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Se a Chivasso il tribunale non c’è più è tutta colpa del Partito Democratico

Neppure Homer Simpson sarebbe riuscito a fare meglio. A loro, al centrosinistra che governa questa città, sono bastati poco più di due anni per farsi fottere il servizio emodinamica dell’ospedale di Chivasso, poi la Camera di Commercio e, da metà agosto, udite udite, pure gli uffici giudiziari di via Siccardi. Chiusi. Cancellati. Niente giudici, nè cancellieri. Nulla di nulla. Per le litigate - cari voi e cari noi - da adesso in avanti si andrà ad Ivrea in uno dei tribunali più sgangherati d’Italia, con i gatti e i topi che circolono indisturbati nel vecchio palazzo di giustizia e con quello nuovo, nell’area ex Montefibre, che quando ci sarà (i tempi sono per la verità piuttosto lunghi) non avrà neanche un ufficio per tutti i giudici previsti in pianta organica. “Bel colpo” verrebbe da dire, ancora di più se si considera come si è affrontata l’intera questione quando nacque il problema della riorganizzazione giudiziaria, nell’autunno del 2011. Si sarebbe potuto continuare a restare nell’orbita del tribunale di Torino, facile da raggiungere anche per chi abita a Verrua Savoia. E invece? Un giorno (correva l’8 settembre del 2011) bussa al portone di Palazzo Santa Chiara il sindaco di Ivrea Carlo Della Pepa del PD, a cui bruciava il sedere di vedere sopprimere il suo tribunale, che riesce a convincere, senza peraltro neanche faticare tanto, tutta la nostra classe politica, dal consigliere regionale Gianna Pentenero in giù, quanto sarebbe stato bello un grande tribunale Canavesano con una sede a Ivrea e una sezione distaccata a Chivasso. L’apoteosi delle “balle”, verrebbe da dire, e infatti il tutto si è sciolto come la neve, nel momento stesso in cui è giunta l’ora di tirare le fila. Il 13 agosto scorso, poco prima di ferragosto, quando a Palazzo Santa Chiara è giunta la notizia e il Partito Democratico è uscito dal “trance”, quasi non si riusciva a credere ai propri occhi. Subito si sono messi a telefonare come dei pazzi e quando han capito che non ci sarebbe stato più nulla da fare, cioè quasi dieci giorni dopo, han preso carta e penna e scritto una lettera a mezzo mondo, al ministro, ai presidenti di corte d’appello e tribunale, ai sindaci, alla rava ed alla fava. Nell’intestazione mancavano solo i parenti stretti e i vicini di casa e poi li avevano messi dentro tutti. Per dire cosa? Semplicemente che “adesso” quasi quasi preferirebbero andare con Torino. A corredo una lunga serie di motivazioni che sono uguali e identiche a quelle che a suo tempo scrivevamo noi della Voce, sottoscriveva il centrodestra chivassese, da Matola a Fluttero, e pure l’avvocato Mauro Bironzo in rappresentanza di tutta la categoria professionale cittadina. Insomma continuano le figure da “cioccolatai” di chi a parole pretenderebbe - o almeno dice - di volere amministrare questa città come mai s’era visto fino a oggi e poi, vuoi perchè sindaco e assessori non ci sono mai, vuoi perchè in taluni casi sono un po’ duri di comprendonio, quotidianamente si lavora quasi inconsapevolmente a smontare tutto ciò che di buono si era riuscito a costruire negli ultimi 20 anni. Si! Proprio “inconsapevolmente”. Non lo fanno apposta. E’ questo il grave! C’è che non sono all’altezza dei ruoli che occupano e quand’anche lo fossero, sono in tutt’altre faccende affacendati, com’è il caso del dottor Libero Ciuffreda. Non è un caso che oggi esista una legge sulle incompatibilità che sembra gliel’abbiano cucita addosso. Legalmente incompatibile di fatto con il ruolo di primo cittadino. Salvato in extremis dal Governo ma, per fortuna, non più ricandidabile.
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