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31 Maggio 2018 - 21:24
La zona dell’apparizione
Il clima religioso in cui nel passato vivevano i nostri antenati non era certamente diverso da quello di tanti altri paesi del Monferrato o del Canavese. Eppure nel 1642 Brusasco ebbe modo di richiamare su di sè l’attenzione con un avvenimento che, vero o presunto, suscitò senza dubbio un grande scalpore: l’apparizione della Madonna a Margherita Piazzo, una “semplicetta fanciulla” di dodici anni.
Era figlia di Domenico e Cattarina Piazzo ed abitava nel Cantone di Grassano. Il giorno di Pasqua, verso le ore 15, insieme al fratello Guglielmo e alla sorella Anna Maria stava pascolando le mucche in un prato di Domenico Enrietto, nella regione “doue si dice In Saijrà, o sij alla Costa coherente li beni del Priorato di San Michele e li beni del Castello”.
Ad un tratto, uno degli animali si allontanò dalla mandria e la fanciulla lo rincorse per “pararlo al stroppo”. Fu proprio durante questo inseguimento che essa vide “appresso a un nocetto” una bellissima giovane “che staua a sedere appo detto nocetto vestita d’abito sottile sottile, di color argentino con una faldella bianca, con capelli neri, accomodata come fanno le signore, come si dice col cauagnino, bianca di molto e con le mani bianche”. Al collo e tra le mani aveva una corona del rosario con una “crocetta e una medaglia lucente”. Siccome non parlava, Margherita pensò che “fosse stracca” e che si riposasse. Si affrettò comunque a chiamare a gran voce il fratello e la sorella. Quando questi sopraggiusero, disse loro: “Uedete qua la bella cosa” ma essi non vedevano assolutamente nulla. Margherita prese allora un rametto e toccò la Signora sulle ginocchia: la visione, di colpo, disparve. Era ormai ora di tornare a casa, ma alla fanciulla spiaceva lasciare quel posto, pregò dunque il fratello di andare a riferire quanto era successo. La madre di Margherita non tardò ad arrivare di corsa con due vicine: Francesca del Brina e Maria detta “la stanchetta”. Le brave donne si fecero subito accompagnare sul luogo dell’apparizione, ma la fanciulla non vide “più cos’alcuna”.
Il giorno dopo Margherita tornò a pascolare le sue bestie e trovò nel prato “Maria figlia di Domenico di Vincenzo e Carlo figlio d’Agnesina moglie del fu Giovanni Balma” i quali le chiesero di accompagnarli nel posto in cui aveva avuto la visione.
Qui essi si inginocchiarono, si fecero il segno della croce e restarono pazientemente in attesa della bella Signora. Questa a un certo momento apparve, ma soltanto a Margherita. Invano essa cercò di additarla agli amici toccandola sopra un ginocchio: Carlo e Maria continuarono a non vedere nulla, perciò se ne andarono “a parar le sue bestie”. Margherita rimase sola nel prato e memore degli insegnamenti della madre, incominciò a dire “del bene” e precisamente “cinque paternoster et altretante avemaria”, prima per la Madonna, poi “per il nostro Signore” e infine perchè la Signora “se haueua da dire qualche cosa che lo dicesse”. Questa riapparve immediatamente “e disse le simili parolle, Andè a dire a uostro pare, che pianta qua una Croce con un capello di spine, e che la faccia benedire e ditte a qualch’uno, che habbia di dannari che faccia far una cosa tanto larga come un lenzuolo di mani e che faccia dipingere il nostro Signore e la Madonna”.
