Quando si parla di profughi non c’è solo una storia a senso unico da raccontare. Storia di miserie, di cooperative che si comprano gli alberghi, di cittadini che protestano e faccendieri che si fanno i soldi a palate. No! Non c’è solo questo, per fortuna. C’è dell’altro. C’è anche lo sguardo fiero, onesto e lucido di
Lucia Mastromatteo. Abitava a Torino. Si è sposata con un ragazzo di Settimo Vittone. Ha passato tutta la sua vita tra le “scartofie” di un studio commercialista, poi due anni fa, quando
Don Angelo Bianchi, parroco a Castellamonte, l’ha chiamata per dargli una mano nella gestione dei richiedenti asilo, ha detto di “sì”. Un “sì” grosso come una casa. Un sì convinto. Un sì che non vedeva l’ora di dire.
Ed è come se le si fosse aperto un nuovo mondo davanti. Ha lasciato tutto ed è entrata in Agathon, mettendo a disposizione tutte le sue conoscenze e finalmente utilizzando una laurea in lingue che fino a quel momento lì le era servita a ben poco, forse a niente.
Con Agathon che in Canavese, in collaborazione con la Diocesi di Ivrea, ospita 70 profughi. A Settimo Vittone, Montalto e Spineto di Castellamonte.
E sapete che c’è? Grasie a lei, di questi 70, in 55, dopo aver studiato l’italiano e frequentato i tirocini formativi stanno già lavorando presso decine di aziende del Canavese, gli altri stan continuando a frequentare i corsi. Insomma, non ce n’è uno che stia per le strade a bighellonare con le mani in mano, a farsi cristonare dietro davanti ad un supermercato a raccogliere i carrelli della spesa, o in piazza Freguglia a chiedere il pizzo sui parcheggi....
E c’è chi lavora in campagna, chi fa il metalmeccanico, chi l’operaio semplice. Anche chi - e sono in 6 - grazie al lavoro, pur non avendo diritto all’asilo, potrà richiedere lo stesso un permesso di soggiorno.
“Un lavoro certosino, puntuale, specifico - ci racconta
Fabrizio Risso, responsabile di Agathon -
La passione che Lucia ci ha messo ha reso possibile questo miracolo. Lavora 24 ore al giorno per dare loro assistenza. Ha consumato mille scarpe per trovare a tutti un impiego. Suonando i campanelli di decine e decine di aziende. I risultati sono sotto gli occhi di tutti... In realtà quello che stiamo facendo lo dovrebbero fare anche gli altri, ma non lo fanno”.
E significa avviare per ciascuno degli “ospiti” dei tirocini extracurriculari finalizzati all’inserimento lavorativo, attraverso i centri per l’impiego, il Cnos Fap di San Benigno, il Campus Lab di Chivasso, le agenzie interinali. Significa spiegare alle aziende che la DGR 42 (legge della Regione Piemonte) consente percorsi che vanno da 3 a 24 mesi, durante i quali il datore di lavoro non paga Inps e Irpef, solo l’Inail, cioè un risparmio di quasi il 50 per cento, che non è poco.
“
Bisogna spiegarlo agli imprenditori - inforca
Lucia -
Molti non lo sanno. Lo spiego e lo rispiego fino alla sfinimento e alla fine i risultati ci sono... Ne abbiamo due che sono stati assunti dalle Cantine Briamara di Cuceglio, uno dalla Zurvit di Baldissero, un altro dalla Magnetica eccetera...”.
E tutto questo, incredibile ma vero, capita con Agathon che non è una cooperativa, non è una onlus, non dichiara di non voler fare utili. Anche se in verità ne fa davveo pochi.
“
Leggiamo anche noi cosa si dice e si scrive - alza il tono
Fabrizio Risso -
Noi abbiamo le prove e pure gli scontrini. Lo scorso anno, abbiamo speso più di 40 mila euro nei supermercati dei dintorni, a Montalto e a Cuorgnè, per acquistare alimenti al di fuori di quanto previsto dai protocolli. Cose in più per accontentarli. Ad un certo punto abbiamo dovuto mettere un freno agli acquisti per non andare in perdita....”. Ed è vero che al richiedente asilo spettano solo 2,5 euro al giorno, ma chi se ne occupa deve spendere quel che rimane dei 35 euro per fornire i kit per l’igiene personale, i vestiti e i cambi di vestito, il vitto, il medico e l’avvocato.
“A far le cose fatte bene ci si sta dentro appena appena....- inforca
Risso -
Ripeto! A fare le cose fatte bene, come le facciamo noi....”.
E che in via Parrocchiale a Settimo Vittone, si respiri un’aria che non sembra davvero essere quella della disperazione di chi ha lasciato la propria casa, si è fatto un viaggio su un barcone, è stato sballotolato di qua e di là e adesso non sa cosa gli riserva il futuro, lo si capisce subito.
