Nella lunga lettera che abbiamo pubblicato la settimana scorsa, il sindaco Claudio Castello nega che la trasformazione di CHIND spa in società a responsabilità limitata abbia lo scopo di “salvare” gli amministratori della società. E afferma che le ragioni sono altre, tra cui la minore spesa per la remunerazione del collegio sindacale.
E’ curioso: la società perde milioni di euro da anni, è in picchiata da almeno un decennio, è arrivata ad accumulare 7,5 milioni di debiti, e improvvisamente, e solo adesso, il Comune decide di risparmiare qualche spicciolo sulla remunerazione del collegio sindacale.
Ma lasciamo perdere e andiamo al sodo. Riconosciamo pure che, trasformandosi in srl la società CHIND risparmi qualche euro. Però Castello continua a non rispondere alla domanda che questo giornale gli sta ponendo dal mese scorso: il Comune, a cui CHIND deve 500.000 euro di tasse locali non pagate, avvierà un’”azione di responsabilità” nei confronti di coloro che hanno male amministrato la società negli ultimi dieci anni? E siccome fra questi amministratori figurava la dottoressa Chiara Casalino, oggi assessore al bilancio del Comune, il sindaco Castello le rinnoverà la sua fiducia e la manterrà al suo posto di assessore alla “cassa del Comune”, oppure le ritirerà le deleghe?
Il pesante giudizio negativo sugli amministratori di CHIND dal 2008 al 2017 è contenuto nelle 119 pagine della relazione scritta dalla dottoressa Bruna Borio, la “commissaria giudiziale” nominata dal Tribunale di Ivrea: dove la società ha presentato domanda di concordato preventivo e depositato un piano di pagamento parziale dei debiti.
Il sindaco Castello si guarda bene dal contestare questo giudizio negativo. Tacitamente forse lo condivide. Anzi, mica tanto tacitamente: in un’intervista a questo giornale ha riconosciuto che gli amministratori non sono stati all’altezza: “potevano fare di più”, la società “richiedeva di essere gestita e amministrata da professionalità adeguate”… (“La Voce”, 11 settembre 2018, p. 23). Il fatto è che fra queste professionalità non adeguate c’è anche il suo attuale assessore al bilancio, che gestisce i soldi dei chivassesi, e cioè la dottoressa Chiara Casalino…
Naturalmente Casalino non è sola. La dottoressa Borio elenca gli amministratori che hanno guidato la società negli anni del disastro dal 2008 al 2017. Tra il 2009 e il 2012 il Consiglio di amministrazione è stato presieduto da Beppe Bava, assistito dai consiglieri Giampiero Astegiano, Claudia Bianchini, Nicola Marino, Giuseppe Provvisiero, Giuseppe Valesio. Dal 2012 al 2014 il presidente è stato Chiara Casalino, e i consiglieri erano Giampiero Astegiano, Mario Bucci, Lorenzo Castellani, Giuseppe Provvisiero. Nel 2014 i soci mettono la società in liquidazione e nominano liquidatore Chiara Casalino, che resta in carica fino al febbraio 2017, quando si dimette.
Quindi Casalino non è da sola: ma nei nove anni considerati dalla commissaria giudiziale, Casalino è stata al vertice di CHIND per cinque. Ed era al vertice nel 2013, l’anno in cui secondo Borio la crisi di CHIND ha toccato il “picco”. Se gli amministratori non avevano preso provvedimenti prima, avrebbero dovuto prenderli nel 2013, e di corsa: o raddrizzavano la baracca o portavano velocemente i libri in tribunale. E soprattutto Casalino c’è ancora, qui, a Chivasso: non in CHIND, ma addirittura in Comune, a fianco di Castello, dove è stata “promossa” ad amministrare i soldi dei chivassesi.
Perciò rinnoviamo a Castello le nostre domande.
1. Il sindaco avvierà un’”azione di responsabilità” nei confronti della dottoressa Casalino e degli altri amministratori del decennio? CHIND deve al Comune 500.000 euro di imposte locali. E’ un “creditore” di CHIND, e ai creditori della società la dottoressa Borio addita la possibilità di chiedere i soldi agli amministratori rivelatisi incapaci. Non sono spiccioli. Sono grosso modo 18 euro per ogni chivassese: grandi e piccini, anziani e neonati. Se il Comune non riuscirà a incassarli li pagheranno loro. Ma il Comune ce la farà a recuperarli? Borio è scettica. CHIND si propone di vendere tutti gli immobili e di incassare 5 milioni entro il 2022: considerata la crisi generale dell’economia e quella settoriale del mercato immobiliare, Borio dubita del successo dell’operazione.
2. Castello si fida ancora delle capacità amministrative dell’assessore Casalino? E noi dobbiamo fidarci? Perché delle due l’una. O Castello confuta punto per punto la relazione Borio, laddove la commissaria critica la condotta degli amministratori di CHIND compresa Casalino, e dichiara apertamente di avere ancora piena fiducia nel lavoro che sta svolgendo l’assessore. Oppure ammette che Borio ha ragione, che Casalino non è stata all’altezza, ciò che il sindaco ha già pure ammesso, e allora dovrebbe ritirare le deleghe all’assessore.
3. Nei confronti di CHIND il Comune di Chivasso non è solo creditore di 500.000 euro. E’ anche socio, anzi il maggior socio con il 55% delle quote. L’imperizia degli amministratori di CHIND ha arrecato un danno al Comune anche come socio? E in tal caso che cosa dovrebbe fare il sindaco Castello per tutelare gli interessi del Comune e dei chivassesi? Immaginiamo che dovrebbe almeno consultare un avvocato e domandargli se è possibile chiedere i danni ai responsabili. E se è il caso di mandare tutti i faldoni alla Corte dei Conti. Per il caso Mauriziano il sindaco Castello non ha esitato a mettersi un avvocato, pagato dal Comune, contro Legambiente. Esistono cittadini di rango superiore e altri di rango inferiore, di serie A e di serie B?
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