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Gabriella Colosso. L'assessora Grinch che vuole "cancellare" il Natale a Ivrea in combutta con Ascom

Il sogno del villaggio di Natale di Ivrea finisce tra casette vuote, scontri politici e il controllo di Ascom

Gabriella Colosso. L'assessora Grinch che vuole "cancellare" il Natale in combutta con Ascom

Natale Grinch

C’era una volta un’idea di una città che aspirava al turismo. E no, non è una favola: è la storia, tutta eporediese, del villaggio di Natale che doveva trasformare Ivrea in una piccola Bolzano piemontese e che invece è riuscita nell’impresa ben più originale di trasformarsi in un presepe… senza pastori, senza botteghe e, soprattutto, senza pubblico.

L’idea nasce nel maggio 2024 e a metterci la faccia è Fabrizio Dulla, allora assessore al commercio, con il sostegno convinto del sindaco Matteo Chiantore. Casette di legno, atmosfera europea, turismo, vin brulé e sogni di gloria. Vicini ad Aosta dove già si fa con grandi ritorni. Già ci si immaginava un turismo itinerante del fine settimana.  Tutto perfetto sulla carta.  Talmente perfetto che, appena sceso sulla terra, il progetto inciampa subito. Primo anno: flop. Ma niente paura, ci dicono. “Faremo meglio l’anno prossimo”. Classica promessa "del dopo".

E infatti il panettone arriva, si mangia, si digerisce e, insieme ai canditi, sparisce anche la delega a Dulla. Fine della favola? Macché. Entra in scena Gabriella Colosso, assessora agli animali promossa sul campo al commercio. Un passaggio che già di per sé meriterebbe un cenno in qualche manuale di zoologia amministrativa. Dai gatti in carcere alle casette il passo è breve e si vede. “Ora te ne occupi tu”, le dice il sindaco. E lei se ne occupa. Ma preoccuparsene, ecco, quello è un'altra cosa...

Risultato? Le casette — quelle famose casette costate oltre 35mila euro — diventano oggetti d’arredo urbano sparsi un po’ su e un po’ giù per la città, vuote, chiuse, abbandonate come valigie dimenticate in stazione. Un insuccesso peggiore dell’anno precedente, che già non era stato esattamente un trionfo. Ma il bello arriva oggi, insieme alle invettive contro i commercianti, quei “cattivoni” che osano santificare la domenica e tengono abbassate le saracinesche.

Quando un giornalista le chiede conto del disastro, la risposta dell’assessora Colosso entra di diritto nella storia della comunicazione politica: “Se non funzionano, vuol dire che vanno ripensate e probabilmente quest’anno non le rimetterò”.

Sipario. Applausi a scena aperta con fischi in sottofondo...

Perché il punto non è solo cosa si dice, ma cosa non si dice. Nessuna domanda sul perché non funzionino. Nessuna autocritica. Nessuna analisi. Niente. “Vanno ripensate”, dice. Funzionano ovunque nel mondo, da Vienna a Aosta, ma a Ivrea no. Colpa del mondo, del diavolo che ha fatto le pentole, colpa di Trump e di Putin, colpa di chiricchichì...

E quindi? Via. Si chiude. Si archivia. Si cancella. Più che un assessorato al commercio un assessorato alla rimozione. Una specie di Grinch della politica che, invece di rubare il Natale, decide semplicemente di passarci di lato….

La dichiarazione non è passata inosservata e infatti, d’istinto, il consigliere comunale Massimiliano De Stefano le ha risposto.

“Il limite è stato evidente - ha commentato la scorsa settimana - un’iniziativa troppo concentrata, incapace di generare un vero movimento nel resto del centro. E allora la risposta non è spegnere, ma allargare. Aggiungere altre casette. Costruire un Natale diffuso, che coinvolga Giardini Giusiana, Piazza Perrone, Piazza Freguglia, Piazza Balla, Corso Botta, creando un percorso che porti persone e opportunità lungo tutte le vie. Dire “probabilmente non le rimetterò” manda invece un messaggio preciso, se qualcosa non funziona subito, si accantona. Ma una strategia urbana non si costruisce per tentativi isolati. Si costruisce con continuità, correggendo gli errori….”

A Ivrea si chiude, mentre toh, guarda, a Vienna han deciso che il villaggio di Natale non lo smontano più, perchè sono la cosa più apprezzata dai turisti.  Casette aperte tutto l’anno nei weekend. 

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La verità, quella vera, è molto meno poetica e molto più politica o "patetica, dipende dai punti di vista. Le casette vanno riempite con cose da casette: artigianato, prodotti locali, identità. Non con operazioni che sanno di gestione calata dall’alto. E qui entra in scena il convitato di pietra: Luisa Marchelli e Ascom. Perché a Ivrea ormai lo sanno tutti: la domanda non è chi abbia la delega al commercio, ma chi la eserciti davvero. Colosso? Prima di lei Dulla? O, più semplicemente, Ascom in combutta con qualche impiegato del Comune? Domanda retorica, risposta già scritta nei fatti.

E infatti quando Confesercenti prova a portare un piano per il Natale 2025  per tutta risposta si sente dire da Dulla che deve parlarne con Ascom. Succede la stessa cosa oggi.  “Ne parlerò con Ascom”, dice Colosso. Ecco, appunto. Non comanda lei. Comanda Ascom ed è un monologo invece che un confronto.

Il paradosso è che le alternative ci sarebbero. Eccome se ci sarebbero. Artigiani pronti a riempire quelle casette? A decine. Iscritti a CNA, a Confesercenti, decine di operatori locali. Gente che lavora, che produce, che darebbe un’anima vera a quel villaggio. Ma per farlo serve una regia. Serve una visione. Serve qualcuno che governi il processo invece di subirlo. E qui torniamo al punto di partenza.

Perché alla fine la sensazione è una sola: che il Natale, a Ivrea, non sia stato sconfitto dal maltempo, dalla crisi o dalla mancanza di idee, ma dalle “ascomate” e da una gestione che ha preferito arrendersi prima ancora di capire. E allora sì, viene da pensarlo davvero: più che rilanciare il commercio, qualcuno sta provando a “cancellare” il Natale. Non per ideologia, ma per incapacità.

E a questo punto sarebbe anche il caso di dirlo chiaramente, senza troppi giri di parole: Gabriella Colosso abbia il coraggio di ammettere che non è in grado di gestire il settore. Non è una colpa, può capitare. Ma continuare così, tra casette vuote e responsabilità data a chi nel commercio ci lavora, quello sì che diventa un problema. 

Il rischio è che, alla fine, a sparire non sia solo il villaggio di Natale ma l’idea stessa di una città che vuole provarci davvero...

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