Chissà cosa gli stava passando per la testa, mentre spostava il marsupio che teneva legato alla vita e mostrava i suoi “gioielli” ad un gruppo di studentesse dell’istituto di istruzione superiore “Giovanni Cena” di Ivrea, tutte minorenni.
Nel maggio 2016 appena diciannovenne, era poco più grande di loro.
Forse pensava di farla franca, che mai l’avrebbero riconosciuto con quel cappuccio del k-way calato sulla testa.
O, semplicemente, gli pareva una goliardata quel gesto di mostrare i propri genitali a delle ragazze che come tutte le mattine stavano per entrare a scuola. Chissà.
Mercoledì scorso il giudice Angela Rizzo del tribunale eporediese ha condannato Devid Mex a cinque mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Difeso dall’avvocato Massimo Campanale, il giovane, di origini russe e residente ad Aosta, per quell’episodio di quella mattina è finito a processo con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico. Il pubblico ministero aveva chiesto una pena di nove mesi di reclusione.
In aula, a sentire la sentenza, Devid Mex non c’era: il ventenne, già detenuto per altri motivi, sconterà la pena in carcere.
“Stavamo andando a scuola - hanno raccontato, in aula, due delle sei persone offese interrogate dal giudice Rizzo -. Eravamo in una via stretta: ad un certo punto abbiamo visto che c’era un ragazzo incappucciato che veniva verso di noi. Era strano: aveva i pantaloni a vita bassa. Ad un certo momento, s’è fermato a chiedere ad una di noi che ore fossero: quando gli abbiamo risposto, ha spostato il marsupio e abbiamo visto che aveva i pantaloni abbassati e i genitali di fuori. Ci siamo messe a correre e siamo arrivate a scuola. Lì abbiamo raccontato tutto ad un’insegnante...”.
Dall’istituto è partita la telefonata agli agenti della Polizia Municipale eporediese. “Quella stessa mattina - ha spiegato, sentita come testimone, una vigilessa del comando di Ivrea - c’era stato un altro caso, di una ragazza che aveva denunciato in commissariato un episodio analogo. Tutte le vittime ci avevano descritto il giovane con lo stesso abbigliamento: k-way scuro, jeans a vita bassa, marsupio, scarpe scure. Abbiamo scaricato i filmati delle videocamere del Movicentro, registrati il giorno degli atti osceni, e individuato una decina di possibili ragazzi che potevano aver commesso quel gesto. Tra le dieci foto segnaletiche, quattro delle sei studentesse del Cena hanno riconosciuto l’imputato. Le altre due non l’avevano visto in viso e non sapevano dire con certezza se fosse lui o meno. Così noi abbiamo proceduto con la denuncia all’autorità giudiziaria...”.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.