Con l’arrivo della bella stagione, è ormai tradizione fare un bilancio della qualità dell’aria che abbiamo respirato durante l’inverno nella nostra città. Nella sua relazione annuale, l’ARPA scrive che “i dati rilevati nel 2017 presentano un netto peggioramento rispetto all’anno precedente. I dati rilevati nel 2017 continuano a mostrare la difficoltà del nostro territorio a rispettare i valori limite e valori obiettivo per 5 dei 12 inquinanti normati. Tutte le criticità rilevate negli anni precedenti sono confermate e per alcuni parametri, PM10, PM2,5 e NO2[biossido di azoto] il 2017 è stato un anno particolarmente critico… l’analisi delle serie storiche evidenzia negli ultimi 5/6 anni, in particolar modo per PM10 e NO2, un rallentamento della tendenza alla riduzione delle concentrazioni, elemento che deve far riflettere sulla necessità di nuove misure di risanamento della qualità dell’aria.”
L’allarme dell’ARPA è confermato dai dati registrati nella nostra città. Per le polveri sottili (PM10) la legge stabilisce un massimo di 35 superamenti annui dei valori limite: nel 2017, a Chivasso si sono registrati 82 superamenti del limite, più del doppio di quanto consentito dalla legge. Nell’ultima stagione invernale, da ottobre 2017 a marzo 2018, ci sono stati 63 superamenti.
Le piogge insistenti degli ultimi tempi hanno migliorato notevolmente la situazione, ma per chi pensasse che con l’arrivo dell’estate a Chivasso potremo finalmente respirare aria pulita, l’ARPA ricorda che: “L’ozono (O3) conferma la sua criticità nei mesi estivi su tutto il territorio metropolitano. Il valore obbiettivo per la protezione della salute è stato superato in tutti punti di misura.” E altre notizie non proprio rassicuranti arrivano dal sito del Comune, dove sono riportati i risultati di un monitoraggio effettuato dall’ARPA un paio di anni fa, su richiesta del Comune, sulla qualità dell’aria a Chivasso. Oltre a confermare tutti i dati riportati in precedenza, il monitoraggio riporta quelli relativi al benzo(a)pirene, un idrocarburo “cancerogeno per l’uomo … Presso il sito di Chivasso la media stimata è pari a 1.1 ng/m³ quindi superiore al limite normativo… Il benzo(a)pirene, produce tumori a livello di diversi tessuti sugli animali da laboratorio ed è inoltre l’unico idrocarburo policiclico aromatico per il quale sono disponibili studi approfonditi di tossicità per inalazione, dai quali risulta che questo composto induce il tumore polmonare in alcune specie.” Nel 2017, sempre secondo l’ARPA, il valore di benzo(a)pirene misurato nella stazione di rilevamento più vicina a noi, quella di Settimo, risulta ancora più alto, pari a 1.4 ng/m³.
Abbiamo chiesto all’assessore all’ambiente, Pasquale Centin, quali misure intende attuare l’amministrazione per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo: “E’ previsto un tavolo provinciale su questo tema il 19 di questo mese, – ci ha detto – ma si tratta di un problema di non facile soluzione. L’Unione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia e il governo Gentiloni ha chiesto ai comuni degli interventi efficaci, non bastano più i provvedimenti tampone. Per quanto riguarda gli impatti del riscaldamento civile, stiamo lavorando per estendere il teleriscaldamento, dalla prossima stagione saranno molti di più i condomini collegati alla rete. Per il traffico, stiamo procedendo all’acquisizione di due autobus a trazione elettrica. La soluzione per arrivare ad essere una smart city credo stia nella sostituzione del prodotto auto. Io sono relativamente ottimista, la politica industriale va in quella direzione, mettere in soffitta i motori diesel almeno per il trasporto civile, per le merci sarà più difficile.”
Quello del traffico è sicuramente il problema principale. Secondo l’ARPA, “Un contributo fondamentale all’inquinamento da polveri sottili e biossido di azoto e derivati è dovuto, nelle città, ai fumi di scarico degli autoveicoli”. Alla fine dello scorso anno, il Comune ha affidato a un professionista, l’ing. Piero Mondo della Soc. SAMEP Mondo Engineering di Torino, l’incarico di redigere il PUMS, il Piano Urbano di Mobilità sostenibile. Si tratta di uno strumento di pianificazione della mobilità urbana della durata di 10 anni, che dovrà sostituire tutti quelli precedenti. Gli obiettivi sono ambiziosi: migliorare l’attrattività del trasporto pubblico locale rendendolo più conveniente e razionale, ridurre il traffico veicolare, riqualificare la rete stradale rendendo più fluido e sicuro il traffico, creare una vera rete ciclopedonale. Il tutto a un costo di 38.000 euro.
Abbiamo chiesto all’assessore alla mobilità, Domenico Barengo, a che punto è la stesura del piano: “Per ora posso dire che siamo a buon punto. Abbiamo iniziato con una valutazione dei flussi di traffico su tutte le linee, mettendo una piastra su ogni strada, per rilevare il traffico. Basandoci sui dati ottenuti, saranno definite le linee di azione. Per ora non posso dire altro, penso comunque che il piano sarà pronto entro la fine dell’anno”.
Gli abbiamo chiesto se c’è stato un coordinamento con la Città Metropolitana e con il comune di Torino, dato che stanno elaborando un PUMS anche loro. “Per ora no, - ci ha risposto – si tratta di uno strumento a livello solo comunale, ma in seguito sicuramente sì”.
Ecco, forse era meglio coordinarsi da subito.
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