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SAN MAURO. Non voleva rubare la batteria del camion. Assolto giovane che viveva in auto

Quando i carabinieri hanno visto quella sagoma, in lontananza, accovacciata di fianco ad un camion, si sono subito insospettiti.  Era notte, a San Mauro, il 17 ottobre di due anni fa. Faceva freddo e la gazzella dei carabinieri che perlustrava il territorio stava transitando in corso Piemonte. Ad un tratto, in zona Pescarito, i due uomini dell’arma a bordo dell’auto hanno notato la sagoma di un uomo in lontananza che, a prima vista, pareva avere un fare sospetto. “Era a circa duecento metri da noi, quando ci siamo avvicinati si è alzato e si è allontanato come se nulla fosse. Così ci siamo fermati e gli abbiamo chiesto le generalità e cosa ci facesse lì”. E’ in quel preciso istante, quando l’auto dei carabinieri gli si è fatta di fianco, che sono iniziati i guai con la giustizia per Silvio Calderini, oggi 26enne. Il giovane è stato infatti denunciato per tentato furto e l’altra mattina, in tribunale a Ivrea, è stato ricostruito quell’incontro ‘fortuito’ con le forze dell’ordine. Di fronte al giudice Elena Stoppini, l’avvocato Alessandro Raucci del foro eporediese è stato chiamato a difendere l’imputato, che non s’è presentato in udienza. Ai fini del processo è stata sentita la testimonianza di Filippo Vitrano, maresciallo della stazione dei carabinieri sanmaurese, che quella notte era in servizio sull’auto che transitava per corso Piemonte. “Durante lo svolgimento di un regolare controllo perlustrativo, in zona Pescarito, abbiamo visto un soggetto accovacciato sotto il mezzo della ditta di trasporti Bartolini - ha spiegato il maresciallo -. Quando ha visto che ci stavamo avvicinando, si è alzato e si è nascosto vicino ad un altro camion. L’abbiamo fermato e gli abbiamo chiesto spiegazioni. Gli abbiamo domandato le generalità. Dov’era accovacciato abbiamo trovato il coperchio della batteria del camion della ditta Bartolini che era stato ‘rimosso’. Abbiamo proceduto ad una perquisizione personale dell’uomo e della sua auto, ma non è emerso nulla di particolare”. Tanto è bastato, però, per far sospettare alla forze dell’ordine che l’uomo stesse armeggiando sotto il camion per sottrarre la batteria del mezzo. Per la difesa, invece, nulla di tutto ciò. Nell’auto l’uomo teneva infatti un fornello elettrico e un materasso, segno che era solito passare le notti in macchina. “Questo processo ha poche certezze - ha inforcato l’avvocato Raucci -. Intanto, non c’è l’assoluta certezza che quella sagoma che i carabinieri hanno scorto a duecento metri di distanza fosse quella di Calderini. Nell’auto, il mio assistito aveva un materasso, segno che dormiva lì. L’impressione che se ne ricava è che Calderini fosse al posto sbagliato nel momento sbagliato. L’ipotesi che abbia smontato il coperchio del camion per commettere qualcosa di illecito, non trova riscontro nella realtà: non si è raggiunta alcuna prova. Perché doveva armeggiare lì? Per attingere corrente dalla batteria? E come avrebbe potuto smontarla senza avere degli attrezzi con sè, visto che non gli è stato trovato nulla addosso? Si sono fatte molte ipotesi, ma non si è riusciti a dimostrare alcunché”. Al termine dell’udienza della scorsa settimana, l’avvocato Raucci ha chiesto l’assoluzione dell’imputato mentre il pubblico ministero s’è espresso per la condanna del giovane a due mesi di carcere e al pagamento di una multa di 100 euro. Il giudice Stoppini, infine, ha assolto Calderini, tra le altre cose incensurato, per la particolare tenuità del fatto.
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