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Mucche sotto esame: meno “profumo di stalla”, più aria pulita

Coldiretti Torino e Università studiano soluzioni innovative per tagliare le emissioni di ammoniaca dagli allevamenti bovini

Mucche sotto esame: meno “profumo di stalla”, più aria pulita

Mucche sotto esame: meno “profumo di stalla”, più aria pulita

Ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti bovini e contribuire concretamente al miglioramento della qualità dell’aria in Pianura Padana: è questo l’obiettivo del progetto A.R.I.A. – Allevamenti Resilienti e Innovativi per l’Ambiente, promosso da Coldiretti Torino in collaborazione con il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e forestali dell’Università di Torino.

Un’iniziativa che si inserisce in un contesto sempre più delicato: secondo i principali studi europei, l’ammoniaca (NH₃) rappresenta uno dei principali precursori della formazione di particolato fine (PM2.5), responsabile di impatti rilevanti sulla salute pubblica. In Italia, e in particolare nella Pianura Padana – una delle aree più inquinate d’Europa per caratteristiche orografiche e concentrazione di attività produttive – il settore agricolo contribuisce in maniera significativa alle emissioni di ammoniaca, soprattutto attraverso la gestione dei reflui zootecnici.

mucche

È proprio su questo fronte che interviene il progetto A.R.I.A., con un approccio innovativo che punta a intervenire alla fonte delle emissioni, cioè direttamente sugli effluenti prodotti negli allevamenti. L’obiettivo è sviluppare, testare e validare soluzioni tecniche sostenibili capaci di ridurre la volatilizzazione dell’ammoniaca già nelle prime fasi della gestione del letame.

Tra le azioni previste: lo studio di nuovi sistemi per la gestione dei reflui; la sperimentazione di additivi chimici, fisici e biologico-enzimatici in grado di modificare i processi biochimici responsabili delle emissioni; la verifica dell’efficacia delle soluzioni direttamente in condizioni reali di allevamento; il miglioramento dell’utilizzo agronomico del letame, valorizzato come risorsa fertilizzante; la prevenzione dei cosiddetti fenomeni di “scambio di inquinanti” lungo la filiera; e la messa a punto di strumenti operativi replicabili per le aziende agricole.

Al progetto partecipano anche Impresa Verde Cuneo e quattro aziende zootecniche situate tra il Torinese e il Cuneese, che mettono a disposizione strutture e dati per la sperimentazione sul campo. L’iniziativa è finanziata nell’ambito del bando SRG01/1/2024 – Sostegno ai Gruppi Operativi PEI-AGRI, inserito nel programma di Sviluppo Rurale 2023-2027, che sostiene l’innovazione in agricoltura attraverso la collaborazione tra ricerca e imprese.

«Di fronte alla demonizzazione degli allevamenti, continuamente accusati di essere i principali responsabili dell’inquinamento dell’aria – sottolinea Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino e vicepresidente regionale con delega alla zootecnia – è importante riportare il dibattito su basi scientifiche. La zootecnia non è l’unica fonte di emissioni di ammoniaca in un territorio complesso come la Pianura Padana, caratterizzato da elevata urbanizzazione e traffico intenso. Tuttavia, siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo a disposizione le aziende per testare soluzioni concrete che riducano le emissioni alla fonte, a partire dal letame prodotto quotidianamente nelle stalle».

L’elemento di maggiore innovazione del progetto risiede proprio nell’approccio: anziché limitarsi a tecniche di contenimento o dispersione dei gas – come coperture o sistemi di stoccaggio – A.R.I.A. mira a ridurre la formazione stessa dell’ammoniaca, intervenendo sulla composizione biochimica degli effluenti.

In particolare, verrà sperimentato l’utilizzo di additivi innovativi, tra cui soluzioni biologico-enzimatiche capaci di influenzare i processi microbiologici responsabili della produzione di ammoniaca. Si tratta di una tecnologia ancora emergente nel settore zootecnico: sebbene gli enzimi siano già utilizzati in ambiti come la digestione anaerobica o il trattamento delle acque reflue, la loro applicazione specifica al letame richiede ulteriori verifiche scientifiche, soprattutto in condizioni operative reali.

«L’innovazione del progetto – spiega Elio Dinuccio, professore associato del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Torino – consiste nell’introduzione di additivi avanzati nella gestione del letame, nello sviluppo di protocolli operativi semplici e sostenibili e nella possibile realizzazione di prototipi di copertura semplificata a basso costo. Le soluzioni saranno validate scientificamente e testate direttamente nelle aziende, garantendo così affidabilità e applicabilità concreta».

Oltre agli aspetti ambientali, il progetto punta anche a generare ricadute economiche positive per le aziende agricole, migliorando l’efficienza nell’utilizzo dei reflui come fertilizzanti e contribuendo a una gestione più sostenibile e circolare delle risorse.

A.R.I.A. rappresenta quindi un esempio concreto di collaborazione tra mondo agricolo e ricerca scientifica, con l’obiettivo di coniugare competitività delle imprese e tutela dell’ambiente, in linea con le strategie europee per la riduzione delle emissioni e la transizione ecologica del settore primario.

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