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CHIVASSO. Ospedale D'Ambrosio: il Pd ci fa una figuraccia...

CHIVASSO. Ospedale D'Ambrosio: il Pd ci fa una figuraccia...

Il compianto Antonio D'Ambrosio

C’è una Chivasso che non ha voglia di intitolare il nuovo ospedale a chi lo volle per primo e a chi più di tutti si adoperò per vederlo realizzato. E’ la Chivasso che, in barba alle centinaia di firme raccolte dai cittadini per ricordare il compianto Antonio D’Ambrosio di Montanaro, ex assessore regionale alla Sanità ai tempi del Governatore Enzo Ghigo (Forza Italia), si sta aggrappando ad ogni cavillo pur di bloccare ciò che ormai non sembra più arrestabile. Il sindaco Claudio Castello e la sua Giunta di centrosinistra, in primis. E poi il Partito Democratico, con tutti i suoi consiglieri comunali. C’ha provato la capogruppo Cristina Peroglio, l’altra sera, in Consiglio comunale, a prenderci per il naso, costringendo l’opposizione di Matteo Doria e Domenico Ciconte a ritirare la mozione sull’intitolazione dell’ospedale a D’Ambrosio per non vedersela bruciata con un scusa.  Stiamo facendo accademia, in quanto la legge 1188 del 1927 stabilisce, all’articolo due, che ‘nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni...”, ha sentenziato, convinta com’era - ahìlei -, di aver detto la cosa più furba che si potesse dire, dato che Antonio D’Ambrosio è mancato meno di dieci anni fa, nel maggio 2012. Ho letto, ho letto purtroppo...sono scivolati sulla classica buccia di banana”.  Se la ride sotto i baffi, suo malgrado, persino Renato Cambursano, ex parlamentare di centrosinistra, mentre legge e commenta le dichiarazioni di Peroglio riportate mercoledì da La Nuova Periferia. “Avrebbero fatto più bella figura a dire che non volevano dedicare l’ospedale ad un politico e sarebbe finita lì”, aggiunge ancora Cambursano, uno che in linea con D’Ambrosio proprio non era. E già. Il ragionamento, se tale si vuol considerare, fatto dalla capogruppo Pd non sta in piedi per due ragioni. La prima, semplice semplice, è che è vero che la legge numero 1188 del 1927 prevede che le persone cui si vuole dedicare una struttura pubblica siano scomparse da almeno dieci anni, ma è altrettanto vero che poche righe più giù, lo stesso articolo di legge dice chiaramente che è possibile chiedere una deroga al Prefetto in caso si voglia comunque procedere. Delle due, l’una. O Peroglio pensa che sia sufficiente sedersi in Consiglio comunale per considerare il resto dell’universo mondo un gregge di pecore, oppure la “capra”, per dirla alla Sgarbi, è lei, che non legge oltre le prime righe di un dispositivo che ha già avuto la sua applicazione anche nella nostra città. E in circostanze del tutto simili. E’ qui che casca di nuovo l’asino e pure il ragionamento. Più di trent’anni fa, durante l’amministrazione di centrosinistra di Livio Riva Cambrino, sindaco dal 1977 al 1984, venne dedicato il campo sportivo alla figura del compianto Paolo Rava, ex primo cittadino chivassese prematuramente scomparso nel 1982.  E’ chiaro che la tempistica dei dieci anni non venne rispettata e che, altrettanto chiaramente, l’amministrazione dell’epoca s’affrettò a chiedere una deroga al prefetto per procedere all’intitolazione. La circostanza è del tutto analoga e, oggi come allora, è sempre un’amministrazione di centrosinistra che governa la città. Cosa c’è di diverso tra il caso del campo sportivo Rava e quello dell’ospedale D’Ambrosio?  Oltre alla caduta verticale dell’intellighenzia della sinistra chivassese, c’è che semplicemente Rava era di sinistra e D’Ambrosio di destra. Tutto qui. Tutti gli altri giri di parole che da Castello e Peroglio in giù si stanno facendo intorno a questo che è ormai un caso politico, sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Tanto per cominciare, di quelle centinaia che hanno messo la propria firma in calce alla petizione che verrà consegnata giovedì al direttore generale dell’Asl To 4 Lorenzo Ardissone. Quindi ai sindaci e ai Consigli comunali del chivassese che hanno già approvato l’ordine del giorno per intitolare l’ospedale a D’Ambrosio. E sono tanti. Verolengo, Crescentino, San Sebastiano, ecc... ecc...  Tutti fessi? Chiedetelo alla Peroglio!
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