Margherita si affrettò subito a riferire quanto aveva sentito agli altri “bergeri”, i quali tornarono di corsa con lei nel luogo dell’apparizione. Erano circa quindici persone, insieme si inginocchiarono e si misero a pregare. La Signora, puntualmente riapparve, ma anche questa volta, soltanto Margherita ebbe il privilegio di vederla. Gli altri “bergeri” perseverarono ancora un poco nell’attesa, poi visto che davanti ai loro occhi non compariva proprio nulla, cominciarono a dar segni di impazienza. Fu allora la stessa Margherita che li invitò ad allontanarsi, cosa che essi fecero immediatamente, non senza però, averle raccomandato di pregare la Madonna affinchè dicesse qualcosa. La bella Signora non tardò a riprendere il discorso poco prima interrotto e secondo la testimonianza della fanciulla, pronunciò “le simil parolle, quelli che uanno a messa a digiuno, quando sono morti uanno apresso la Croce, e quelli che mangiano inanti, che andar a messa uanno per li Roui e Busconi mangiando delle foglie”. Per quel giorno la visione si concluse così e i Brusaschesi che ne furono informati certamente si rallegrarono all’idea che non era poi tanto difficile andare in paradiso: bastava digiunare poco prima della messa. Il terzo giorno Margherita ritornò sul luogo dell’apparizione seguita da un codazzo di gente che però, con molta discrezione, se ne rimase quieta in disparte. Questa volta la fanciulla mise nelle sue preghiere un’intenzione precisa: voleva sapere se quella Signora era veramente la Madonna e averne la conferma con un segno che fosse visibile a tutti. La Signora le disse di mettere la mano nel seno, quando l’avesse tirata fuori, avrebbe avuto la prova tangibile dell’origine soprannaturale della visione. Doveva però stare bene attenta a non lasciarsi toccare la mano da nessuno. Margherita corse da sua madre che stava pazientemente in attesa con altre pie persone e seguendo attentamente le istruzioni, tolse la mano dal seno: “era tutta argentina, et atorna al braccio, rosso a forma di bindello”.
Tutti gridarono al miracolo e si precipitarono verso il luogo dell’apparizione. In testa vi era Margherita che aveva riposto nuovamente la mano tra le pieghe della veste. Pregarono qualche tempo insieme, poi qualcuno chiese di vedere un’altra volta la mano, ogni traccia di “argentino” era sparita ed anche il “bindello” rosso non c’era più. Invano la fanciulla chiese alla Signora di rinnovare il prodigio nelle due visioni che si susseguirono. Una quello stesso giorno, dopo il Vespro, l’altra il giorno successivo.
Furono soltanto due fugaci apparizioni, senza colloquio e senza segni miracolosi. Furono anche le ultime. Poi si misero in moto le autorità ecclesiastiche.
I testimoni furono interrogati dal Vicario Foraneo, Don Domenico Ellena, alla presenza di un notaio, del Parroco di Brusasco, Don Gio’ Batta Ferrero, del Curato di Marcorengo, Don Gio’ Batta Constantino, di Don Gio’ Antonio Ellena e di Don Carlo Marocco di Fontanetto Po. Alle domande degli inquisitori Margherita rispose con molta sicurezza di non aver “mai hauuto nè spauento nè paura alcuna nè uedendo detta Signora nè dopo”.
Fece anche il nome delle persone a cui aveva fatto vedere il segno: “sua madre, Giouanni figlio di Gio: Pietro Balma, Carlo figlio di Antonio Enrietto, Margherita figlia di Guglielmino Testore, Lucia figlia di Gio: Batta Laurella, Orsola figlia di Francesca Uggio et altri”.
Tutti furono interrogati e tutti confermarono il racconto di Margherita giurando di aver visto il prodigioso “segno”. Si trattava però di persone semplici, ingenue, facilmente suggestionabili e portate a cercare nel soprannaturale quelle illusioni che la grama vita quotidiana non poteva loro offrire. Non c’è quindi da stupirci se, certamente in buona fede, siano rimaste vittima di un’infatuazione collettiva. Del resto anche il Sindaco, Andrea Sacho, dimostrò di aver preso molto sul serio le apparizioni. Fu infatti lui, che a nome della Comunità, pregò le autorità religiose di assumere le necessarie “informationi à buon fine ed effetto”, sottolineando che tale avvenimento aveva “reso tanta consolatione alli nobili Agenti e popol d’esso luogo”. Ma l’esposto del Sindaco non si fermò qui. Forte del fatto che “numeroso popolo” accorreva al “luogo dell’apparitioni”, anche dai paesi vicini, “con tanta diuotine....e con tenerezza di loro cuori”, egli chiese ufficialmente “licenza di dar principio ad una chiesa in honore della Beatissima Vergine”. Le autorità religiose però non si lasciarono suggestionare. Aprirono una breve inchiesta e poi la chiusero.
Nessun commento si trova infatti nel volume dell’Archivio Vescovile di Casale (Parrocchia di Brusasco - I mazzo, fascicolo 16) in cui sono raccolte le testimonianze. Nessun documento successivo parla più di queste presunte visioni, segno evidente che il caso fu presto chiuso ed archiviato.
Brusasco vide così svanire l’illusione di essere diventato “terra del miracolo”.
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