La discarica di Vespia versava in cattive condizioni allorché, nello scorso mese di giugno, la Agrigarden Due l’aveva acquisita. Ne aveva già parlato l’amministratore delegato della nuova proprietà Fabrizio Zandonatto nel corso del consiglio aperto di fine novembre: la vasca arrivata ad essere quasi colma senza che fosse mai stata svuotata, l’impermeabilità del fondo impossibile da verificare, le “dorsali del biogas” (ovvero i tubi in cui passa) non conformi alle norme, la torcia ed i piezometri mal funzionanti. E poi la strada che risale la collina artificiale, caratterizzata da una pendenza pazzesca e nemmeno asfaltata. E’ proprio dalla strada che si è iniziato, modificandone ed allungandone il tracciato per ridurne la pendenza ed asfaltandola nel primo tratto, fino all’inizio del muro di contenimento in “terra armata”. Ora i pesanti mezzi che la percorrono riescono a farlo in condizioni più agevoli e si sporcano di meno ma all’uscita è stato comunque installato un “lavaruote”. Si sta procedendo a ritmo sostenuto nello svuotamento della vecchia vasca e si stanno tendendo nuovi teli che andranno a raccordarsi con quelli posizionati a metà degli Anni Novanta. Si è provveduto a sistemare il versante nord, che era quello più instabile, e si è costruito il muro in <Terra armata>, peraltro già previsto. La torcia è stata sostituita e così si sta facendo per i piezometri dal cattivo funzionamento. Si sta anche provvedendo a rifare le dorsali del biogas: “Devono passare in superficie ed invece erano tutte interrate” – hanno spiegato i tecnici, aggiungendo che “i tubi devono essere tenuti costantemente in depressione per evitare che un improvviso rialzo della pressione provochi una fuoriuscita incontrollata di gas”.
Molti dei lavori era stati previsti nel 2011 ma mai realizzati. “Provvederemo presto – ha annunciato Zandonatto – a collocare un guard-rail sul lato del Malesina; a realizzare canaline per la raccolta delle acque; a pulire il pozzo; ad installare due nuovi lampioni all’ingresso (raddoppiando quelli presenti) ma per questo dobbiamo ottenere l’autorizzazione poiché si tratta di un’area esterna”.
Il cattivo funzionamento degli strumenti di controllo altera ovviamente i risultati delle analisi. “Dov’è che acqua piovana e percolato andavano a mischiarsi? – si è chiesto l’amministratore delegato –. Siamo andati sott’acqua a causa delle piogge… Occorre anche capire cosa succede qui sotto e se la presenza di certi elementi sia dovuta alle caratteristiche del suolo o alla presenza della discarica: il ferro ed il manganese sono materiali tipicamente presenti in queste rocce ma la loro quantità è stata incrementata? Lo stesso vale per il rame. Potremo avere dati attendibili solo fra 3 o 6 mesi”.
Con la nuova gestione sono migliorati i controlli sul materiale che viene conferito. Lo ha spiegato la dottoressa Antonietta Dellisanti, direttore tecnico dell’impianto: “La discarica è autorizzata a ricevere rifiuti da tutta Italia ma provengono in gran parte dal Nord-ovest; qualcosa arriva dal Nord-est. Non riceviamo rifiuti urbani ma gli scarti non riciclabili della Differenziata e fanghi derivanti dalla depurazione delle acque di acquedotti ed industrie. Il materiale che arriva deve già essere stato controllato e deve avere la documentazione in regola. Per le analisi ci rivolgiamo a laboratori accreditati (anche se non è imposto dalla legge) ed i prelievi vengono effettuati direttamente dai tecnici dei laboratori, quindi da soggetti terzi”. Ogni giorno, alla fine delle operazioni, i manovratori ricoprono tutto di terra per evitare la dispersione dei materiali”. A quanto si vede, si tratta prevalentemente di plastica e quindi molto leggeri.
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