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SAN GIUSTO. La badante di "zia Maria" a processo per l'eredità contesa

SAN GIUSTO. La badante di "zia Maria" a processo per l'eredità contesa
Ci sono tanti aspetti su cui il giudice Elena Stoppini del tribunale di Ivrea sta cercando di mettere luce nella causa penale che vede sul banco degli imputati una 54enne di San Giusto Canavese. Difesa dagli avvocati Elio Guglielmino e Marco Morelli del foro eporediese, deve rispondere dell’accusa di circonvenzione di persona incapace (articolo 643 del codice penale). Secondo la Procura, Antonella Barbero avrebbe raggirato Maria Conto, l’anziana che l’aveva assunta come badante, diventando così alla morte della donna erede universale dei suoi beni (una casa, un terreno agricolo ed uno edificabile, ndr) e facendosi cointestare il conto corrente bancario dell’anziana prima del suo decesso. Un conto corrente di circa 47 mila euro da cui furono registrati diversi prelevamenti di denaro ‘sospetti’. A denunciare la badante è stata la nipote dell’anziana sangiustese, Mariangela Conto, che nel procedimento penale s’è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Paolo Di Vico del foro di Torino e che, in altri testamenti antecedenti l’ultimo, era stata indicata tra gli ereditieri. Mercoledì scorso, in aula, l’imputata s’è sottoposta all’esame, ricostruendo il periodo lavorativo e i suoi rapporti con Maria Conto, deceduta a fine 2014. “Ho conosciuto zia Maria, così la chiamavano tutti a San Giusto, nel 2008 - ha spiegato l’imputata -. All’epoca guardavo la mamma di Mariangela Conto, poi nel 2011 iniziai a lavorare per Maria. Dal 2012 sono stata messa a posto con i libretti. Lo stipendio me lo pagava lei, in contanti: era una donna che aveva difficoltà a camminare, ma era lucida ed intelligente. A volte l’accompagnavo io in banca, quando doveva fare i prelevamenti, altre volte ci andava da sola. Nell’ottobre 2014, pochi mesi prima che morisse, insieme al geometra che la seguiva andammo in banca per chiudere un suo conto corrente e aprirne un altro, che mi venne cointestato. Fu la stessa Maria Conto a volerlo: diceva che era meglio così, che non c’erano problemi. Zia Maria era molto contenta di me, le piaceva come cucinavo e pulivo la casa. Io lavoravo sette giorni su sette. Nell’ultimo periodo aveva litigato con la nipote Mariangela, che s’era sempre occupata di lei, così fui investita di altre responsabilità: ad esempio, prelevare dal suo conto corrente per pagare le tasse o le sanzioni che arrivavano”. “Poco dopo la sua morte - ha concluso Antonella Barbero - ricevetti una lettera dall’avvocato Paolo Andreone con la quale mi veniva comunicato che ero stata indicata come erede universale da Maria Conto...”. Da lì è iniziato l’iter che l’ha portata, oggi, in tribunale. La sentenza è attesa per il 22 febbraio.
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