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EPOREDIESE. Una Ivrea da 100 mila abitanti?

EPOREDIESE. Una Ivrea da 100 mila abitanti?

ivrea palazzo municipale

Poniamo che due, tre e poi cinque, cento, mille, 110 mila persone, non a caso, si mettano insieme con un unico grande obbiettivo trasformare Ivrea in un’unica grande, grandissima città, un capoluogo e tutto il suo circondario, da Caluso sino a Piverone, passando per San Martino e su su fino a Settimo Vittone. Una seconda area metropolitana dentro all’area metropolitana, la seconda città dopo Torino e prima di Moncalieri. Potrebbe anche sembrare un’idea un po’ balzana, ma a guardare la convenienza che ci sarebbe, si dovrebbe cominciare a farla subito. Tra le altre cose sparirebbero, pensa un po’ te che roba, tutti i vincoli di bilancio legati al fantomatico patto di stabilità e si potrebbero spendere gli avanzi accumulati in questi anni dai Comuni, i dieci milioni di euro di Ivrea, i milioni di Strambino e le centinaia di migliaia di euro di Bollengo, Piverone e Settimo Vittone.... E vuoi mettere poi che cosa significherebbe andarsi a sedere al tavolo, in un faccia a faccia con il sindaco Fassino di Torino, che è anche presidente della nuova Area Metropolitana dicendogli, “uhèila, guarda che io sono la grande Ivrea” e valgo e conto per la bellezza di 66  comuni? Da pisciarsi addosso... Una figata senza eguali. Chi l’ha pensata? Nel Comitato Promotore l’ex sindaco di Pavone Maria Aprile e poi il presidente del consiglio comunale di Ivrea Elisabetta Ballurio Teit, l’ex sindaco di Strambino Savino Beiletti, ma anche Francesco De Giacomi, Aldo Gandolfi, Lino Naj Fovino, Franco Raiteri, Alberto Redolfi, Franco Restivo, Emilio Torri e Alberto Tognoli. “Dal 2015 la Provincia di Torino diventa Città Metropolitana e tutta la nostra area perde autorevolezza e peso politico nella nuova istituzione - dicono e scrivono in una lettera aperta a tutti i cittadini dell’Anfiteatro Morenico - La gestione sarà naturalmente sbilanciata verso il capoluogo e la sua prima cintura, dove si concentreranno ulteriormente le risorse e i centri di ricerca e innovazione, riducendo di conseguenza le risorse disponibili per il restante territorio, frantumato e periferico...” E se questo dovesse accadere - ed è quasi certo che accadrà - per tutto l’eporediese sarebbe la fine... Ecco perchè occorre  costruire un unico ente pubblico forte, in grado di gestire un piano di sviluppo di un’area sufficientemente grande in termini di cittadini, conoscenze e superficie. L’obbiettivo si concretizzerebbe dando ai 66 comuni (tanti se ne sono contati)  un unico Sindaco e un solo Consiglio comunale eletti direttamente dai cittadini, sotto dei quali continuerebbero ad operare le Municipalità con pro-Sindaci, a presidio delle tradizioni e delle specificità dei luoghi, e per gestire servizi locali ben accessibili ai cittadini. “Solo creando un’unica città diffusa a tutto l’anfiteatro morenico coi suoi 110.000 abitanti  - insistono i promotori - possiamo sperare in una gestione amministrativa forte e unitaria, capace di concepire, promuovere e realizzare un piano di sviluppo che possa attrarre investimenti nazionali ed europei in grado di rimettere in moto l’economia. L’alternativa è l’irrilevanza e il degrado del territorio...” Da qui in avanti, il primo passo è il movimento di opinione che già oggi è composto da più di un centinaio di persone e sta crescento giorno dopo giorno sempre di più.   IN ALLEGATO PDF L'APPELLO AI CITTADINI E AI SINDACI    
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