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14 Aprile 2026 - 11:24
Pista Mtb del Monte Moro, fine del sequestro dopo tre anni: resta un’opera incompiuta
Dissequestrata dopo quasi tre anni, ma ancora lontana dall’essere completata. La pista per mountain bike del Monte Moro, sopra Macugnaga, torna formalmente libera, ma resta il simbolo di un progetto incompiuto, segnato da ritardi, contestazioni e danni ambientali.
Il tracciato, che avrebbe dovuto collegare l’alta Valle Anzasca al passo del Moro, a quasi 2.900 metri di quota, era stato finanziato nell’ambito di un programma europeo Interreg Italia-Svizzera, con l’obiettivo di promuovere il cicloturismo transfrontaliero. Un’infrastruttura strategica per il territorio, pensata per attrarre appassionati e valorizzare una delle aree più suggestive delle Alpi piemontesi.
Ma il progetto si è arenato prima ancora di vedere la luce. A fine maggio 2023, la Guardia di finanza aveva disposto il sequestro del cantiere, rilevando una serie di criticità. Tra queste, la mancanza dell’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane per lavori in prossimità del confine e la difformità tra quanto realizzato e quanto previsto dal progetto esecutivo.
Un blocco che ha fermato i lavori a pochi passi dal traguardo. Dei circa 8.900 metri previsti, mancavano appena 350 metri nel tratto finale, quello più simbolico: lo scollinamento verso la valle svizzera di Saas. Un dettaglio tecnico, ma decisivo per la funzionalità dell’intero percorso.
Nel frattempo, il tempo e gli eventi naturali hanno fatto il resto. L’alluvione del 29 giugno 2024 ha colpito duramente la zona, con l’esondazione del rio Tambach che ha danneggiato parte della pista già realizzata, soprattutto nei tratti più bassi. Un colpo ulteriore a un’opera già fragile.
La decisione di dissequestro arriva ora, con la valutazione che non sussistono più le esigenze cautelari che avevano portato al blocco. Ma questo non significa automaticamente una ripresa dei lavori. Il destino della pista resta incerto, sospeso tra necessità di nuovi interventi, verifiche tecniche e risorse economiche da reperire.

Sul piano giudiziario, la vicenda è tutt’altro che chiusa. A Verbania è in corso il processo che vede imputato l’ex sindaco di Macugnaga, Alessandro Bonacci, insieme ad altre cinque persone, con accuse legate a presunti reati ambientali ed edilizi. La prossima udienza è fissata per il 21 maggio.
Un procedimento che potrebbe fare chiarezza su responsabilità e decisioni amministrative, ma che allo stesso tempo riflette le difficoltà di gestire progetti complessi in contesti ambientali delicati.
Il caso del Monte Moro solleva interrogativi più ampi. Da un lato, la volontà di investire sul turismo sostenibile e sulle infrastrutture outdoor, sempre più richieste. Dall’altro, la necessità di rispettare vincoli ambientali, normative e procedure autorizzative, soprattutto in aree di confine e ad alta sensibilità naturalistica.
Il rischio, come dimostra questa vicenda, è quello di trasformare opportunità in occasioni mancate. Un’infrastruttura che avrebbe potuto diventare un punto di riferimento per il cicloturismo alpino si trova oggi incompleta, danneggiata e al centro di un contenzioso.
Resta da capire quale sarà il futuro del tracciato. Ripartire significherebbe non solo completare i lavori mancanti, ma anche ripristinare le parti compromesse e garantire il rispetto delle norme. Un percorso lungo, che richiederà tempo e risorse. Intanto, il Monte Moro continua a dominare il confine tra Italia e Svizzera, con il suo paesaggio intatto e imponente. E quella pista, interrotta a pochi metri dalla meta, resta lì a ricordare quanto sia complesso, e delicato, intervenire in montagna.
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