Cerca

SAN MAURO. “Dal centro di accoglienza arriva troppa puzza di fritto”

SAN MAURO. “Dal centro di accoglienza arriva troppa puzza di fritto”

Una protesta quanto meno singolare quella andata in scena alcuni mesi fa da parte dei residenti di Via IV Novembre, la strada che da tempo, ormai, ospita un piccolo centro  di accoglienza. Una protesta all’insegna degli odorio, per meglio dire, della puzza di fritto.

“Qui c’è puzza di fritto”, “Non se ne puo’ più”, “Non si respira”.

Queste ed altre le mail arrivate nella casella postale del vice sindaco Raffaele Quitadamo negli ultimi mesi. Ci troviamo in via IV Novembre, proprio qui, dalla fine del 2016, una cooperativa ha preso in affitto una vecchia casa di riposo e la struttura si è trasformata in un centro di accoglienza per richiedenti asilo che ospita una cinquantina di persone.

Profughi, provenienti, per la maggior parte, dall’africa subsahariana.

Una convivenza che, fino a poco tempo fa, non aveva mai creato nessun problema, nessuna lamentala.

Nessuna protesta, così dicevamo, fino quando i sanmauresi che abitano vicino al centro hanno iniziato a lamentare l’eccessiva puzza di fritto, di cibo, i profumi di una cucina che forse nulla hanno a che vedere con l’Italia.

Proteste che hanno inondato la casella posatale dell’amministrazione comunale.

La cooperativa che gestisce la struttura, la Versoprobo, ha provato più volte a spiegare come non ci sia nulla di strano. In quella casa vivono più di 40 richiedenti asilo ed è normale che quando ci si mette in cucina, a spadellare, le porzioni siano abbondanti e di conseguenza anche gli odori.

Della serie: cucinare il pollo e le patatine per una famiglia non è di certo come prepararli per 50 persone.

Insomma, nessun abuso di fritto è solo che in quella casa sono in tanti.

Va avanti, nel frattempo, nonostante gli odori delle patatine, il percorso di integrazione dei migranti ospitati sul territorio sanmaurese. Tra quelli presenti in via IV Novembre, provenienti dall’Africa, e quelli ospitati dalla cooperativa Babel, pakistani, parliamo di più di 60 persone. Tutte inserite all’interno del percorso che prevede la richiesta di asilo nel nostro paese.

Il comune, dal canto suo, continua a collaborare con le cooperative che gestiscono i richiedenti asilo per fare in modo che i nuovi arrivati possano sentirsi a casa e integrarsi senza grosse difficoltà.

Uno degli ultimi progetti ha visto i migranti impegnati all’interno delle scuole per la tinteggiatura della aule o, ancora, nella pulizia di parchi e sponde del fiume. 

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori