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Dopo il caso McDonald’s ai Sister Cities Games, Riva Cambrino incalza: «Servono risposte anche sugli impianti»

Dopo la polemica sul pranzo e l’intervento di Ascom, il socialista chivassese chiede chiarezza su stato e sicurezza degli impianti

Dopo il caso McDonald’s ai Sister Cities Games, Riva Cambrino incalza: «Servono risposte anche sugli impianti»

Dopo il caso McDonald’s ai Sister Cities Games, Riva Cambrino incalza: «Servono risposte anche sugli impianti»

I Sister Cities Games 2026, presentati come occasione internazionale per Chivasso, continuano a sollevare interrogativi.

Dopo la polemica sulla scelta di affidare a McDonald’s il pranzo del 14 maggio e la presa di posizione di Ascom Confcommercio, ora si inserisce anche l’intervento del socialista chivassese Marco Riva Cambrino, che sposta il focus su un altro piano: quello delle strutture e della preparazione concreta della città.

L’evento, in programma dal 14 al 16 maggio con arrivi il 13 e partenze il 17, coinvolgerà delegazioni straniere di ragazzi tra i 13 e i 16 anni provenienti da Sucy-en-Brie e Bietigheim-Bissingen. Un progetto costruito dall’amministrazione guidata dal sindaco Claudio Castello, con un investimento di 18mila euro e il coinvolgimento diretto di scuole, famiglie e associazioni. Gare distribuite tra PalaLancia, piscina comunale e dell'impianto Paolo Rava, momenti istituzionali, visite e attività sul territorio.

Sulla carta, un’iniziativa che mette insieme sport e scambio culturale. Nella pratica, però, il dibattito si è già acceso su scelte precise. Prima il caso del pranzo del 14 maggio affidato a una multinazionale del fast food, una decisione letta da più parti come segnale di una logica orientata al contenimento dei costi più che alla valorizzazione del territorio. Poi la lettera di Carlo Nicosia, presidente di Ascom Confcommercio Chivasso, che ha denunciato l’esclusione delle imprese locali da un evento che avrebbe potuto coinvolgerle direttamente.

Ora arriva un’altra domanda. Più strutturale.

«Tra un mese esatto Chivasso ospiterà i Sister Cities Games 2026. Un evento che proietta la nostra città su una dimensione continentale — e che, in quanto tale, merita ben più di una locandina su Facebook», scrive Marco Riva Cambrino.

Il punto, nel suo intervento, è chiaro: non basta organizzare il programma. Bisogna verificare se la città è davvero pronta a sostenerlo.

«Lo stadio “Paolo Rava” è tra le sedi designate per le gare di atletica. Bene. Ma in quali condizioni si presenta oggi quell’impianto? I servizi igienici sono adeguati? L’impianto audio è funzionante? Le tribune garantiscono la capienza necessaria in condizioni di sicurezza?».

Domande dirette, senza giri di parole. Che si agganciano a un passaggio politico preciso.

«L’assessore competente ha ammesso di non essersi occupato di sport in questi quattro anni di mandato. Parole sue», sottolinea. Un elemento che, nella lettura del socialista, pesa più di qualsiasi critica esterna: quattro anni senza interventi strutturali e, a poche settimane dall’evento, la città si troverebbe a “sperare” nella tenuta degli impianti.

Il ragionamento torna sempre lì: la distanza tra narrazione e realtà. Da un lato l’ambizione internazionale, dall’altro le incognite operative.

«Un evento come i Sister Cities Games non si improvvisa il giorno prima. Si costruisce. Si pianifica. Si investe», scrive ancora Riva Cambrino, chiedendo all’amministrazione di rendere pubblica, prima del 14 maggio, una relazione dettagliata sullo stato degli impianti coinvolti: PalaLancia, piscina comunale e soprattutto Paolo Rava, con attenzione a servizi igienici, audio e sicurezza.

Non è una presa di posizione isolata. Si inserisce in una discussione che, pezzo dopo pezzo, sta cambiando natura. Dalla singola scelta — il pranzo affidato a McDonald’s — si è passati al metodo, con il richiamo di Ascom al coinvolgimento delle imprese locali. Ora il livello si alza ancora: la capacità stessa della città di sostenere un evento internazionale.

Tre piani diversi, ma un filo comune. L’organizzazione dei Sister Cities Games non viene contestata per l’idea, ma per ciò che rivela nelle scelte concrete.

E a meno di un mese dall’inizio, il tema non è più solo come Chivasso vuole raccontarsi. È se è davvero pronta a reggere quel racconto.

Intanto, mentre il dibattito politico si allarga, oggi è arrivato anche il primo segnale concreto sul fronte istituzionale.

Martedì 14 aprile, nella Sala consiliare di Palazzo Santa Chiara, il sindaco Claudio Castello ha accolto un gruppo di studentesse provenienti da Sucy-en-Brie, città francese già legata a Chivasso da scambi scolastici con l’istituto Europa Unita. Un incontro che anticipa di un mese i Sister Cities Games e che, nelle intenzioni dell’amministrazione, rappresenta l’avvio del percorso verso l’evento.

«Accogliere questi giovani significa rafforzare un ponte europeo costruito negli anni», ha dichiarato il sindaco durante il saluto ufficiale. Un passaggio istituzionale che conferma la dimensione internazionale dell’iniziativa. Ma che, proprio per questo, rende ancora più centrale la domanda che attraversa tutta la vicenda: alla rappresentazione Chivasso è già pronta, ora resta da capire se lo è anche nella sostanza.

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