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Mozart a Torino compì 15 anni

Mozart a Torino compì 15 anni

Wolfgang Amadeus Mozart

L'albergo dove soggiornano il giovane Mozart e suo padre era situato nella "Contrada Dell'Albero Fiorito" e in origine si chiamava "Antica Osteria Della Dogana Nova" ed era considerato il più antico "Hotel" della città. Con questa denominazione viene aperto nei primi anni del Settecento ed essendo ubicato nella vicina Porta di Palazzo offre ospitalità soprattutto ai viaggiatori che provengono da Milano, tanto che vi transiteranno anche Giuseppe Verdi, ospite nella Capitale Sabauda dopo l'elezione alla Camera dei Deputati e Napoleone nel giugno del 1800 dopo la battaglia di Marengo. Nel 1868 cambia denominazione in "Dogana Nuova e Pensione Svizzera" e nel 1917 assume l'attuale nomenclatura "Albergo Dogana Vecchia". Come lo vediamo oggi e già nelle fotografie della fine degli anni '20 non è certo più come si presentò al giovane Mozart quando giunse da Milano con il padre Leopold nel gennaio del 1771. L'edificio originale fu ricostruito nel 1786 a seguito del nuovo "allineamento" edile imposto per via Corte D'Appello ed è stato successivamente modificato a più riprese, conservando solo nel corpo orientale, a pian terreno, l'antica struttura a scuderie e rimesse. Wolfgang aveva già ricevuto nell'estate precedente a Roma lo "Speron D'Oro", onorificenza conferitagli da papa Clemente XIV e il diploma di "Accademico Filarmonico", nell'autunno, conseguito superando l'esame all'Assemblea di Bologna sotto la guida dell'autorevole teorico e storico della musica Padre Martini. Nonostante giungano, padre e figlio, sull'eco del trionfo ottenuto al Teatro Ducale di Milano con la sua opera "Mitridate Re Del Ponto", su libretto, tra l'altro, del torinese Vittorio Amedeo Cigna Santi, la Gazzetta di Torino non pubblica nulla al riguardo e così la permanenza di Mozart in città rimane quasi ignorata. I Mozart arrivano dunque da Milano, probabilmente stanchi del viaggio in carrozza, nella "Contrada Dell'Albero Fiorito" in piazza Porta di Palazzo, ora Piazza della Repubblica, percorrono la "Contrada D'Italia", ora via Milano, pagano il pedaggio doganale e prendono alloggio alla locanda "Dogana Nuova" in via Corte D'Appello 4. E' lunedì 14 gennaio 1771 e Leopold ha con sè una lettera di presentazione firmata dal conte  Firmian, plenipotenziario degli Asburgo a Milano, in cui chiede al conte torinese Lascaris di Castellar di intercedere presso Carlo Emanuele III di Savoia al fine di far avere al giovane Amadeus un contratto per comporre un'opera al Teatro Regio. Un altro motivo del viaggio a Torino dei Mozart lo spiega lo stesso Leopold in una lettera spedita alla moglie, manifestando il desiderio dei due di assistere all'opera "Annibale in Torino" di Giovanni Paisiello che ebbero modo di conoscere e di mostrare la reciproca stima e amicizia a Napoli, nell'autunno dell'anno precedente. Forse Leopold tentava addirittura un approccio diretto con il re Carlo Emanuele III al fine di ottenere un incarico per il figlio presso il Teatro di Corte che era considerato tra i più importanti d'Europa. Comunque, grazie alla presenza di Paisiello, a Torino i Mozart incontrano a Teatro e nei salotti molti esponenti della nobiltà e della cultura torinese, come la Marchesa di Barolo e la Marchesa di Saluzzo, il conte Caron con la consorte Principessa di Voghera, le famiglie Raiberti e Tomati e logicamente il loro anfitrione, amico del conte Firmian, conte Lascaris di Castellar. Naturalmente sono più interessati all'ambiente musicale della Corte del re di Sardegna e così incontrano il Maestro della Cappella Reale Francesco Saverio Giay, il celebre Gaetano Pugnani, membro della Cappella Regia e Primo Violino del Teatro Regio, Ignazio Celionatti e Gaetano Chiambrano ed infine i fratelli Besozzi, Alessandro e Giacomo, rispettivamente oboista e fagottista di fama internazionale. Il violinista torinese Felice Giardini invece, che fu allievo del maestro Giovanni Battista Somis e fece parte delle orchestre dei teatri di Roma e Napoli, dopo una serie di "tournées" come solista all'estero, si stabilì per oltre trent'anni a