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CHIVASSO. Il mistero di Betlemme

CHIVASSO. Il mistero di Betlemme

Lavori in corso di fronte alla Chiesa di Betlemme

Più si scava nella misteriosa vicenda dei lavori “pubblici” in corso nel sagrato e dintorni del Santuario di Gesù Bambino della frazione Betlemme, per i quali il Comune ha impegnato 15.000 euro, e più se ne scoprono di nuove. Ad esempio, il comunicato diffuso dal Comune il 18 ottobre parla di un passo carraio o carrabile . I lavori del sagrato prevedono infatti che la “pavimentazione verrà estesa verso sud, interessando il passaggio carrabile che conduce al cortile interno della proprietà”. Peccato che quel passo carraio, fino al momento in cui scriviamo, risulti privo del cartello di autorizzazione , di un’autorizzazione che deve venire rilasciata dal Comune, a richiesta della proprietà, e che viene concessa a determinate condizioni e dopo obbligatori controlli. Tutto nero su bianco nel “Regolamento dei passi carrai” approvato con Deliberazione del Consiglio comunale n. 17/2015, quando Claudio Castello era assessore ai lavori pubblici. E’ curioso che l’assessore Domenico Barengo, che sicuramente prima dei lavori ha fatto un sopralluogo sul posto con i tecnici del Comune, non si sia accorto della mancanza del cartello del passo carraio. Certo può darsi che Castello il regolamento dei passi carrai l’abbia scritto un po’ distrattamente. Tant’è vero che usa l’espressione “passaggio carrabile”, citando l’art. 120 del Codice della Strada. Però il Codice parla di “passi carrai” e non di “passaggi carrabili”. Casualmente “passaggi carrabili” si trova anche nel regolamento di Monopoli, provincia di Bari. Nell’attività amministrativa è richiesto di impiegare le parole giuste, quelle giuridicamente ineccepibili, e contenute nella normativa gerarchicamente superiore. Altrimenti si prestano a contestazioni e ricorsi. Se la polizia municipale affibbia a un automobilista la multa per aver lasciato l’auto davanti a un “passaggio carrabile”, a Chivasso è legittimato a non pagarla visto che il passaggio carrabile è giuridicamente inesistente? Passi carrabili a parte, colpisce un fatto: a nostra conoscenza non esiste una delibera di giunta specificamente dedicata ai lavori del sagrato del Santuario. Questi lavori sono infilati e quasi nascosti nella deliberona di aprile che approva una cinquantina di lavori di “manutenzione straordinaria “ delle strade chivassesi: la somma complessivamente impegnata ammonta 238.999 euro. Sono rappezzi delle carreggiate, tappamento dei buchi, rifacimento di cordoli sfarinati, che tra parentesi non si comprende come possano venire definiti manutenzioni “straordinarie”. Comunque solo manutenzioni. Mentre quello di Betlemme non è mera manutenzione: è un’opera diversa e più complessa degli altri lavoretti della deliberona. Il lungo comunicato del Comune ne descrive particolareggiatamente i numerosi aspetti. In fondo l’amministrazione, con le parole dell’assessore Domenico Barengo, si vanta del lavoro bello e accurato che metterà in sicurezza e migliorerà esteticamente un bel tratto della strada di fronte alla chiesa: scavi, realizzazione di un’intercapedine, risanamento dei muri dell’edificio, ampliamento del sagrato stesso, abbattimento barriere architettoniche, posa di cubetti di porfido, ecc. Magnifico! Ma un’opera come questa di solito l’amministrazione incarica l’ufficio tecnico di redigere un apposito progetto. Dedicato a quella sola opera. Prendiamo un lavoro pubblico comparabile: la riqualificazione di Corso Galileo Ferraris nel tratto prospiciente il vecchio ingresso dell’ospedale. Per intenderci, quello che prevedeva l’abbattimento dei tigli. E’ un lavoro più grosso, da 50.000 euro, ma simile a quello di Betlemme. In quel caso la giunta ha approvato una delibera unicamente finalizzata ad approvare quel solo progetto. Erano allegati alla delibera dei dettagliati elaborati: la relazione tecnica, il computo metrico, l’elenco dei prezzi ecc. I lavori vi erano descritti nei particolari. Perché nel caso dei lavori di Betlemme la giunta non ha agito nello stesso modo? Perché li ha indicati con poche righine in documento di quaranta pagine? Non vorremmo pensare male: ma in questo modo, per il lettore l’intervento è più difficile da scovare.
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