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Sicumera assolutamente lacchè!

Molte volte lo sdegno d'uomo mite diviene collera Sicumera assolutamente lacchè! Il lemma sicunera, che significa ostentazione di sicurezza di sé ha un etimo incerto; forse di derivazione ironica dal sicut erat della preghiera cristiana "Gloria Patri". Parte del testo latino recita: "Sicut erat in principio,/ et nunc, et semper,/ et in saecula saeculorum.", che in italiano suona "Così era in principio,/ e ora e sempre,/ e nei secoli dei secoli". Certe persone hanno una sicumera che è una sicurezza presuntuosa, che ostenta una certa superiorità, se interpellati non rispondono con un tono di voce calmo e tranquillo ma con superbia. Certo sicumera viene molte utilizzata come sinonimo ricercato di "sicurezza", ma il concetto che esprime è diverso e preciso. Se queste persone abbinano la parola assolutamente, avverbio derivato di assoluto, dal latino absolutus, che è participio passato di absolvere sciogliere. Quando lo usano, tagliano con sicumera tracotanza tutto e tutti. Molti lo utilizzano in maniera impropria come intensivo del si o del no, assolutamente si o assolutamente no, che invece di dare una certezza lascia nell’incertezza e allora l’unica cosa certa è la loro nerboruta presunzione. Quest’ultimo lemma deriva da nerbo, dal latino nervus tendine, muscolo. Una parola di importanza straordinaria; infatti, contrariamente alla più consueta prospettiva, descrive il muscoloso senza implicazioni estetiche, ma marcando la sua possanza, e anche il suo essere rude; etimologicamente, questa parola i dipinge con vivacità i fasci di muscoli e tendini di cui è dotato il nerboruto presuntuoso. Che poi in fondo pensa di essere importante ma è solo un misero lacchè, persona servile. Lacchè deriva dal francese: laquais domestico in livrea che accompagnava la carrozza del signore; forse da una variante catalano-araba: alacay scudiero, o dal provenzale, lecai ghiottone. Servo viscido dalla moralità labile che è sempre, sempre affaccendato a sostenere le peggiori macchinazioni e i capricci sfrenati del padrone. Favria, 20.12.2014 Giorgio Cortese
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