Due migranti
In struttura di richiedenti asilo ce ne sono solo due, gli altri sono tutti al lavoro, giustamente.
C’è
Peter James, ha 20 anni ed è arrivato dalla Nigeria nel dicembre del 2016. I genitori non li ha più. Solo un fratello gemello, che un giorno spera di poter riabbracciare.
“Qui sono felice ....”, ci dice. Ride. Parla poco. Ridere, però, è già una gran cosa. Che cosa vuole fare da grande non lo sa.
“Il parrucchiere - lo anticipa Risso -
Non ci avevi detto che lo avevi già fatto per un breve periodo nel tuo paese...”.
“Sì”, risponde lui.
“Il parrucchiere...!”. Un sogno, più che un auspicio. Questo o altro, forse oggi, per lui non fa più troppa differenza.
Poi c’è
Yahya Gassana, 28 anni. In Ghana ha lasciato, oltre ai genitori, anche tre fratelli e tre sorelle. “
Una famiglia numerosa...” se lo dice lui stessa. Faceva il meccanico e vorrebbe farlo anche qui...
“
Sono venuti in Italia per lavorare”, spiega
Risso “Se vanno in giro a chiedere l’elemosina è perchè non gli è stata data una possibilità. Sono dei gran lavoratori, ve lo dico io. Dei bravissimi meccanici, ma solo con le auto vecchio stile, senza troppa elettronica. Bisogna accompagnarli, però. Dire a chi quasi non sa che cosa sia l’elettricità che la luce in casa si accende e poi si spegne, sennò la lasciano accesa... Non lo fanno apposta. E’ che non hanno mai visto un interruttore...”.
La polemica
E dire che nel settembre del 2016, proprio su Agathon srl e sul rapporto tra il titolare
Tullio Marini e l’arciprete
Don Angelo Bianchi coordinatore del progetto diocesano di accoglienza migranti, era venuto fuori uno di quei polveroni, ma più visti. In 150 avevano sottoscritto una lettera aperta indirizzata al sindaco, innescando la reazione a catena del pievano
Nicola Alfonsi. “Ignoranti, razzisti e cristiani ipocriti....” si era precipatto a commentare.
Due anni dopo ancora una lettera di
Corrado Bollo, anche questa indirizzata al sindaco. Per denunciare che cosa? Che sull’accoglienza dei profughi Agathohon stava facendo tanti soldi e qualcuno ci guadagna.
“Nel 2016 – scriveva
Corrado Bollo con in mano le informazioni raccolte in Camera di Commercio –
la Agathon, che è anche presente ad Asti, ha realizzato un fatturato di oltre un milione e mezzo di euro ed un utile di oltre 150 mila euro. Tullio Marini, socio di maggioranza, è amministratore unico ha percepito un compenso di 70.619, il socio di minorana Don Angelo Bianchi, una quota degli utili di 30.817 euro… Francamente non sono disponibile a farmi prendere in giro da costoro. Penso che non lo siano neppure i settimesi, perlomeno quelli che, nel settembre 2016 avevano sottoscritto la lettera aperta, accusata ingiustamente di razzismo dal parroco Nicola Alfonsi.”.
don angelo bianchi
Tutto vero e sacrosanto. Tutto vero ma c’è dell’altro.
“Per esempio che quei 70 mila euro - aggiunge Risso -
Tullio Marini li ha investiti tutti, euro dopo euro, nella creazione di una cooperativa specializzata in servizi, produzione e vendita ortaggi, coltivazione della terra, produzione di miele e marmellate, allevamento di mucche, capre e polli e tante altre cose. E tutto questo per dare lavoro ad altri migranti, in un mondo che ha bisogno di tanta mando d’opera....”.
Che vista così, quel che è nero diventa bianco, il diritto si rovescia, destra e sinistra stan dalla stessa parte....
Quasi inutile domandarsi a questo punto (e se lo domandava
Corrado Bollo) se l’attività svolta da Agathon,
“con i suoi dipendenti stipendiati, il suo amministratore profumatamente pagato, il suo socio-sacerdote al quale liquida parte degli utili, possa essere considerata un’opera di carità cristiana o una mera operazione commerciale cioè un affare….”.
Inutile quando si fa tutto alla luce del sole, quando si è a posto con la coscienza, quando non ci si alza alla mattina con il pensiero impegnato a capire come fottere, fregare o arricchirsi alle spalle della società. Alla fin fine anche gli amministratori delle Onlus e delle cooperative, se non son troppo onesti, possono approfittare dei soldi dell’assitenza, e in tanti già lo fanno, gonfiandosi gli stipendi o acquistando auto di lusso, chiudendo poi in pareggio i propri bilanci.
“Io su Tullio Marini ci posso mettere le mani sul fuoco”, passa e chiude Risso. E Risso, ex salesiano, non è un improvvisato. Alla Agathon è arrivato 4 anni fa, ma nel suo passato c’è l’Africa e l’esperienza in Croce Rossa.
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