orco si avvicini a Pratoregio senza andare a fare casino in Regione, si abbandona alla deriva il pronto soccorso dell’ospedale, i negozi chiudono uno dopo l’altro, il mercato è massacrato dalle multe inflitte agli automobilisti ecc.
Nel cuore dei nostri amministratori la nuova ferrovia intercontinentale Lisbona – Bussoleno - Tokio ha preso il posto della Porta del Canavese, che riempiva tanto i loro cuori che non ci entrava più nemmeno un centimetro di traversina. Nel frattempo il governatore Chiamparino ripropone la lunetta di Montegiove, come riferisce Beppe Vijno ...
Eppure sorridono felici e soddisfatti. I due in foto (Centin e Pipino) ci costano complessivamente 3.000 euro al mese d’indennità di carica. Non riusciamo a capire cosa avessero da ridere. Forse gioivano perché stavano per andare a fare un bel pranzetto al ristorante con Chiamparino e le Sette Dentiere d’Acciaio?
Per la linea Lisbona – Cumiana – Kiev – Isole Salomone, bretellata con frazione Rottenga di Casalborgone, faranno sicuramente un buon lavoro. Come con la lunetta di Chivasso…
Ecco, per ammirare le straordinarie doti di capacità e competenza della sinistra ferroviaria italiana, piemontese e chivassese, bisogna ricordare la storia della lunetta o peduncolo di Chivasso. Circa 600 metri di binario, costo 37 milioni di euro tanto per cominciare, la devastazione della frazione Montegiove, i binari poggiati su falde gorgoglianti fino al piano campagna, installati in una zona a rischio alluvione pronti per essere spazzati via dalla prossima piena.
Scopo: far risparmiare qualche minuto ai viaggiatori provenienti da Aosta e Ivrea e diretti verso Torino e viceversa. La lunetta avrebbe infatti “saltato” la stazione di Chivasso, e in questo modo gli utenti dell’Aosta – Torino avrebbero risparmiato quei pochi minuti del cambio di motrice. Con il bel risultato di impoverire ulteriormente Chivasso, che un tempo fu un importante nodo ferroviario, togliendo alla nostra città anche l’aggancio ferroviario al Canavese, e costringendo i pendolari da Chivasso verso Caluso e Ivrea (lavoratori e studenti) a viaggiare in automobile in autobus. Geniale.
Perché mai una cavolata del genere? Circolava questa spiegazione: la Valle d’Aosta voleva fortemente la lunetta. Il governo Prodi si reggeva su una ristretta maggioranza parlamentare e al Senato aveva bisogno del voto del senatore valdostano. Quindi bisognava tenersi buona la Vallè.
Oltre a Prodi, la lunetta aveva uno zio altolocato, un papà e una mamma. Tutti della sinistra ferroviaria. Lo zio era Antonio Di Pietro, ministro dei trasporti, che aveva sottoscritto, con RFI, la Valle e la Regione Piemonte, l’accordo quadro che comprendeva la lunetta. Il papà era l’assessore regionale (del Piemonte, non della Valle d’Aosta) ai trasporti Daniele Borioli. La mamma era per ovvie ragioni la presidentessa del Piemonte Mercedes Bresso. L’assessore Borioli arrivò a sgridare pubblicamente, con lettera mandata ai giornali locali, Mario Fatibene, allora segretario chivassese dei DS, che si era permesso di dubitare della bontà della lunetta.
Una genialità come la lunetta meritava un premio. Borioli divenne deputato nel Parlamento italiano. Mercedes Bresso in quello europeo, dove ha riposato in pace. Di Pietro viene chiamato a parlare nei talk televisivi come un vecchio saggio: spesso sollecitato a parlare di trasporti… Invece la carriera politica di Fatibene è finita in un binario morto.
Finora, per fortuna, la lunetta non è stata fatta, anche se rimane in progetto: nel settembre scorso l’ha confermato l’assessore regionale Balocco. Però anche solo il progetto, il progetto da solo e basta, ha avuto su Chivasso conseguenze catastrofiche. Il sindaco Andrea Fluttero aveva sottoscritto con le Ferrovie il famoso piano di soppressione dei passaggi a livello del territorio comunale chivassese. RFI avrebbe chiuso una ventina di passaggi a livello, ma prima o contestualmente avrebbe costruito le opere sostitutive: cavalcavia e sottovie per gli autoveicoli, sottopassi per pedoni e ciclisti. Un grosso e costoso lavoro per RFI. Ma era tenuta a farlo.
Tutti contenti. Ma per poco. Nel 2009-2010 atterra sul tavolo del sindaco Bruno Matola lo sciagurato progetto lunetta, sponsorizzato dall’eroe di Mani pulite e dalla sinistra ferroviaria. RFI sentenziò: il progetto lunetta interferisce con quello dei passaggi a livello. Quindi noi non procediamo nell’eliminazione dei passaggi a livello. Ci fermiamo e aspettiamo che venga definita la questione lunetta. La sinistra ferroviaria aveva così offerto a RFI un pretesto per dilazionare una grande spesa – le opere sostitutive – che non era certo ansiosa di fare. Geniale, due volte geniale.
Nel 2011 il sindaco Matola fu così costretto a una decisione dolorosa: accettò di “stralciare” dal progetto dei passaggi a livello la porzione Ovest, quella dei passaggi a livello della Rivoira e di via Blatta, cioè la porzione che secondo RFI interferiva con il tracciato della lunetta. Lo stralcio fu approvato dal consiglio comunale, con i consiglieri comunali di sinistra che guardavano in alto verso il soffitto. Della serie “io non c’entro, non è colpa mia, se c’ero dormivo, e io che cavolo c’entro?”. Risultato della genialata numero due della sinistra ferroviaria: adesso il Comune è costretto a mendicare una alla volta da RFI le appendici di convenzione per sistemare quei due o tre guai rimasti. Tra cui il pericoloso passaggio a livello di via Blatta, non ancora “sostituito” dalle opere sostitutive: una strada parellela di via Blatta più a Nord, sopra via Baragino, e un sottopasso ciclopedonale da via Blatta a via Montanaro.
Bene, sabato 12 gennaio la sinistra ferroviaria, rappresentata per Chivasso da Centin, Pipino, Buo e Scinica, ha portato la propria competenza a Torino al servizio della nuova linea transoceanica Lisbona – Kiev – Los Angeles. Speriamo che ci restino a lungo, in piazza Castello.
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