Londra, dove si distinse come didatta e operista, oltre che come violinista. Qui conobbe il giovanissimo Mozart, il quale, successivamente, ricevette da lui una lettera di presentazione, che utilizzò in occasione del suo soggiorno torinese. L'incontro più importante però avviene con monsignor Quinto Gasparini, violoncellista e Maestro di Cappella del Duomo, che aveva già messo in musica il Mitridate Re Del Ponto" nel 1767, sullo stesso libretto che utilizzò Mozart nelle sue rappresentazioni milanesi nel 1770, del poeta torinese Vittorio Amedeo Cigna Santi, il quale egli stesso nella prefazione scrive: "Veggasi la tragedia del francese Racine che si è in molte parti imitata...". Entrambe le opere ebbero come scenografie quelle dei fratelli torinesi Galliari. Anche se successivamente venne ricordato solo il "Mitridate Re Del Ponto" di Mozart, al Regio Teatro Ducale di Milano cercarono di far cantare alcune arie di Gasparini alla prima donna invece di quelle composte dal giovane Mozart. Comunque Wolfgang era talmente interessato allo stile del maestro torinese che copiò di sua mano un "Adoramus Te Christe" che gli fu attribuito fino al 1931 quando F. Raugel ne stabilì finalmente la paternità. Ad ingannare il manoscritto, oltre alla grafia, Mozart aveva apposto in calce anche la propria firma. Non è il caso di stabilire qui un rapporto tra i rispettivi meriti dei due compositori, anche perchè non vi fu alcuna rivalità in quanto ancora Leopold ricorda, nel 1778, l'amicizia che nacque a Torino durante il loro soggiorno. L'analisi comparata delle due opere però, permettono di constatare, senza ombra di dubbio, che il giovane Mozart si è servito moltissimo dell'Opera del più esperto Gasparini. Questo non è solo riscontrabile in un'analoga scelta dell'uso del recitativo secco o accompagnato e delle stesse tonalità, ma anche in una scrittura fin troppo simile, fino a giungere all'ultima aria di Mitridate "Vado incontro al fato estremo" che è identica. Ci fu davvero in quel periodo, secondo Leopold, una sorta di complotto ordito intorno alla prima donna Antonia Bernasconi, che si tentò di convincere, come era successo a Milano, ad introdurre "tutte le Arie del Abbate Gasparini di Torrino, con persuaderla di mettere queste Arie, e di non accettare nulla di questo Ragazzo, chi non sarà mai capace di Scrivere una sola buona Aria. Ma la prima Donna si dichiarò, di voler vedere prima le Arie del Figlio: e avendole vedute si dichiarò contenta, anzi arcicontenta". In realtà, la Bernasconi, di origine tedesca, non poteva che essere favorevole al debutto del giovane salisburghese e, dopo l'arrivo del primo cantante, Pietro Benedetti, detto il "Sartorino", le prove permisero di montare un'opera composta in poco più di un mese, con tre buone settimane per lo studio e l'adattamento delle parti solistiche, due prove d'orchestra e tre d'insieme con la generale compresa. Fu firmato un contratto con le tre sorelle Giacomazzi: Teresa da seconda donna e Antonia e Cecilia "per recitare tanto da uomo che da donna", secondo gli usi e i costumi del Settecento. Con un'orchestra di 56 strumentisti si rivelò un successo, come lo era stato il Mitridate di Gasparini (28 repliche), con un'orchestra di 53 strumentisti e con la prima apparizione sulla scena del Regio torinese della celebre prima donna Antonia Maria Girelli con Carlo Reina. Il 27 gennaio Wolfgang Amadeus Mozart, soddisfatto dei suoi successi, compiva quindici anni a Torino, che Leopold definisce semplicemente "bella", probabilmente festeggiando il compleanno nella locanda dove alloggiavano, "L'Antica Osteria Della Dogana Nova". Quattro giorni dopo lasciarono la Capitale Sabauda e partirono alla volta di Milano per ritornare nella residenza del conte Carlo Giuseppe Firmian, plenipotenziario di Maria Teresa D'Austria per la Lombardia e buon protettore dei Mozart a Torino. All'inizio del 1781, Mozart, ormai affermato, ultimò il quartetto con oboe in fa maggiore K 370 per il secondo oboista dell'orchestra di Mannheim, Friedrich Ramm, quasi un segno di gratidudine nei confronti dell'amico Alessandro Besozzi conosciuto a Torino dieci anni prima.
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