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23 Aprile 2026 - 11:02
Infortuni nel tragitto casa-lavoro, emergenza silenziosa: Roma guida la classifica, cresce anche Torino
Non avvengono in fabbrica né in ufficio, ma lungo strade, autostrade e mezzi pubblici. Gli infortuni in itinere, quelli che si verificano nel tragitto tra casa e lavoro, rappresentano una delle criticità più rilevanti e meno visibili del sistema occupazionale italiano. I numeri raccontano una realtà in crescita: nel 2024 sono stati 9.444 solo nella provincia di Roma, il dato più alto a livello nazionale, ma il fenomeno coinvolge tutte le grandi aree urbane, da Milano a Torino.
A delineare il quadro è una ricerca della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, realizzata con l’Inail, che mette in evidenza non solo l’ampiezza del fenomeno, ma anche la sua evoluzione. Tra il 2022 e il 2024 gli incidenti durante gli spostamenti casa-lavoro sono aumentati dell’8,8%, mentre i dati preliminari del 2025 indicano un ulteriore incremento del 3,2%. Una tendenza che non può più essere considerata episodica, ma strutturale.
Il caso di Roma è emblematico. La Capitale non solo registra il maggior numero di incidenti, ma presenta anche un dato particolarmente significativo sul fronte dei decessi: 86 vittime nel triennio 2022-2024, pari a oltre un terzo del totale degli incidenti mortali legati al lavoro nel territorio. Un indicatore che segnala quanto il rischio non sia limitato alla frequenza degli eventi, ma anche alla loro gravità.
Subito dopo Roma si collocano altre grandi città come Milano, Firenze, Genova e Torino, dove il peso degli infortuni in itinere sul totale degli incidenti lavorativi è sempre più rilevante. Si tratta di contesti caratterizzati da elevata mobilità, traffico intenso e una forte concentrazione di pendolari, elementi che contribuiscono a incrementare il rischio.
A livello regionale, il Lazio guida la classifica per incidenza complessiva, con il 26% degli infortuni legati agli spostamenti. Tuttavia, quando si analizzano i casi mortali, il primato spetta al Veneto, seguito proprio dal Lazio e dal Friuli Venezia Giulia. Una distribuzione che evidenzia come il fenomeno non sia limitato alle grandi metropoli, ma riguardi in modo diffuso l’intero territorio nazionale.
Tra i fattori che spiegano questa crescita, lo studio individua innanzitutto l’aumento dell’età media dei lavoratori. Gli over 55 rappresentano poco più del 21% degli infortunati, ma arrivano a costituire circa il 34% delle vittime. Un dato che segnala una maggiore vulnerabilità nelle fasce di età più avanzate, dove tempi di reazione e condizioni fisiche possono incidere in modo determinante in caso di incidente.

Un altro elemento chiave è rappresentato dalla limitata diffusione dello smart working. In Italia quasi l’80% degli occupati lavora sempre in presenza, mentre solo il 21% ha accesso al lavoro da remoto, una percentuale nettamente inferiore alla media europea, che si attesta intorno al 34%. Questo significa che milioni di persone sono costrette ogni giorno a spostarsi, aumentando l’esposizione al rischio.
Il confronto con altri Paesi europei evidenzia come la mobilità quotidiana sia diventata una variabile centrale nella sicurezza sul lavoro. Se tradizionalmente l’attenzione si è concentrata sugli ambienti produttivi, oggi emerge con forza la necessità di ampliare lo sguardo ai percorsi di spostamento, che rappresentano una parte integrante dell’esperienza lavorativa.
Le cause degli infortuni in itinere sono molteplici. Tra le principali si segnalano incidenti stradali, condizioni di traffico critiche, uso di mezzi privati in contesti urbani congestionati e, non da ultimo, fattori legati alla stanchezza e allo stress. Il tempo trascorso negli spostamenti, spesso elevato nelle grandi città, incide infatti sulla qualità della vita e può aumentare il rischio di distrazione o errore.
Nel caso di Torino, città che figura tra le prime per incidenza del fenomeno, il tema si intreccia con la struttura urbana e con i flussi di pendolarismo provenienti dall’area metropolitana. La presenza di grandi poli industriali e direzionali genera ogni giorno migliaia di spostamenti, rendendo la sicurezza nei tragitti una questione sempre più centrale.
Di fronte a questi dati, emerge la necessità di un approccio integrato. Da un lato, interventi sul piano infrastrutturale e della mobilità, con il miglioramento della rete dei trasporti pubblici e della sicurezza stradale. Dall’altro, politiche del lavoro capaci di favorire una maggiore flessibilità, riducendo la necessità di spostamenti quotidiani.
Il tema chiama in causa anche le aziende, chiamate a considerare gli infortuni in itinere non come eventi esterni, ma come parte del sistema di tutela dei lavoratori. In alcuni casi, si stanno diffondendo iniziative legate alla mobilità sostenibile, come incentivi all’uso dei mezzi pubblici o programmi di car sharing aziendale.
Resta però una questione culturale. Gli infortuni nel tragitto casa-lavoro continuano a essere percepiti come eventi inevitabili, legati alla routine quotidiana. I dati dimostrano invece che si tratta di un fenomeno su cui è possibile intervenire, attraverso prevenzione, pianificazione e innovazione.
In un mercato del lavoro sempre più dinamico, la sicurezza non può fermarsi alle porte dell’ufficio o della fabbrica. Deve accompagnare il lavoratore lungo tutto il percorso, compreso quel tratto quotidiano che separa la casa dal luogo di lavoro. È lì, spesso, che si gioca una partita decisiva.
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