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BORGARO. Ciao Vincenzo, amico mio

BORGARO. Ciao Vincenzo, amico mio

Vincenzo Barrea festeggia la sua elezione a sindaco (foto d'archivio)

Quando ho saputo del malore che aveva colpito Vincenzo Barrea ho subito pensato ad uno scherzo, ad uno scambio di persona. Poi, dopo averla verificata attraverso più e più fonti, sono rimasto davvero senza parole. Il che, per un giornalista, è un fatto grave. “Non si può morire a 52 anni”, ho sentito ripetere quasi come un mantra alle tante persone che hanno preso parte ai funerali, l’ultimo giorno dell’anno. Barrea ha rappresentato un modello di sindaco innovativo, che si diversificava dal passato. Azioni concrete, lungimiranti, a volte in netto contrasto con il pregresso e con le idee che circolavano in paese. Una Borgaro che anche grazie alla sua azione si è trasformata, si è ingrandita e ha iniziato ad essere “smart”. Di lui si ricorderà a lungo la decisione di entrare nell’Unione dei Comuni a Nord Est di Torino, la famosa Unione Net. La tanto bistrattata ma al tempo stesso fortemente voluta da lui, Aldo Corgiat e gli altri sindaci dell’epoca. Un progetto che è poi annegato, anche se non per colpa sua. Ma per colpa del fatto che mettere insieme tante teste e tante idee differenti non è mai facile. Ma Barrea era questo e molto altro. Era prima di tutto un uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Un uomo che ti “scansionava” e cercava di capire chi tu fossi. Poi, se gli andavi a genio, ti dava la giusta confidenza. All’inizio, non lo nego, è stata dura avere un rapporto lavorativo con lui. Perché non accettava il fatto che si scrivesse male della sua Borgaro, che si desse spazio alle minoranze consiliari. In particolar modo al buon Ciccio Gravina, anche lui “andato avanti” qualche annetto fa. L’inizio lavorativo con te non è stato per nulla facile. Non dimenticherò mai il tuo cazziatone a Caselle, a margine di una conferenza stampa. Da quei tempi a oggi sono passati 11 anni e dal ‘lei’ siamo passati al ‘tu’. Forse anche per via del mio cognome. Lo stesso della tua adorata mamma. Da “buonasera Martinelli, cosa succede questa volta di negativo a Borgaro? Perché se mi chiama è perché c’è qualcosa che non va. Chissa cosa le avrà detto Gravina di negativo…”. a “Ciao rompiballe! che accade?”. Ci siamo ancora sentiti poche settimane fa per una battuta sul voto in Città Metropolitana sul tema Tav. E, come sempre, il tuo ‘mi raccomando eh! Ciao, ciao’, prima di terminare la conversazione, come sempre ‘lunga’ : un minuto scarso. Ma tu eri così, non potevamo cambiarti: rompiballe e pignolo. Severo ma giusto. Ma anche molto buono, anche se questo tuo lato lo tenevi molto nascosto. Mai avrei immaginato che quella sarebbe stata la nostra ultima conversazione telefonica. Né mi sarei immaginato che giovedì ai funerali del papà di Luca Baracco fosse stato l’ultimo saluto pubblico fra me e te. Eri stanco. Si vedeva. Il destino ha voluto che te ne andassi cosí, all’improvviso. In punta di piedi, in linea con il tuo modo di essere.
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