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LAURIANO. Chiude il macellaio: "Ringrazio il sindaco e la Pro loco..."

LAURIANO. Chiude il macellaio: "Ringrazio il sindaco e la Pro loco..."

Bruno Congiu nella sua macelleria, ormai vuota

“Questa attività chiude il 30 ottobre. Si vuole ringraziare tutti i clienti affettuosi, il sindaco, l’amministrazione comunale, la Pro loco e anche una parte del paese che purtroppo non è mai entrata nel negozio!”. Con questo cartello in mano, che da qualche giorno compare affisso alle vetrine del suo negozio, in via Mazzini, Bruno Congiu ringrazia, ironicamente, quella comunità che gli ha voltato le spalle. A Lauriano da oggi, martedì 30 ottobre, antivigilia di Ognissanti, c’è un negozio in meno e un disoccupato in più. Nel paese della Luxottica e del Caseificio Pugliese, dove il settore produttivo offre più opportunità che in qualsiasi altro centro del chivassese, la notizia stride un po’. Ma tant’è. Parliamo di commercio di vicinato che fatica a resistere non solo ai venti della crisi, ma anche all’avvento della grande distribuzione. E così un’altra piccola attività commerciale è spazzata via dall’incidere del tempo e dal progressivo ricambio della popolazione: i vecchi vengono a mancare, i giovani fanno la spesa nei grandi centri come Auchan, Bennet, Esselunga, Gigante. Di giganti della piccola distribuzione qui ne restano davvero pochi. Un panettiere, un tabaccaio e poco altro. Più che giganti, eroi. Bruno Congiu, 51 anni, padre di tre figlie in età scolare, sposato, da questa mattina è un esodato 2.0. Ha dovuto chiudere la sua attività, una macelleria, perché non ce la faceva più a tirare avanti. Troppo pochi i clienti, troppo alte le spese. “Ho mille euro di debito per la luce - racconta, gli occhi lucidi e la voce rotta dalla rabbia -. Sono andato in Comune per sapere se c’era un sussidio, qualcosa che mi permettete di continuare nell’attività, ma l’unica risposta che hanno saputo darmi era quella che già avevo. ‘Chiudi no?’. Eppure qualche anno fa dicevano tutt’altro…”. La storia di Bruno Congiu è la storia di un laurianese che già otto anni fa ha conosciuto lo spettro della disoccupazione. Era tra i licenziati della “Cementedile”. “Ci ho lavorato per quindici anni - racconta - e poi mi hanno lasciato a casa dall’oggi al domani, come gli altri. All’epoca, era il 2011, si votava per il sindaco a Lauriano e tutti gli schieramenti ci dicevano di non preoccuparci, di stare tranquilli che ci avrebbero ricollocato o alla Luxottica o al Caseificio. Invece non ricollocarono proprio nessuno di noi…”. Oggi la realtà per Congiu sembra un film già visto. “Alle ultime elezioni di Lauriano - spiega mentre ci accoglie nel suo negozio ormai vuoto - sia l’attuale sindaco che il suo competitor avevano nel programma elettorale iniziative per il rilancio dei negozi di vicinato. Si sono riempiti la bocca, hanno fatto grandi proclami ma poi di concreto non s’è visto nulla. Anzi. Personalmente ti dirò che non ho proprio mai visto nessuno in questi anni: a parte il sindaco, qualche volta, nel mio negozio non è mai entrato nessuno dell’amministrazione comunale. Nemmeno la Pro loco l’ho mai vista: fanno feste, grigliate, iniziative, ma morisse se sono mai venuti a prendere una salsiccia, anche solo una, qui. A che serve chiamarsi Pro loco se poi non si fa nulla per valorizzare le attività locali?”. “E’ andata così e mi spiace - conclude Congiu -. In questi anni le cose non sono sempre andate male, anzi. C’è stato un periodo in cui nel negozio c’era un continuo via vai, tanto che avevo messo anche una panchina per i più anziani in modo che potessero sedersi e chiacchierare aspettando il loro turno…”. Oggi, quella panchina, è stata la prima ad essere portata via.
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